Archivio categoria 'Il Direttore'

Dec 9

Facciamo chiarezza…

Category: Il Direttore  

E’ mia abitudine esprimere quello che penso su Riders, perché è ciò che mi rappresenta, ma la questione si è fatta “calda” e allora eccomi qui. Provo due sensazioni opposte: gioia e dispiacere. Partiamo dalla prima.

Gioia: il sasso nello stagno ha smosso l’acqua. Quella pagina ha suscitato reazioni, sfottò, inviperimenti. Bingo. Ci siete (e carichi) e la carta stampata, volendo e se scritta “di pancia”, sa ancora scaldare gli animi come e quanto sa fare solo (secondo alcuni) il web. Forse il funerale della stampa, con pagine così, è perlomeno rimandato di qualche mese (speriamo anni).

Dispiacere: mi avete frainteso. La definizione “deforme e cellulitico” voleva essere metafora (citando Valentino, lo stilista) del vestito su un corpo. Riportandola al nostro mondo delle due ruote, con quegli aggettivi si intende un motore grosso, pesante, poco potente, con una trasmissione che non è paragonabile –come resa- a una catena ma anche ai cardani di ultima generazione (provate la nuova Honda VFR e poi ne riparliamo…).

La disposizione a V siffatta è unica, bella da vedere, da difendere a denti stretti perché originale e ricca, anzi ubriaca, di storia. Magari ci fosse un bicilindrico così con le prestazioni e la resa dei motori attuali. Il problema, e lo dico perché ho la fortuna di provare tutte le moto, è che non regge il confronto con i bicilindrici di ultima generazione.

Provata mai una Ducati? E una Morini? O una BMW, magari la GS 2010, che dispone del motore della HP2, ma anche un KTM…

Mi chiedo: perché anche gli austriaci, che fino a pochi anni fa facevano solo moto da cross 2 tempi (ricordo che il 2T non è un motore vero e proprio ma una sorta di pompa), sono riusciti a fare un bicilindrico piccolo, leggerissimo (56 kg contro i 72 del Ducati di quell’epoca!) e bello da guidare?

Questo è il problema: una moto, quando la guidi, regala piacere, emozione, felicità. Quel motore “cellulitico” ne regala meno di felicità perché è un progetto rimasto fermo nel tempo (è stato rifatto in parte con la Breva, ma mai riprogettato ex-novo). Spinge poco, apri e non c’è “castagna”, senti ancora la copia di rovesciamento, la frizione arriva tardi, il dietro saltella se accenni solo a una staccata come si deve.

E non voglio metterla solo sulle prestazioni, perché si può godere anche in sella a una Harley, che ha due CV in croce, ma lo dichiara, se ne sta nel suo brodo e non illude, fa “pum pum” ed è per chi prima di tutto vuole guardarsi il panorama (magari in due). E’ metallo vero, plastica no grazie ma, se ti va bene, è così e basta.

Un altro esempio? La Classic Cafè: provatela e magari poi provate un’altra bicilindrica moderna, la BMW F800R. Sì, è in linea e ad acqua, e priva di personalità magari, ma io parlo di resa: e per resa intendo la sommatoria di quelle percezioni percezioni che regalano piacere.

La risposta del gas, l’accelerazione, la frenata, la “scattosità”, il cambio, l’erogazione corposa, l’allungo, lo spunto (anche in due e coi bagagli), insomma tutte quelle cose lì che sono trasversali, sono gioia per chi guida, aldilà di quello che tifi e che possiedi).

E allora io dico: Guzzi è meno di KTM o di Ducati? Mettiamoci dentro anche Triumph pur se c’è un cilindro in più(provata mai una Speed…?). Ripeto, la Guzzi si merita questo? Secondo me no. E’ la moto per eccellenza, fa proseliti in tutto il mondo (e non ci rendiamo conto di quanto), e allora investiamo su questo motore…

Facciamo uguale ma più piccolo, leggero, performante, al passo con la concorrenza.

Pierre Terblanche è stato un genio (come il succitato Valentino nella moda), perché ha sfruttato l’unico vantaggio che lascia una V (cioè il vuoto fra i cilindri), ha valorizzato la meccanica, ha fatto dei corpi bellissimi (e soprattutto modulari, vincenti come economia di scala).

Insomma, un capolavoro (sperando poi che si faccia). E sotto? Sotto c’è quel motore lì… (il corpo “cellulitico”). Che, pur se rifatto parzialmente pochi anni fa, non è un progetto vincente sul mercato attuale. Ma avete mai provato la Stelvio? Se poi lo faceste dopo esser scesi da una GS… forse mi capireste meglio.

Io son stufo di GS, sono ovunque, sembra che gli italiani sappiano comprare solo quella moto lì, ma come si fa a non comprarla quando l’alternativa si chiama Stelvio?

Io penso che Guzzi meriti rispetto, la gloria che le compete, prestazioni che in passato aveva e ora non ha più (glialtri sono andati avanti e lei è rimasta lì). Merita che si creda in quel marchio. Perché è “spesso”: gli stranieri costruiscono il niente attorno a marchi recuperati chissà dove e magicamente risorti, noi abbiamo l’eccellenza ma la teniamo lì “ingessata”.

Quelli di Aprilia (stessa famiglia) sono maestri nel fare ciclistiche, e ora anche motori (provate la ultima RSV: vi giuro, anche se non siete sportivi, vi ecciterà…): e allora, perché non fargli mettere lo zampino per tirare fuori una moto che regali gioia come tante altre? E non voglio fare polemiche, parlare di gestioni, di fabbriche poco funzionali perché incastrate nella roccia, di sindacati e di tutte quelle cose lì.

Io vorrei solo guidare una moto ed essere felice. Vorrei che un giovane, se gli dici Guzzi, non pensi a una moto… “sfigata” (a molti purtroppo glielo sento dire). Una bestemmia. E hai voglia a raccontargli di Omobono Tenni, della Le Mans degli anni Settanta e via dicendo… Guzzi merita, ecco perché mi incazzo e scrivo di pancia.

R.U.

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Oct 17

Alza lo sguardo

Category: Il Direttore  

dsc00502.jpgA 13 anni sono salito su una moto.
E da allora non ne sono più sceso. Ogni mercoledì sera il Moto Club, ogni domenica la gara. Una vita attorno a un cronometro. Contava solo il primo foglio della classifica (cioè arrivare nei primi 10/15) e la “latta” (ovvero la coppa) portata a casa, in furgone, la sera.

Visitavo paesi incredibili (ad esempio la Germania dell’Est prima dell’89, anno della caduta del muro), ma senza capirci un fico secco. Paraocchi. Prova speciale e basta. Poi cresci e ti accorgi che c’è anche dell’altro, come può capitare anche a chi, di due ruote, non ha avuto la fortuna di farne un mestiere.

Viaggi, cinema, costume, cronaca, attualità. Altre storie, altre curiosità. Ah però… Mica male. Ma allora perché non dovrei parlarvi anche di queste cose? La redazione di Riders è come un Moto Club virtuale, dove sono entrate anche persone di questi altri mondi. Ascoltarle, parlarci, confrontarsi con loro è una cosa bellissima. Addirittura edificante in certi momenti. Perché voler essere sordi e ciechi tutta la vita? Dalla sella, ripeto sempre dalla sella, si possono vedere un sacco di altre cose belle. Ed è meraviglioso. Guardiamole insieme.

“… perché quattro ruote spostano il corpo, due muovono l’anima”

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Sep 26

CV, NON PUGNETTE…di Roberto Ungaro

Category: Il Direttore  

coffe.jpgEspresso, nel mondo, vuol dire caffè all’italiana. Così come, da domenica scorsa, Ducati è sinonimo di vittoria. Il rosso che spacca. Il made in Italy dei miracoli. Perché a Borgo Panigale prima viene il Dio cronometro, poi tutto il resto. Sono fatti così in quell’azienda: CV e tempo sul giro. Ciò che rimane, sono solo pugnette.

CV che, conditi con genio e sregolatezza (gomme ed elettronica), hanno trovato nel Casey di quest’anno un interprete magistrale. Sempre al limite, mai un po’ di margine. Lui ha rischiato, gli altri hanno rosicato. Ma è una visita in fabbrica che fa capire dove nasce il tempo sul giro. Senso di appartenenza assoluto. Dal custode all’ultimo piano, la stanza dei bottoni. Rossi fuori, rossi dentro, rossi tutti (tranne Vale), nel più profondo dell’animo. Passione di cui trasudano i muri, che ne hanno viste di tutti i colori nel corso degli anni, ma da oggi il mondo intero li vede solo così, rossi. E un cuore rosso ce l’avrà anche il prossimo Riders, perché un mondiale si vince una volta sola. Ovviamente, speriamo di no. Roberto Ungaro

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