Archivio categoria 'Le vostre lettere'
La moto nel cuore e nell’anima…
Buongiorno redazione di Riders, vi invio una foto del tavolino creato da me personalmente per il mio soggiorno della mansarda in affittoin cui vivo,sperando sia cosa gradita.
Dietro al tavolino fa bella mostra di sè (come spesso scrivete Voi sulla rivista), un serbatoio azzurro di una Kawasaki MacIII degli anni 70.
Complimenti per il giornale, ogni mese e’ sempre una goduria leggerlo.
Marco, un biker con la moto sempre nel cuore e nell’anima
3 comments0410-04. Perchè non parlate di Reinhold Roth?
Grandi grandissimi ragazzi! Proprio ieri mi sono regalato il casco X-lite replica Lucchinelli e la sera trovo in edicola il nuovo numero di Riders con un mega servizio sul grandissiomo Marco!!! Un segno del destino…
Poco tempo fa vi avevo “suggerito” proprio un servizio su Lucky, ora provo a darvi un altro suggerimento. Sta a voi se cestinarlo o meno… Mi piacerebbe che qualche rivista si occupasse di Reinhold Roth, sfortunato pilota tedesco.
Quello che é successo lo sanno tutti e non perdo tempo a riperlo ma nessuno dopo l’incidente si è più ricordato di scrivere anche solo un trafiletto… Purtroppo quando sei un vincente tutti ti cercano ma una volta che smetti di esserlo nessuno sa più chi sei…
Credo che a Roth faccia piacere sapere che non tutti si sono dimenticati di lui. Si dice che il motociclismo abbia un’anima ma non sempre lo si dimostra….
Siete forti…
PS Quando avrò terminato la mia Rg 500 replica Lucchinelli sarete i primi a vederla…. e manca poco!
Alessandro
1 comment0410-03. Grazie. Per non…
Si, grazie davvero per NON inserire nella Vostra rivista la pagina dell’oroscopo!
Ciao
Marco ![]()
0410-02. Riders! Finalmente…
Bello bello bello, finalmente una rivista che parla di moto senza cercare gomiti per terra o quant’altro, ho lavorato tanti anni a preparare moto per prove giornalistiche, ora non per mia volontà sono stato messo fuori con uno stato d’animo che potete immaginare.
Non ne volevo pi sapere di moto e tanto meno di riviste inerenti! Per fortuna mi sono ricreduto, ho avuto
il piacere di conoscere molti, quasi tutti voi e credo che questo standard non lo perderete per strada, mi avete emozionato e incantato con i vostri servizi su Sabine, Zanardi, senza dimenticare Pettinari con Bonera, altri due amici.
Me losto leggendo ancora e continuerò a farlo.
Grazie ancora e… continuate!
Con amicizia,
Enzo Tordin
0410-01. Mancanze Riders…
Anche se un po’ in ritardo, volevo farvi notare come nei 100 film più Riders non ci sia Interceptor con Mel Gibson di George Miller, il primo del ‘79 mitico; e per i 100 personaggi più Riders, qui secondo me è ancora più grave, non avete messo Fabrizio Meoni, grande endurista. Leggo spesso consigli a proposito e spero che il mio sia publicato.
Ciao, Mimmmo 63
1 commentNoi crediamo nei tuoi sogni…
Vi scrivo per segnalarvi una delle mie ultime creazioni. Spero sia di vostro gradimento.
…::Hearth 531::… the new vintage concept
Saluti,
Massimo Santinello - info@mdemphasis.com
Il più giovane Riders
Riders! Abbiamo ricevuto una lettera con questa immagine. Così recita…
Non so se mio babbo Merlinox è Riders, ma io? Ecco la mia prima moto.
Lasciamo a voi la risposta. Una cosa è certa; con un bavaglio così… Si può dire che le premesse ci sono. E pure le braccia hanno già la “piega” giusta…
Buona domenica a tutti!
10 commentsAvete dato voce a chi non ce l’ha… (1)
A tutta la redazione di Riders al suo direttore Roberto Ungaro
E’ passato più di un mese da quella notte in cui tu e i tuoi colleghi ci siete venuti a trovare fuori dai cancelli di Yamaha Motor Italia. Nevicava, il freddo, il buio ed i motivi per cui un manipolo di persone si trovavano lì sono certo che hanno scolpito in ognuno di noi, compresi voi, emozioni e pensieri che vanno molto al di là della ineluttabilità del momento.
Non siete stati i soli a venirci a trovare, altri in altri momenti, ci hanno intervistato, fatto domande più a meno intelligenti, promesso articoli e finto un interessamento che alla fine non c’è mai stato. Non ti scrivo per ripercorrere quella vicenda il cui epilogo è noto, ma per rendere merito a te ed ai tuoi collaboratori di un lavoro che pochi, in un momento come questo avrebbero avuto il coraggio di fare.
Come puoi immaginare per lavoro è più di 30 anni che ho che che fare con giornalisti e tester di riviste del settore motociclistico. Conosco perfettamente le dinamiche editorial-industriali che stanno dietro ad articoli e prove specifiche, e come puoi immaginare alcune volte è davvero frustante leggere commenti su prodotti che ti hanno impegnato professionalmente per alcuni anni prima di vedere la luce.
No commentsAvete dato voce a chi non ce l’ha… (2)
Ogni giorno, per chi fa il mio lavoro, si devono fare scelte che non solo il frutto di esigenze tecniche , ma necessariamente entrano in quella magica sfera delle emozioni . Quella forse è la parte più complicata è affascinate nello sviluppo di una moto. Ci vuole il coraggio che ti deriva dall’entusiasmo e la gioia di guidare una moto per effettuare queste scelte.
Questo sentimento è costantemente messo alla prova da personaggi che pretendono di capire l’anima di una moto in poche ore, giusto per riempire qualche pagina di un giornale. Ma anche questo fa parte del nostro straodinario lavoro, e bisogna avere la forza e l’umiltà di accettare le opinioni anche di chi, a volte in maniera superficiale, critica il tuo lavoro.
Sono certo che questa forma mentale ti aiuta a comprende gli altri, a capirne le difficolta, ad immaginarne i dubbi ed a rendere merito al loro lavoro. Per queste ragioni non ho mai pensato opportuno rispondere a nessun articolo, a prescindere dall’argomento, ma in questo caso la cosa è diversa.
Ho letto il vostro articolo e ho deciso che, per quello che puo valere, meritava una risposta. Viviamo in tempi burrascosi dove le persone, per ragioni che sarebbe lungo analizzare, sembrano completamente anestatizzate, non hanno più il coraggio di inseguire quell’innato sentimento di giustizia che credo risieda in tutti noi.
No commentsAvete dato voce a chi non ce l’ha… (3)
Questo articolo ha il merito non solo di descrivere la storia di Yamaha Motor Italia, ma in qualche maniera fare emergere tutto quel lavoro che spesso si da per scontato. Un lavoro fatto di passione e di sacrificio, fatto di soddisfazioni che solo raramente sfociano nel riconoscimento personale del proprio lavoro.
Se fosse vero che la qualità di un rapporto si può misurare da come questo finisce, la storia di Yamaha e dei suoi dipendenti dovrebbe necessariamente essere archiviato come un fallimento totale. Pubblicare questo articolo in questo contesto è un atto di coraggio a cui personalmento mi inchino.
Credo fermamente che tu ed il tuo staff dobbiate essere fieri di quello che avete fatto. Sono certo che a distanza di anni, quando tutta questa vicenda sarà dimenticata, compresi tutti i miei compagni di lavoro, questo piccolo articolo resterà nelle vostre menti e nei vostri cuori, e ogni volta che per mille ragioni si parlerà di Yamaha Italia, voi ricorderete di quello sparuto gruppo di persone che sotto la neve hanno cercato non solo di proteggere il loro lavoro e le loro famiglie, ma di non piegarsi ad una vera e propria ingiustizia.
Ed infine potrete orgogliosamente dire di avere cercato di dare voce a chi voce non ce l’ha.
Grazie di tutto
Colombo Filippo
Test Driver
Testing & Research Department
Yamaha Motor R&D Europe
