Archivio categoria 'Riders Weekly'
Riders Weekly 36. Estate 2010: tendenze a scatto fisso
Le città sono invase da giovani con Vans ai piedi, jeans skinny e camicie a quadretti, che scorrazzano veloci su biciclette da corsa fluorescenti. Sono Fixed Gear Bike, bici a scatto fisso, la tendenza dell’estate 2010.
Scatto fisso Cosa vuol dire? Il pignone della catena, sul mozzo posteriore, non ha alcun tipo di cuscinetto. È fisso, appunto, pedali e ruota posteriore sono collegati in presa diretta: è la tecnica che veniva impiegata sulle prime biciclette al modo, la più semplice. Come funzionano? Da fermi sembra difficile partire, ma una volta in corsa la pedalata viene da sé… e si va velocissimi. Ma attenzione, non è possibile fermare i pedali, continuano a girare anche se non ci si mette forza!
La frenata Ecco il momento che mette più in difficoltà: bisogna agire sui pedali rallentandone il giro. Comunque non è obbligatorio che la bici a scatto fisso sia senza freni, molti ne montano uno anteriore che aiuta a rallentare e a salvarsi la pelle in caso di skiddata, l’inchiodata (da to skid, letteralmente slittare). I più bravi riescono a sedersi sul manubrio, passare la gamba destra attraverso il telaio fino a bloccare il pedale sinistro. Bici da pista e special hanno spesso una forcella anteriore dritta, che permette a ruota e manubrio di girare a 360 gradi, per impennare, afferrare il telaio con la mano sinistra e far girare la ruota anteriore con la destra: molto rock’n'roll.
Gli stili Lo stile è personale, le possibilità per costruirsi una bici su misura sono infinite, ma ci sono due tendenze principali. La prima vuole che si usino bici vintage, che acquistano stile e valore. La seconda, predilige biciclette intonse, costruite su misura e verniciate di colori fluorescenti con optional come le ruote piene.
Dove trovarle Ogni vecchio magazzino, granaio, fienile dove si può recuperare un telaio, è un buon punto di partenza. Per la conversione, o per acquistarne una su misura, ci sono le officine specializzate, come la Dodici Cicli di Milano, la Fonderie Bici di Firenze o la Maibaic di Pescara (su Facebook).
Riders Weekly 33. Ducati Hypermotard 796
A guardarla da dietro, sul cavalletto, sembra un cavallo da corsa, tutto nervi e muscoli. Ma la piccola Hyper ha messo la testa a posto. Il problema, semmai, è che non la farà mettere a voi. Guidarla in modo criminale è più facile rispetto alla 1100 (l’avevamo provata per Riders Weekly 24). Così, appena saliti in sella, finirete per compensare la minore cattiveria con una guida più aggressiva. Uomo avvisato…
Il motore Scoppietta e rende l’andatura saltellante fino a tremila giri, poi spinge bene fino a velocità da arresto. L’inconfondibile rumore da bicilindrico a L Ducati fa la sua parte, incitando a non chiudere il gas. Ma fin qui niente di nuovo: la sorpresa è che, per quanto si spinga, la 796 non diventa mai rabbiosa. Sta dalla parte dei buoni.
In sella Sembra sapere che chi la guida non ha la testa completamente a posto e ci pensa lei a limitare i danni, offrendo un guida più che intuitiva e facile. È l’ideale nelle strade tortuose o in mezzo al traffico: lo slalom tra le auto diventerà uno dei vostri passatempi preferiti. L’altro sarà arrivare ai semafori in terza e lasciare il gas senza scalare…
L’assetto La forcella è molto più morbida rispetto a quella della 1100: quando frenate staccando in maniera secca, affonda tanto da spaventare. Una volta fatta l’abitudine lo spavento si trasforma in una piccola difficoltà a trovare feeling con la ruota anteriore e con svariati sbacchettamenti quando si apre il gas.
Il fascino D’accordo, i cerchi non sono forgiati, la ciclistica è più economica e il motore lascia un po’ più vuoto il telaio. Ma la 796 è una Hypermotard e causa la stessa sensazione di vuoto allo stomaco e tremolio alle gambe della ragazzina che vi piaceva al liceo.
Qualche numero Motore bicilindrico a L di 803 centimetri cubi, 81 cavalli a ottomila giri e 167 chili di peso. Costa 8.990 euro nera o bianca e 9.300 euro nel classico rosso Ducati. Altri dati qui.
Conclusioni Volete un’Hypermotard ma pensate che con la 1100 sia troppo? Bene, la 796 è la scelta più equilibrata per un utilizzo stradale. Se non siete dei piloti professionisti, è la scelta più razionale. Certo che parlare di razionalità con un’Hypermotard…
6 commentsNella culla della corrida… on air!
in pieno centro cittadino.
Il centro di Chinchon è un piccolo tesoro: vanta una delle più antiche arene della Spagna. Le case a tre piani ai bordi della piazza principale formano un cerchio, e i suoi balconi sono stati spesso usati negli anni come una suggestiva platea di 3.000 spettatori. Inoltre, le tribune in legno sono montate per favorire la partecipazione del pubblico.
Lo show è di tutti: le case appartengono a privati, ma i balconi diventano pubblici durante la stagione della corrida.
C’è una connessione diretta con l’arena da corrida di Las Ventas, a Madrid, dove giovedì 22 e venerdì 23 luglio i più grandi rider di motocross freestyle del mondo metteranno in atto le loro migliori performance per il Red Bull X-Fighters.
Le tribune in legno comparvero la prima volta a Madrid, quando un famoso torero di Chinchon le comprò e poi le trasferì nella sua città.
Photo credits: Predrag Vuckovic, Joerg Mitter per Global Newsroom.com.
9 commentsRiders Weekly 31: Brianza UK, Booklands Garage
Luoghi Riders: Brianza UK, Booklands Garage
Lo speciale UK è il cuore dell’ultimo numero di Riders. Ma per avere un assaggio di Regno Unito non c’è bisogno di fare tanta strada. Basta andare in un capannoncino come tanti nella zona residenziale di Muggiò e la Brianza può trasformarsi d’incanto in uno spicchio d’Inghilterra. Anzi, la vecchia Inghilterra di luoghi leggendari come Brooklands, la pista dei record nel Surrey, la prima al mondo con le curve paraboliche.
E Brooklands è il nome scelto nel 1993 da Attilio e Gabriele Ravasi per la loro attività di ricerca a vendita di pezzi di ricambio per moto inglesi classiche e d’epoca. Entrarci significa perdere il controllo: subito a sinistra, su una pedana d’onore, troneggia una BSA DBD 34 Gold Star Clubman in condizioni eccezionali. Ai suoi piedi, pardon alle sue ruote, una corte di Norton, Matchless, Royal Enfield e naturalmente Triumph.
Il sancta sanctorum delle inglesi è qui e ce n’è per tutte le tasche: dalle scrambler anni Sessanta con il manubrio e gli scarichi alti – ultimamente piuttosto gettonate – e le Bonneville, a un pezzo raro come la Sunbeam S7, costruita in duemila esemplari negli anni Cinquanta. E non si parla di rottami, ma di esemplari restaurati o in ottimo stato di conservazione. Con il loro bravo pannolino sotto la coppa dell’olio: le moto di Sua Maestà marcano il territorio! Il vero spettacolo è il magazzino di parti di ricambio: ce ne sono oltre diecimila.
Se c’è qualcosa che si rompe su una classica inglese (e c’è sempre qualcosa che si rompe su un’inglese), Brooklands può essere la risposta giusta. Per esempio, i fratelli Ravasi sono distributori per l’Italia di Rwb, un trattamento che elimina la ruggine dall’interno dei vecchi serbatoi. Fra le ultime novità della casa, da segnalare gli accessori per invecchiare anche le moderne Triumph Bonneville. L’ambiente è contagioso e visto che si può vivere la moto inglese anche semplicemente desiderandone una, si può sempre ripiegare sulle T-shirt con la Norton Manx e i carburatori Amal, sui caschi jet e gli occhialoni che richiamano la cultura cafè racer degli anni Cinquanta e Sessanta.
La passione corre anche in pista: sotto le insegne del Nordteam, per anni Brooklands ha schierato nelle gare di moto classiche una splendida Triumph Trident con telaio Rob North, preparata da Giuseppe Pettinari. Come si usava a Brooklands, tanti anni fa.
Brooklands è in via Donizetti 14-16, 20053 Muggiò (Milano). T 039741014
2 commentsRiders Weekly 32: Via Valentino, esce Fiat
Ultime novità dietro all’accordo fra Rossi e la Ducati: Marlboro poco invasiva e tutto il suo team con lui. Notizia ufficiale in Germania, se correrà. La Yamaha diventa Petronas
C’era un’aria strana durante le riprese dello spot Fastweb girato qualche giorno fa. Tutti sapevano che sarebbe stato l’ultimo girato con Valentino Rossi come protagonista. Il motivo? Semplice. Valentino passerà con Tim, sponsor Ducati. Se non si parlasse di moto, gli ingredienti per scrivere un bel giallo ci sarebbero tutti. Perché come sia nato (e andato in porto) il flirt fra Valentino e la Ducati e come si sia consumato il divorzio fra Rossi e Yamaha è roba che potrebbe interessare gli editor delle migliori Case editrici.
Un bel riassunto è su Sportmediaset, firmato da Guido Meda e Giorgio Terruzzi. Parte dalle origini, dal 2003, e arriva fino ai giorni nostri. Cosa c’è di nuovo? Che la notizia sarà ufficiale venerdì al Sachsering, se Valentino tornerà in pista. Che Stoner porterà tutto il suo team alla Honda mentre Valentino trasferirà Jeremy Burgess e compagnia alla Ducati. E che Fiat esce dal mondiale, definitivamente.
Nel 2011 Yamaha sarà sponsorizzata da Petronas. Cosa importante: fra le garanzie che aveva chiesto Valentino c’era quella che Marlboro non lo coinvolgesse in operazioni di marketing extra gare. Intelligentemente Marlboro ha assecondato la sua richiesta. La stessa delicatezza non si può dire che sia stata usata per Stoner l’anno scorso: mentre Casey era in convalescenza in Australia, Marlboro aveva offerto a Jorge Lorenzo un posto sulla Ducati, mettendogli sul contratto (che poi Jorge non ha firmato) più soldi di quelli che già guadagnava Stoner. Il rapporto fra Stoner e Ducati si è interrotto lì.
Vecchie ruggini. Come quelle fra Rossi e Yamaha: vecchie di almeno un anno. La stagione scorsa infatti Valentino venne a sapere da Studiosport che Lorenzo e Yamaha avevano trovato un accordo anche per il 2010: nessuno si era degnato di avvertirlo. La rottura definitiva è avvenuta poco prima dell’infortunio al Mugello. Esattamente quando Rossi, davanti al contratto, ha rivolto ai big di Yamaha più o meno questa domanda: «Allora il prossimo anno il mio compagno di squadra non sarà più Lorenzo, vero?». La risposta non è stata quella che voleva perché fra i due fronti interni – quello di Lee Jarvis, numero due, convinto che Lorenzo sia il futuro, e quello di Masao Furusawa, numero uno ma prossimo alla pensione - aveva vinto il primo. Si è alzato da quel tavolo non dicendo una parola, Valentino. Ma lì ha deciso che il suo futuro sarebbe stato molto più vicino a Belen Rodriguez in uno spot Tim che al comico Paolo Cevoli.
27 commentsRiders Weekly 30. Gare senza rischio? Si può… con SBK X
Chi l’ha detto che andare in moto dev’essere per forza pericoloso? Da oggi il modo per andare forte senza rischiare c’è. Si chiama SBK X ed è l’ultima frontiera nel campo delle corse motociclistiche virtuali: un videogame che permette di rivivere le emozioni della Superbike gareggiando con i piloti e le moto della stagione 2010.
Modalità arcade: con queste impostazioni di gioco tutto si riduce a tagliare le curve senza mai mollare il gas. Semplicemente è impossibile cadere e le più basilari leggi della fisica vengono ignorate.
Modalità simulazione: superato l’approccio dei primi giri, in cui non si capisce come si possano seguire le traiettorie giuste o anche solo come si faccia a stare in piedi, diventa appassionante. Le traiettorie sono fondamentali e seguirle è l’unico modo di concludere le curve senza finire sull’erba. Il gusto sta nello stare dietro agli altri piloti per imparare a impostare le curve, capire quando staccare e quando aprire il gas. Non si va forte subito, si migliora giro dopo giro, imparando dagli altri e alzando man mano il proprio limite.
Modalità carriera: è molto realistica. Consiste nel portare un pilota dalle classi più basse (Superstock e Supersport) fino al mondale Superbike, gestendo contratti e proposte. Tralasciando la parte burocratica, che tenta di dare vita più lunga al gioco,complicandolo con procedimenti che poco hanno a che vedere con la guida della moto, è impressionante come si alzi livello nei passaggi di classe: continuerete a fare i vostri tempi, ma non basterà più. Gli altri piloti vi staccheranno curva dopo curva e a ogni passaggio di classe dovrete perfezionare la guida e migliorarvi per stare con il gruppo e risalire fino ai primi.
Box: la scelta delle gomme è piuttosto semplice da gestire ma le possibilità di regolazione partono dalla rigidità delle sospensioni per arrivare fino alla tensione della catena. È possibile persino convocare una riunione tecnica con il capo ingegnere per studiare il setting. Bello ma decisamente troppo lungo, a meno che non abbiate altro da fare durante il giorno.
Conclusioni: un gioco realistico, con una grafica di qualità impressionante, che diverte e impegna. L’ideale per trascorrere qualche ora in compagnia di amici, evitando di addentrarsi troppo tra le numerosissime opzioni e possibilità di gioco pensate per regalare una vita più lunga al tutto. Funzionano, ma solo perché allungano il tempo tra una gara e l’altra. Meglio divertirsi a fare un week end di gara dopo l’altro, senza preoccuparsi troppo delle scelte per la vostra carriera agonistica virtuale… o no?
Prezzo e piattaforme: disponibile per Xbox 360 e PlayStation 3 a 60 euro
e per Pc a 50 euro. Maggiori informazioni qui.
Riders Weekly 29. Quattro link per essere un po’ più Riders…
Lo sappiamo. E lo sapete anche voi: si può essere Riders anche senza la moto. Si può essere Riders con una bici, uno skate. Si può essere Riders con una frase, un comportamento. Essere Riders è un atteggiamento, uno stile di vita, una filosofia. Essere Riders vuol dire essere avanti. Ed ecco alcune finestre sul mondo per continuare a esserlo. O meglio: alcuni link sul mondo.
Fixed Anche la bici a scatto fisso è una filosofia. Su cycles-for-heroes.com (un nome che è un manifesto) ci sono fisse, raodrace e ciclyecross dal design moderno della Fixie Inc. C’è un blog per gli appassionati e una gallery di personaggi che vi piaceranno in quanto a stile e carattere. Se non avete ancora provato una bici a scatto fisso, fatelo. Ma prima passate di qua.
Moto e donne in alta qualità Prima dell’era digitale eravamo abituati a fotografie contrastate, piene di grana, spesso imperfette. Adesso siamo circondati e assediati da immagini nitide, da bellezze plastiche e finte. Non è un caso che Disney abbia scelto di non mandare più in video attrici col seno rifatto. Ma la nitidezza delle foto è noiosa e ultimamente sta andando a ruba Hipstamatic, l’applicazione per iPhone che rende le foto vintage. Perdetevi nelle pagine del blog di Kill Lion, che ogni giorno posta foto di moto degli anni Sessanta e Settanta, modelle in carne come delle belle donne romagnole e video in Super 8. Godetevi ogni mattina, dopo la lettura del giornale, la lettura di killlionfashion.blogspot.com
Icone 4×4 Anche le auto possono essere Riders, come abbiamo dimostrato con Riders Car (in allegato al numero di giugno). Soprattutto se sono jeep, fuoristrada e pick up fatti a mano. In un mondo di Suv industrializzati, di massa e senz’anima, questi oggetti fanno bene al cuore. Arrivano dalla California e sono ricalcati sul design di modelli degli anni Settanta: icon4×4.com.
Arte E per una botta di vita, di arte, fotografia e design, visitate contemporarystandard.com. Vi ritroverete in un sito che vi darà stimoli su stimoli fra appuntamenti, eventi e oggetti vintage. Tutta solo roba di qualità.
1 commentRiders Weekly 28. Muc-Off, l’igiene è servita
Manutenzione e pulizia. Per la moto, gli stivali, i guanti e il casco. Roba che molti motociclisti non ritengono importante, ma che invece è essenziale per il corretto utilizzo del mezzo e per l’igiene. Avevamo alcuni prodotti in prova con il marchio Muc-Off (importato in Italia da Cellular Line) che abbiamo testato sui capi d’abbigliamento tecnico usati per le prove moto e i viaggi di Riders. Funzionano?
Foam Fresh. Lo vendono per pulire l’imbottitura dei caschi e dei materiali morbidi a contatto con il motociclista. È una schiuma bianca da applicare direttamente sull’area sporca lasciandola agire per alcuni minuti, come abbiamo fatto noi nella parte interna di un casco, quella che protegge il collo e che si sporca più facilmente. La schiuma lavora penetrando all’interno dell’imbottitura, rende umida la superficie, le dà una una gradevole sensazione di pulito grazie all’aroma al limone. Pulisce? Per notare a occhio nudo un buon risultato abbiamo applicato la schiuma tre volte, per il resto c’è da dire grazie all’idea di freschezza dovuta all’essenza lemon.
Optix Pack. È un kit in vendita in una custodia che contiene un piccolo contenitore spray e un panno in microfibra. Il tutto serve per pulire la visiere dei caschi e i visori delle mascherine da fuoristrada. In viaggio ha la sua utilità, visto che la polvere e gli insetti rendono poco chiara la vista della strada. Dopo un viaggio di circa quattrocento chilometri, alla prima sosta in autostrada è scattato il test. Sei, sette colpi di spray sulla visiera poi, come scritto nelle istruzioni, abbiamo lasciato ammorbidire per qualche minuto. Risultato? Pulisce, anche se è necessaria qualche vaporizzazione in più. Di solito basta usare un panno morbido e acqua tiepida, in più la soluzione del cleaner riesce a togliere lo sporco sciogliendolo, evitando così di lasciare aloni.
Chain Cleaner. È un prodotto per pulire la catena a secco, senza bisogno di risciacquo. Ed è venduto insieme a un dispositivo di plastica che avvolge la catena e la pulisce grazie alle spazzole rotatorie. Il test lo abbiamo effettuato su una Yamaha XT 600 E dopo l’impiego su un tratto sterrato che aveva messo a dura prova la trasmissione. Bene, le spazzole e il prodotto hanno lavorato egregiamente assieme: la catena è stata pulita migliorando lo scorrimento e in più non è rimasta traccia del prodotto utilizzato. Il cleaner spray infatti agisce sul metallo ed evapora subito dopo, evitando così il rischio di corrosione della catena come invece accade con la maggior parte dei liquidi in circolazione. Che cosa non ha funzionato? Per un utilizzo pratico del prodotto deve essere presente un cavalletto centrale, in modo da far ruotare la ruota senza il bisogno di spostare direttamente la moto.
Giudizio finale. Funzionano, sì. Ma sono prodotti (specialistici) più pratici che efficaci.
1 commentRiders Weekly 27. Hard test: Suzuki Gladius
Se siete tipi che la moto si prende per andare al bar, che la prima cosa da fare quando si compra la moto è cambiare lo scarico e il porta targa posteriore e non importa se poi nei viaggi scoppiano i timpani e quando piove ci si insudicia la schiena, basta che faccia figo… di quelli che la moto ci vuole perché è indice di virilità e dev’essere pure costosa e potente perché è uno status symbol da esibire con orgoglio, allora lasciate perdere la Gladius.
A dispetto del nome imponente, la piccola bicilindrica Suzuki non è fatta per questo. Bensì per essere funzionale e divertire, regalare emozioni e rendere accessibili le due ruote anche a chi non è proprio Paperon de’ Paperoni. E ci riesce alla perfezione.
La linea. Scimmiotta troppo esplicitamente quella della più blasonata MV Brutale e c’è un po’ troppa plastica in giro, ma nel complesso non dispiace. Solita giapponesina, insomma. Bella la colorazione grigia con telaio rosso, quella bianca con telaio blu elettrico va bene solo se portate occhiali da sole anche di notte, catene dorate con il simbolo del dollaro in diamanti al collo e avete vinto una sfida di freestyle rap contro Fabri Fibra.
Il motore. Si tratta dello stesso V2 a 90° Euro 3 (645 cc, 72 cavalli a 8.400 giri) montato sulla fortunata serie SV e non serve aggiungere altro. Un gran bel motore che spinge bene lungo tutta la gamma dei giri, sempre brillante e mai eccessivo, è l’ideale per le nostre strade, dove si riesce a sfruttare a fondo senza trovarsi a velocità proibitive. Non consuma troppo ed emette anche un suono coinvolgente, bello.
Su strada. Nel traffico cittadino riesce a essere più veloce persino degli scooter, sguscia via leggera e agile e non c’è nemmeno il problema di dove lasciarla, non è particolarmente nel mirino dei ladri. In curva si comporta bene; certo la ciclistica è piuttosto economica, ma tiene la traiettoria impostata senza troppe sbavature mantenendosi reattiva. Avete dei dubbi sul potenziale in prestazioni di questa moto? Andate a vedere i tempi sul giro che fanno nel Trofeo monomarca Gladius. Fanno paura! A tutti. Cosa volere di più? Niente, a meno che non si intenda usare la Gladius per lunghi spostamenti in autostrada, dove si sentirebbe la mancanza totale di protezione aerodinamica.
Con le donne. Di certo non le impressionerà quando la parcheggiate, ma se riuscite a farle salire sarete a metà della conquista: la sella è abbastanza comoda anche in due e i dislivelli con le pedane rendono la vita relativamente facile alla vostra compagna di viaggio che può contare su comode maniglie di appiglio.
Conclusioni. Difficile trovare di meglio a questo prezzo: a listino costa 6.390 euro, ma si trovano in promozione a 5.790. Non è un cavallo di razza, ma un fedele ronzino che non disdegna di bere l’energetico e allora sul misto si fa rispettare anche da moto ben più blasonate. Ci si fa (quasi) tutto, talvolta meglio che con mezzi più costosi e appariscenti e, sempre, divertendosi come pazzi. Se non siete fashion victim è sicuramente una scelta azzeccata.
2 commentsRiders Weekly 26. Bentornato Mugello!
Vale-Lorenzo, Dovizioso-Pedrosa e crisi Ducati visti da Enrico Borghi di Motosprint.
Eccoci. Siamo alla vigilia di uno delle gare più importanti della stagione per attenzione mediatica e interessi in gioco: il GP del Mugello. Enrico Borghi di Motosprint è il giornalista italiano più inserito nei paddock del motomondiale e sa benissimo che quest’anno il Mugello assume una importanza ancora più alta.
Pressione alle stelle Tralasciando 125 («per gli italiani una tristezza») e la Moto2 («solo a metà stagione potremo cominciare a dare dei giudizi su questa nuova categoria»), «per la MotoGP sarà un weekend decisivo, soprattutto dopo quello che è successo a Le Mans». Cioè: Lorenzo che batte Valentino in casa Yamaha, Dovizioso che supera Pedrosa in casa Honda e Ducati in crisi per uno Stoner che sembra essersi perso. In tutto questo si inserisce il fattore mercato: chi vince guadagnerà punti in vista delle scadenze di contratto che ridisegneranno la griglia di partenza 2011. «Ci sarà una pressione enorme» dice Borghi.
Vale-Lorenzo «Al contrario di quello che si pensa la pressione di Vale non è Lorenzo. Valentino non è a posto, la sua M1 non è ancora in ordine, e l’infortunio alla spalla che sembrava stupido, in realtà così stupido non è. I dati della telemetria dimostrano chiaramente che lui non sta in moto come vorrebbe e come dovrebbe stare, cercando di assumere posizioni di guida che non sono le sue». E Lorenzo chiede spazio. «Sì, ma Lorenzo chiede spazio da tre anni, la differenza è che sta maturando e che adesso non fa più gli errori da ragazzino commessi sino a qualche tempo fa. Lui è convinto che, nel caso riuscisse a battere Valentino al Mugello, riuscirebbe finalmente a segnare psicologicamente uno come Rossi. Ma sbaglia. Vale ha il battito cardiaco di un serpente, non si agita mai».
Dovi-Dani «Quella in Honda è una guerra tra poveri, due piloti che sanno di avere i minuti contati. A Le Mans Dovizioso mi ha deluso: dopo il podio, invece di parlare della sua buona gara si è scagliato contro Pedrosa. Il suo obiettivo dovrebbe essere battere Valentino e Lorenzo, non arrivare solo davanti a Pedrosa».
Ducati «Il Mugello è la sua pista. La Desmosedici è nata e cresciuta lì. È normale quindi che avrà gli occhi puntati. Casey Stoner mi preoccupa molto. Avrà una grande pressione sulle sue spalle e ha già dimostrato di non saperla reggere benissimo. Casey è un ragazzo che, purtroppo, ragiona poco. Tutto cuore, poca testa».
Pronostico secco «Primo Valentino, secondo Lorenzo. E terzo dico Dovizioso. Ma solo per patriottismo. Perché se dovessi guardare ai fattori in pista dovrei dire Stoner. Ma con lui, appunto, non si sa mai».
10 comments