Archivio categoria 'Tu & la Tua moto'
C’é chi ci nasce…
Una delle colonne del Riders Bar, noto al popolo Riders come Manuel21 ci ha la mandato la sua motostoria fotografica con realtiva presentazione.
Dal materiale a noi pervenuto… Si direbbe che il nostro accanito lettore tra le moto ci è nato. A partire dai nonni, entrambi motociclisti. E con i nonni… Si intende il nonno e la nonna… Non so se fosse chiaro. Alzi la mano chi può vantare di avere avuto una nonna motociclista… Ecco, qui a lato, chi era la nonna di Manuel… E siamo nei primi anni 50!
Per il resto, nella gallery a fine articolo a potrete ripercorrere a partire dai primo approcci, praticamente ancora in fasce, per proseguire con una piccola carrellata dei suoi amori a due ruote e non solo.
Persino il giorno del matrimonio è stato vissuto all’insegna del rombo desmodromico! C’è poi un’altro scatto che vi invito a guardare; riguarda l’incontro che M21 ha avuto con suo mito Troy Bayliss in occasione di una sessione di autografi. Osservate attentamente il modo in cui sta adorando il suo idolo! Se non si fosse capito Manuel è quello in centro con la testa rasata. Totale adorazione!
2 comments0709-23. Amore sconfinato…
Non contano il numero dei cilindri, se naked o d’epoca, se blu o grigia… Per me la moto non ha tempo, religione o colore, ma solo passione.
Eugenio
P.S. c’è un premio per chi ha 23 numeri di RIDERS su 26?
Perchè almeno rintraccio i primi 3.
Saluti a tutti.
1109-05. Leonardo Tomasella
Oltre ai complimenti per la rivista, vi invio una foto di mio figlio Leonardo nella spiaggia di Prasonissi (sud di Rodi-Grecia, dove lavora come animatore turistico), sulla Ducati GT1000 con la quale l’ho raggiunto dopo un viaggio (in solitaria) di oltre 5000 (spettacolari) km.
Cordialmente
Lucio Tomasella
3 comments0909-22. La mia moto: Ruvida 944
Salve, mi chiamo Gualtiero Vigano’ sono un Ducatista di vecchia data, anche se ho solo 41 anni.
Il mio passato è costellato da Ducati Pantah, Darmah, Paso, F1, TT2moto ai più quasi sconosciute, rispetto alle 916, 998, 1098, 999 ecc.
Insomma, mi sento un vero Ducatista di quelli che venivano additati come “lebbrosi” negli anni 80; ora invece è tutto più facile e figo.
Perchè vi sto scrivendo, Voi direte, per sottoporvi una Moto, “la Mia” RUVIDA 944. Questa moto nasce per la pista, ma soprattutto per portare in pista il gusto di guidare e divertirsi (non sto dicendo di andare piano) e di dimostrare che bastano 90/100 cavalli per togliersi qualche sfizio. Avete capito.
Ovviamente non potevo fare una moto iper tecnologica, ma una motocicletta dal gusto Rètro. Per ora concludo qui la mia presentazione, allegandovi anche una foto, se riterrete interessante il tutto, sarò ben lieto di approfondire con voi l’argomento.
Saluti
Gualtiero Vigano’
0809-22. Ci sono rimasto male!
Carissima redazione sono un lettore sin dal primo numero della vostra rivista, che trovo fenomenale e fuori dagli schemi dalle solite fatte di listini prezzi, prove su strada, ecc,ecc.
Come tutti i mesi vado in edicola e compro il giornale, e guardando la copertina leggo “FACCE DA BMW dall’avvocato al tamarro giapponese“.
Mi dico: non è possibile! Non mi hanno detto niente?!
Beh, sono un cameriere di 38 anni, vivo ad Albano Laziale e sono possessore di una BMW 1200 Cruiser del 1999.
Pubblicate la mia foto perche “CI SONO RIMASTO MALE”.
9 comments0709-22. Riders, ti tiro le orecchie!
Buonasera a tutti, salto i complimenti perchè sono scontati, una rivista così stupenda non si era mai vista prima. Mi chiamo Emilio e scrivo da Scalea (Cs); voi vi chiederete: e cosa vuoi?
Semplice, volevo solo fare una tirata d’orecchie per quello che avete scritto nella didascalia di una foto del Texano; l’auto nella prima foto non è una FORD MUSTANG FASTBACK del ‘67 ma è un clone della mitica SHELBY COBRA GT500, creata su quel modello di Ford che avete detto.
Poi non è detta ELEANOR: questo nome è stato affidato da Nicolas Cage nel film Fuori in 60 second. Scusate per le tante parole che ho detto però volevo contribuire a migliorare la nostra MEGA RIVISTA.
UN LAMPEGGIO A TUTTI.
P.S. NICO SEI IL NUMERO UNO!
2 commentsItalian coast to coast. In Lambretta (2)
….Segue > Dopo tre o quattro mesi di cure da un dottore specializzato nonostante un budget risicatissimo sono riuscito a mettere in garage una Lambretta funzionante con tutti i suoi pezzi al posto giusto. Il cilindro e il pistone sono stati sostituiti e la cilindrata è aumentata a 150 cc, il resto è stato recuperato nei vari mercatini.
La Lambretta non è stata restaurata perché in quel momento l’aria di crisi già si avvertiva infatti il colore è rimasto quel rosso granata che per rendere un po’ più gustoso è stato affiancato da cofani e mascherina bianchi. Nel frattempo però dalla provincia di Treviso mi ero trasferito per ragioni di cuore a Torino.
Era settembre quando l’ho accesa io per la prima volta ma avrebbe dovuto aspettare aprile per muovere i suoi primi passi, infatti avrebbe passato l’inverno nel mio garage in Veneto non avendo modo di portarla in Piemonte, dove comunque non avevo ancora trovato una sistemazione sicura fino al giorno in cui i genitori della mia fidanzata non mi avrebbero offerto il loro vecchio fienile come ricovero.
Sono arrivato al mio garage intorno alle 22:30 del secondo venerdì di aprile dopo essermi svegliato alle 7 del mattino, aver lavorato in ufficio per cinque ore e mezza, essermi sorbito sei ore di treno e circa un’ora di autobus e dopo aver mangiato un paio di panini con un amico.
La sveglia, il giorno dopo, era puntata per le 7 nonostante fosse sabato e nonostante la notte passata in un garage col sacco a pelo non fosse stata poi così riposante. Il tempo di fare una corsa dietro ad un albero e di bere un paio di caffè al bar più vicino per risvegliare il neurone e mi accorgo che non avevo fatto i conti con il meteo.
Faceva un freddo cane e il cielo non prometteva niente di buono ed io avevo come imperativo categorico un coast to coast con una Lambretta del millenovecentosessantadue in rodaggio. Il tachimetro alle 23:40 di quel sabato avrebbe segnato 516 km percorsi a 50 all’ora con una pausa di un quarto d’ora ogni mezz’ora di viaggio per non far patire troppo caldo (ma quale caldo???) al motore.
2 commentsItalian coast to coast. In Lambretta (3)
…Segue > Qualche numero: tempo della traversata della pianura Padana 15 0re e 45 minuti, di cui le prime due ore sotto la pioggia e di cui le tre ore successive a sbattere le gengive rattrappito dall’ aria gelida e zuppo come appena uscito da un tuffo in piscina.
Alle 9 del mattino ero già di un colore molto simile al fango, forse perché durante e dopo un temporale le strade non sono propriamente asciutte e neanche pulite, le macchine e i camion le riducono in uno stato pietoso, senza alcuna pietà.
I risvolti positivi di questa folle avventura, osteggiata da tutti coloro che sono dotati dalla nascita di un minimo di buon senso, si sono materializzati intorno a mezzogiorno: il cielo si apre e diventa limpido, il sole durante i miei quarti d’ora di sosta riesce pure a scaldarmi un po’, ma oltre ogni cosa inizio a smettere di chiedermi chi me lo ha fatto fare ed inizio ad assaporare quel gusto da avventura solitaria ed un po’ pazza.
Ero parecchio preoccupato di possibili cedimenti meccanici e invece la bambina si è sorbita un battesimo della strada niente male senza neppure un lamento. Non ricordo con precisione la strada, da internet avevo scaricato un percorso in grandi linee e mi ero scritto su un foglietto le città che avrei dovuto raggiungere per mantenere una direzione il più possibile lineare tra la partenza e l’arrivo.
Comunque raggiunta Padova ho costeggiato i colli Euganei per un breve tratto per poi riprendere in direzione ovest passando nei pressi di Mantova dove mi sono soffermato di fronte ad un cartello stradale che diceva : “Castel d’Ario, paese natale di Tazio Nuvolari“.
Lasciata Mantova ho proseguito verso Voghera e poi in direzione Asti dove nelle vicinanze ho assaporato un bel tramonto. Iniziavo a sentire la stanchezza e il buio avanzava. Era già completamente notte quando ho affrontato la collina torinese, ormai viaggiavo da un bel po’ e attraversata la città mi sono reso conto che era quasi fatta, ancora poco più di sessanta km e mi sarei seduto di fianco alla stufa accesa a mangiare tutto quello che la mia suocera preferita aveva preparato per me.
No commentsItalian coast to coast. In Lambretta (4)
…Segue > Alla fine sono arrivato a destinazione alle 23:40 circa. Ero partito alle 8 del mattino e avevo percorso strade statali e provinciali immerse nel verde per oltre 500 chilometri in sella ad una piccola veterana con 46 primavere alle spalle.
Ho guidato circa due ore sotto il temporale, mi sono asciugato strada facendo, mi sono goduto la strada come quasi mai in vita mia, l’indomani avrei potuto proseguire per la Spagna o il Portogallo per quanto ero entusiasta della mia piccola grande avventura.
Da quel giorno in poi, forse per punirmi di aver dubitato della sua affidabilità, la Lambretta mi avrebbe lasciato a piedi ogni volta che le toglievo la vecchia coperta con la quale la coprivo e la tiravo giù dal cavalletto per fare un giro anche di pochi chilometri.
La prima volta ho bucato ed ho dovuto parcheggiarla dietro un bar dopo averla spinta in salita sotto il sole di mezzogiorno per almeno tre ore.
La seconda volta mi ha tradito il perno del forcellone che in realtà aveva retto per tutta mia traversata nonostante i cuscinetti fossero completamente andati da chissà quanto… Poi è stato il turno del cambio.
Alla fine ho deciso che era giunto il momento di concederle le cure di cui aveva bisogno senza badare troppo alle spese. Ale, un venticinquenne di Torino, è famoso per la sua bravura e gentilezza. Con il furgone è arrivato fin sui monti vicino a Sestriere e si è preso cura di lei.
Ammortizzatori nuovi davanti e dietro, revisione al cambio, sella Giuliari bucherellata finemente rifoderata, ruota di scorta, carburazione, viteria eccetera. Ormai è passato più di un anno dal mio coast to coast della pianura Italiana e ogni volta che vado a farmi un giro in Lambretta non posso non omaggiarla con quel ricordo.
Ora è per me un gioiellino, mantiene e manterrà quella colorazione bicolore bianca e granata, nonostante non sia originale e porterà ovunque vada una piccola storia da raccontare, una storiella nata per caso, il caso che le ha concesso di non finire la sua storia in un piccolo magazzino di lamiera.
Un caso che per una lunga giornata ha permesso con la fantasia a me di sentirmi un po’ Easy Rider e lei un po’ Capitan America.
Simone
5 commentsRiders Bar Team: Andrea Fioravante
Vista la difficoltà temporanea nel pubblicare le vostre foto e/o ritratti sull’apposita rubrica, inizio a mostrarvi qui al bar gli scatti che mi mandate…
Il primo è Andrea Fioravante, in un’immagine con la sua… Piccolina!
Ai Riders che volessero fare la stessa cosa, sarò felice di appiccicare le immagini sulle pareti, ancora un po’ troppo bianche del vostro Riders Bar.
Quando volete.
Ciao!
Cék
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