Archivio categoria 'Riders Weekly'
Riders Weekly 163. Sheene raccontato da Steve Parrish
La cover story di aprile è dedicata a Barry Sheene e tra le testimonianze non pubblicate su Riders 61 c’è quella di Steve Parrish, pilota, compagno di squadra e amico di Barry
«Barry era un ottimo amico, una persona semplice normale una volta lontano dal palcoscenico. Ma era abbastanza furbo da promuoversi in modo intelligente, da sapersi trasformare in personaggio, era una delle sue doti. Quando è mancato ha lasciato un vuoto immenso, quello di un fratello, un amico e a volte un padre.
Era molto maturo per la sua età e sapeva un sacco di cose, aveva moltissimi contatti, era il mio google prima che google fosse inventato. Barry è stato il mio testimone di nozze passavamo le vacanze insieme, abbiamo praticamente convissuto per lunghi periodi durante le gare. Ci divertivamo un sacco insieme: se ci fossero stati Facebook e Twitter e smartphones avrei molte foto nostre e moltissimi like su racconti di cui invece sono il solo custode.
Sheene, è stato senza dubbio una star ma lui, quasi incredibilmente, amava la sua tranquilla quotidianità lontana dalla folla dei fan (che pure adorava) dalle luci dei riflettori. Aveva valori molto forti era legato alla famiglia, la nascita dei suoi figli erano stati due dei momenti più emozionanti della sua vita, ha sempre voluto diventare padre. Amava avere la sua famiglia accanto, era più sereno quando i suoi genitori partivano con lui per le gare. La famiglia gli dava sicurezza. A Silverstone, quando ebbe l’incidente, una delle sue prime preoccupazioni fu sorridere per rassicurare Franko. In effetti è stato un incidente terribile, sembrava un disastro aereo più che una caduta motociclistica: mi sembrava impossibile che si potesse sopravvivere a una cosa del genere. Ma d’altronde Barry è sempre stato molto bravo a smentire le persone.
Era uno che pensava per sé, non egoista (non era uno che non si preoccupava degli altri) ma lo definirei single minded. Se si metteva in testa di fare qualcosa la faceva e una sua grande forza è stata quella di avere piena fiducia nelle sue idee: era il primo a crederci sempre fino in fondo e a lottare per ottenere quello che reputava giusto.
E poi aveva quella fantastica qualità: faceva succedere le cose.
Il cancro Uno che non ha fatto molti errori nella vita, ma penso che alla fine abbia fatto il più grande, quello di pensare di poter sconfiggere il cancro. Aveva vinto contro tutto prima di allora nella sua vita, ha cercato cure alternative e forse l’intervento sarebbe stata la soluzione migliore… ma questo è quello che si dice il senno di poi.
Quando lo disse a noi tutti lo fece con la serenità di chi sapeva già cosa fare, cosa mangiare come comportarsi per vincerlo. E aveva convinto tutti, nessuno di noi temeva per la sua vita all’inizio, dopo pochi mesi mi fu invece chiaro che quella battaglia, Barry l’avrebbe persa. Una cosa divertente di lui è che era orgoglioso delle cose più disparate, non dei trofei o dei titoli mondiali.
Per lui era tutto sempre una competizione, in vacanza in Venezuela dove andavamo a gennaio con Stephanie e la mia compagna, ogni giorno era un torneo di sci acquatico. Infatti, uno dei successi di cui sono più orgoglioso è di averlo battuto in questo. Erano competizioni vere, in cui si impegnava moltissimo e ci divertivamo come ragazzini. E poi era orgoglioso del suo resistere sott’acqua più di chiunque io avessi mai incontrato, nonostante l’asma da bimbo o le sigarette che fumava, sfidava chiunque per dimostrarlo».
Steve Parrish Pilota, divenne professionista a 22 anni e nel 1976 e fu campione nazionale inglese, oltre a essere compagno di squadra di Sheene nel mondiale 500 con la Suzuki. Nel 1977 fu quinto nel campionato del mondo e nel 78 campione britannico nella 500, mentre nel 1981 vinse il titolo Superbike. Nella foto in alto, Steve Parrish nel 1979 al Salzburgring.
Monica Martini
1 commentFiglio delle stelle
Vita e genesi del materiale del momento, l’elemento chimico più pesante creato dal sole. per qualcuno sarà la base della prossima rivoluzione industriale. Intanto, è fondamentale per moto, macchine e design. Signore e signori, il carbonio
di Nicola Ostano
Per ragioni troppo complicate e noiose da elencare, quando l’Universo ha emesso il suo primo vagito, che qualcuno chiama Big Bang, il carbonio non era lì. Semplicemente non esisteva. È all’interno delle stelle che l’elemento con il numero atomico 6 della tavola periodica è stato sintetizzato, insieme alla maggior parte degli altri elementi chimici oggi conosciuti.
E meno male che ci hanno pensato gli astri, perché senza il C6 non avremmo le matite, né i diamanti. E, cosa più preoccupante, non ci saremmo neanche noi e molte delle cose che hanno a che fare con la nostra passione.
Un po’ di storia
Innanzitutto quello che mettete nel serbatoio della vostra moto è di fatto un composto del carbonio. Non importa che sia Diesel, gasolio o benzina, l’alimentazione che muove il motore è prodotta dalla combustione di idrocarburi, principalmente combustibili fossili. Quindi, in sostanza, di derivati del carbonio.
Le cose più interessanti si sono viste però a partire dal 1958 quando Roger Bacon, scienziato dei materiali presso il Parma Technical Center, in Ohio, diede alla luce la prima fibra di carbonio ad alte prestazioni. Un insieme di sottilissimi filamenti composti da una rete molecolare di carbonio che viene fissata a un telaio di resina o altri polimeri, in modo da sfruttarne al meglio le caratteristiche. Secondo alcuni scienziati, i grafeni, derivati del carbonio che combinano molecole a sei atomi con altre a cinque, potrebbero in futuro offrire la soluzione alla scarsa capacità dei serbatoi per l’auto a idrogeno. Per il momento, la fibra è utilizzata soprattutto in campo sportivo per ridurre il peso delle carene, ma anche per i dischi dei freni dove se ne sfrutta la capacità di produrre un attrito maggiore rispetto ai metalli. Solo sull’asciutto però, come ci ha spiegato Eugenio Gandolfi, responsabile della tecnologia per la MotoGP di Brembo: «Mentre in F1 si usano sempre i dischi in materiale carbon carbon, nella MotoGP, in caso di bagnato, si utilizzano quelli d’acciaio. Il carbonio è un materiale molto fragile e che funziona bene solo a temperatura elevata: la frenata di una moto, così sbilanciata sull’avantreno, pone problemi diversi rispetto a quelli di una macchina. Per questo si fa fatica a trovare un modo per applicarlo alle moto stradali. In ogni caso, anche i dischi in carbonio montati sulle supercar non sono dello stesso tipo che si trova in F1; per costruire un disco di una MotoGP ci vogliono sette-otto mesi, sei-sette per uno di una vettura di F1 e circa sei settimane per fare un disco in carbon ceramico che è quello adottato per esempio su molte Ferrari o Porsche».
Più fibra per tutti Per il largo consumo, invece, il prezzo sembrava un problema insormontabile. Le aziende che trasformano il carbonio nella preziosa fibra non sono più di tre in tutto il mondo. Pochi produttori uguale prezzi alti. Anzi altissimi. Al punto che l’utilizzo per prodotti destinati al grande pubblico è stato fino a oggi un tabù. Che Alfa Romeo ha deciso di sfatare.
L’ingegnere Domenico Bagnasco, capo del progetto che ha dato vita alla Alfa Romeo 4C ci spiega come: «La produzione annuale sarà di 3.500 unità ed è forse la prima volta che si utilizza la fibra di carbonio su una scala così vasta. Il problema non è stato solo il costo del materiale ma il fatto che la lavorazione richiede processi quasi artigianali». Problema risolto grazie alla creazione di Adler Plastic: una società e uno stabilimento pensati ad hoc per produrre la monoscocca della 4C. Con tecnologia Pre-peg, la stessa usata in F1, mica robetta. E anche l’industria degli accessori non è rimasta insensibile al potenziale del C6.
L’ingegnere Daniele Garbetta di Mavet, che sviluppa i caschi AGV per Dainese, racconta: «A parità di resistenza, la fibra di carbonio permette di tenere lo spessore di circa un terzo più basso rispetto alla fibra di vetro. Inoltre pesa meno di per sé, quindi il risultato finale è un casco molto più leggero a parità di protezione». Tutto questo ha un costo: circa il 30-40 per cento in più rispetto a un casco in vetroresina. «Ma sono convinto che la fibra di carbonio durerà. Non vedo all’orizzonte materiali con un rapporto costi-benefici tale da soppiantarlo nei prossimi cinque anni». Se pensate di meritarlo, insomma, sono soldi spesi bene.
Dondoli e velocità
Dai caschi AGV, alla nuova nata di casa Alfa Romeo, la 4C , passando per la sedia
a dondolo Din Don del 2007 (studio Nonesiste): la fibra di carbonio è ovunque. Ma non è stato sempre così. Dopo
la Seconda Guerra era tra i materiali strategici la cui produzione era vietata a Germania e Italia.
Per importarlo serviva una dichiarazione governativa che ne certificasse l’uso per scopi sportivi. Storia passata, ma ancora oggi la fibra di carbonio arriva da Usa, Francia o Giappone.
No commentsRiders Weekly 162. Maggie racconta Barry
Il cover man di Riders 61 Barry Sheene raccontato dalla sorella maggiore Maggie, con un ritratto crudo e sincero, per come era veramente.
«Barry era prima di tutto il mio fratellino, il mio fastidioso orribile fratello minore. Era piccolo e malaticcio, soffriva di asma aveva un fastidioso eczema, quindi aveva tutti addosso e appena piagnucolava diventava il centro dell’attenzione di tutta la famiglia. Decisamente non lo amavo molto all’epoca.
Io avevo 5 anni e mezzo ed ero abituata ad essere la sola, poi è arrivato questo piccolo bimbo urlante e la mia vita è cambiata per sempre. E allora ancora non sapevo quanto avrebbe cambiato la mia vita.
Lo ricordo a 12, 13 anni, ogni volta che venivano le mie amiche a casa non riuscivo più a sbarazzarmene, gli piacevano e continuava a fare cose sciocche per farsi notare da loro. Poi quando era teenager abbiamo iniziato ad andare più d’accordo forse perché poco dopo io ho lasciato casa dei miei e sono andata a vivere da sola e il rapporto è cambiato tra noi. Era cresciuto. Ho perso la quotidianità della sua adolescenza, anche perché lui a 16 anni ha iniziato a correre in moto e lo vedevo poco. Lo vivevo attraverso i racconti suoi e di mia mamma, le sue marachelle a scuola, insomma in ogni racconto era nei guai per una cosa o per l’altra. Era rumoroso, impertinente ma è sempre piaciuto a tutti perché era sempre sorridente, divertente e si prendeva poco sul serio. Era totalmente diverso da me, io ho sempre seguito le regole avevo paura di finire nei guai ero molto disciplinata e il suo atteggiamento mi sconvolgeva, e forse un pochino invidiavo la sua impudenza. D’altronde un Barry in una famiglia è sufficiente.
La sola cosa che ho fatto di stravagante è stata sposarmi in segreto il 31 dicembre 1971 con Paul Smart, non lo sapeva nessuno. Il pomeriggio stesso c’era un Bike Show a Londra ovviamente andammo e c’era anche mio fratello. Gli dissi che mi ero sposata il mattino stesso e lui non mi fece domande, mi abbracciò e poi felice montò sulla moto e iniziò ad andare in giro, in piedi sulle pedane gridando «Mia sorella ha sposato Smarty!».
Nostra mamma è sempre stata molto presente nella sua vita, in modo assolutamente diverso da nostro padre che era un suo amico. Lei c’è sempre stata per lui con la stessa tenerezza dei suoi primi anni di vita quando era un bimbo fragile di cui occuparsi e per cui preoccuparsi. Non ha mai interferito nelle nostre scelte e non le ha mai giudicate, lei c’era abbiamo sempre saputo di poter contare su di lei. Seguiva Barry nelle gare era parte fondamentale nel Team Sheene in quel suo modo speciale, come solo una mamma sa fare, si preoccupava che indossasse sempre biancheria pulita o che mangiasse, preparava il pranzo e il tè… cose così. E per lui i nostri genitori sono sempre state presenze importanti, si è sempre preoccupato per loro.
In fondo lui era un family man nonostante quell’atteggiamento quasi sbruffone, quando è nato mio figlio Scott lui era folle di gioia, così orgoglioso di essere zio. Lo teneva spesso con sé e lo portava alle gare. Scott era a Silverstone quando ebbe quel terribile incidente, era lì insieme ai nonni. Quando partì per l’Australia continuavamo a sentirci ogni dieci giorni circa, ci facevamo lunghe chiacchierate.
Ovviamente ricordo la chiamata in cui mi disse di avere il cancro, telefonò e al solito parlammo del più e del meno a lungo. Ci salutammo e poco dopo il telefono squillò di nuovo rispose Paul e lo disse a lui, poi chiese di me - mi chiamava Meg - e mi disse: ” mi hanno diagnosticato il cancro”. Io non ci potevo credere, anche mentre me lo diceva mi sembrava assurdo che proprio lui nel mondo avesse il cancro, non so se non volevo crederci o solo mi sembrava impossibile che lui morisse di una cosa così. Con tutto quello che gli era accaduto sarebbe stata più logico un incidente… Per quello, gli dissi che ero sicura che sarebbe guarito, ne ero davvero convinta, non ho voluto crederci finché lui non è poi effettivamente morto di cancro. Mi sembrava ingiusto, la fine sbagliata una storia come la sua».
Monica Martini
No commentsRiders Weekly. Rossi Chapter 1, 2, 3, 4
Cover Story di marzo. 18 anni della leggenda Valentino Rossi in 4 capitoli
Chapter 1, 2, 3, 4
Così, attraverso simboliche illustrazioni visibili nella gallery di Alvaro Tapia Hidalgo, abbiamo riassunto la grande carriera di Valentino Rossi, Cover Man di Riders di marzo, in quattro capitoli.
Chapter 1 - 1997/200: Valentino come Ronald
Chapter 2 - 2001/2004: Valentino come Steve Jobs
Chapter 3 - 2004/2010: Valentino come Barack Obama
Chapter 4 - 2011/2013: Valentino come sè stesso (si spera) tornando in Yamaha
Melandri: Beltramo non è onesto e Tardozzi…
Su Riders di febbraio c’è un testa a testa tra Davide Tardozzi e Paolo Beltramo su MotoGP e Superbike. Viene tirato in mezzo anche Marco Melandri (pilota BMW Motorrad nel mondiale Superbike), a cui abbiamo dato la possibilità di replicare alle accuse. La prima è quella di Beltramo (inviato Mediaset al motomondiale) e riguarda la questione della SBK che è spesso e da molti considerata una categoria di serie B:
Beltramo: «Perché i piloti sono meno forti. Ho letto un’intervista di Melandri. Diceva che con la moto buona avrebbe vinto. Da quel giorno ha fatto quattro manche: in tre è caduto e in una non ha corso».
Melandri: «Sì, è vero, ma delle volte le gare sono anche questione di sfortuna. E comunque sono sempre stato pronto a ripartire imparando dai miei errori. Ma poi, Beltramo… io preferisco la gente sincera e onesta. Beltramo non lo è. Pensa che un anno ha fatto il mio migliore amico per farsi regalare una tuta e una volta che gliel’ho data me ne ha dette di tutti i colori. Nel 2010 entrava nel mio box facendo le corna alla moto per portarmi sfiga: questo non mi sembra certo il massimo della correttezza per uno che lavora in televisione».
Beltramo: «Se contiamo tutti i piloti che dalla SBK sono passati in MotoGP ci rendiamo conto che in tutto hanno vinto cinque gare, comprese le tre di Hayden. E invece quelli che dalla MotoGP sono andati in SBK hanno vinto tutto, già in fase di prepensionamento oppure quando erano considerati già scarti».
Melandri: «Io sono andato in Superbike perché in MotoGP non avevo la moto per vincere. In MotoGP le moto che vanno sono poche e credo che il 2012 lo abbia dimostrato. In SBK, a parte, Suzuki, credo che tutte le marche abbiano vinto almeno una gara, mentre in MotoGP sono sempre Honda e Yamaha. Poi, è un discorso senza logica, guarda Crutchlow: di là sta andando bene, sta facendo il meglio che quella moto gli consente di fare. La scorsa stagione della MotoGP dovrebbe aver dimostrato anche agli scettici che è il pacchetto pilota-moto-team a fare il risultato. Se c’è una sola cosa fuori posto non si arriva sul podio. Secondo me, poi, la SBK finché non ci entri non ti rendi conto di cos’è. Anch’io prima la snobbavo. Ma è cresciuta tanto a livello tecnico e sportivo e molti preconcetti cadono. L’atmosfera è più sincera, mentre in MotoGP la gente sembra che la gente sia contenta delle sfortune o difficoltà altrui, anziché delle proprie gioie. Invece qui riesci a essere contento quando le cose ti vanno bene e basta.
Tardozzi: «Melandri ha un problema d testa: deve stare con chi gli dice continuamente che è il più bravo e il più forte».
Melandri: «La classica leggenda metropolitana. Chi commentava prima diceva che avevo problemi psicologici e la gente poi ci crede».
Nota della redazione. Questa intervista è stata inviata come newsletter agli iscritti in data 26 febbraio e il testo era errato per problemi tecnici con il programma di gestione. Ci scusiamo per l’inconveniente, la versione corretta è questa. Grazie.
24 commentsLo sfogo di Mauro Sanchini
Monica Martini lo ha intervistato in esclusiva per Riders-online
Ora guido il muletto. Guarderò la SBK senza volume, facendo io le telecronache in casa per gli amici… (magari con Vignando)
L’ex pilota romagnolo Mauro Sanchini, per anni voce della Superbike su LA7 (insieme a Luigi Vignando), è stato tagliato fuori dal circuito televisivo con il passaggio dei diritti TV a Mediaset. Lo abbiamo incontrato e si è sfogato con noi…
Si dice che Valentino abbia chiesto che tu rimanessi in SBK perché ha in programma di passare a quel campionato. Quanto c’è di vero? Nulla! Di vero c’è che Valentino sarebbe stato contento che se io fossi rimasto in SBK perché, oltre a essere amici, gli piaceva ascoltare la mia telecronaca. Poi, che lui abbia intenzione di passare alla Superbike credo non sia vero.
Perché non sei più lì? Perché Mediaset non mi ha cercato.Non c’è stato nessun tipo di interesseNon c’è stato nessun tipo di interesse Nessun tipo di interesse o contatto. Mi ha telefonato Guido (Meda), per aggiornarmi su quello che stavano facendo. Forse, se non fosse arrivato Biaggi, al mio posto ci sarebbe Max Temporali. Io per loro nella Superbike non esisto, non sono mai esistito.
E Guido cosa ne pensa? Sarebbe stato contento di avermi al fianco e gli è dispiaciuto che non sia andata così, saremmo stati una bella coppia, ma essendo lui un dipendente dell’azienda non ha potuto decidere.
A te quanto dispiace? Moltissimo, non so dirti quanto. Già in questo periodo perdere il lavoro non è certo facile e a me quella professione piaceva molto. Poi, quello era il mio mondo, e dopo 15 anni ora mi sento escluso completamente. Di buono c’è che i fans della SBK mi hanno dimostrato affetto e stima. Ho capito subito che questa storia non sarebbe andata a buon fine per me, ma non ho detto nulla e ho aspettato che la notizia fosse ufficiale. Solo quando è uscita su La Gazzetta dello Sport ho salutato tutti. Mi aspettavo che qualcuno avrebbe commentato ma non così tanti… Incredibile.
E Max Biaggi ti ha detto qualcosa? Quando ho comunicato su Facebook il mio dispiacere al fatto che dopo tanti anni di SBK non ci sarei più stato e il mio posto lo avrebbe preso Biaggi, il primo commento che ho trovato è stato della cugina di Max: mi ha scritto che ho avuto una caduta di stile nel comunicarlo così e che avrei potuto scrivere, invece di “mi dispiace”, un in bocca al lupo a Max. Ora, non voglio far polemiche ma….
Cos’hai fatto quando la notizia è diventata ufficiale? Sono andato a fare un lungo giro in bici con degli amici per distrarmi ma ho pensato tanto ugualmente: anche se in cuor mio sapevo che sarebbe andata così, leggerlo nero su bianco è stato doloroso. Quando sono tornato ho letto tutti i post uno per uno; mi hanno fatto davvero un piacere immenso perché vuol dire che quel che ho fatto in pochi anni è stato fatto bene, alla gente è piaciuto e qualcosa ho lasciato.
E ora che programmi hai? Ho un progetto, un sogno. Qualcosa che ha a che fare con la moto… la MotoGP, magari una valutazione tecnica. Ma per ora è solo un’idea, speriamo vada in porto e che anch’io abbia una botta di culo ogni tanto. Nel frattempo sono tornato a lavorare in fabbrica dai miei. Oggi sono andato con il muletto a scaricare un camion e il camionista non riusciva a parlare: mi guardava e non si capacitava di come uno che fino a ieri era in televisione potesse essere lì con il muletto. Però ho fatto un buon tempo a scaricare.
Come pensi sarà Max come telecronista? Non lo so come sarà in quel ruolo, e non lo saprò mai. Non ho nulla contro di lui, ma io le gare le guarderò senza audio e la telecronaca me la farò da solo. Non voglio mancare di rispetto a nessuno ma probabilmente mi ritroverò con qualche amico a casa e la faremo così… una pataccata tra amici. Ho anche proposto a Vignando di venire qui per la prima gara e fare la nostra diretta dal divano!
Il rischiometro di Max cronista a quanto si è fermato? Ah, al massimo. Lui non si rende conto che in una diretta quello che dici non tuoi rimangiartelo e il microfono può essere più pericoloso del manubrio.
Ma alle gare verrai? Sì, alle gare Italiane conto di esserci… un pass da qualche parte lo recupererò. Continuerò a seguirla, le prove e le gare, anche se da casa. Mi dispiace tanto non esserci ma ho il cuore in pace, non è dipeso da me io ho fatto del mio meglio.
Monica Martini
21 commentsAutomotoretrò a Torino 8, 9, 10 febbraio
Questo fine settimana (8, 9, 10 febbraio) al Lingotto Fiere di Torino c’è Automotoretrò e Automotoracing, due rassegne abbinate dove auto e moto d’epoca ripercorrono il tempo passato, affiancate al grande fascino del mondo delle corse a due e quattro ruote.
Diamo i numeri Sono 600 gli espositori su quasi 60.000 metri quadri di superficie e un migliaio i veicoli esposti, con possibilità di compravendita tra privati o commercianti. 150 auto tuning, 100 moto custom con spettacoli d’intrattenimento nell’ambito della sezione Piemonte Custom. 150 espositori di modellismo in collaborazione con Fun Toys
Cosa c’è Prove di auto storiche, ecologiche ed elettriche e di partecipare a mini corsi di guida sicura. Asta di auto, moto e automobilia organizzata da San Carlo Aste di Torino e l’area racing ospitata dal padiglione Oval, con costruttori, preparatori, componentisti, scuderie e organizzatori di gare.
Eventi negli eventi Si celebrano 50 anni di Lamborghini con alcuni gioielli provenienti dal Museo, i 110 anni di Harley-Davidson e i 90 anni di BMW Motorrad.
Orari e tariffe Venerdì 8 febbraio dalle 15 alle 20; sabato 9 e Domenica 10 dalle 9 alle 19. Ingresso 10 euro, ridotto 8 euro
Automotoretrò: info tel.+39 011.350936 www.automotoretro.it - info@automotoretro.it
Automotoracing: info www.automotoracing.it; - info@automotoracing.it;
Riders Weeklly. Accelerare nel bianco…
La stagione fredda è lunga e c’è chi mette in letargo la moto. Ma c’è un modo per sfogarsi a full gas in un ambiente suggestivo e incontaminato. La motoslitta in Romania
Ma per non rischiare di perdere il vizio di dare gas, c’è un mondo spettacolare che vi aspetta, ambientato su immensi manti innevati: quello del turismo in motoslitta.
Terre da scoprire Ci sono zone d’Europa non ancora troppo sfruttate, sul fronte turistico. La Romania è una terra in gran parte da esplorare. In inverno, a cavallo di una motoslitta, volendo anche in due, si può vivere un’esperienza unica e indelebile senza svuotare il conto in banca e impegnando pochi giorni.
Les balades Organizza tour di cinque giorni (viaggi compresi) con pacchetti personalizzati, in grado di soddisfare mototuristi di tutte le esperienze ed esigenze. Dai più esperti, amanti dell’estremo, ai più tranquilli, che vogliano cogliere il lato più godereccio di una mini vacanza in mezzo alla natura.
Dove e quando Romania, catena montuosa dei Carpazi, zona di Oradea e Brasov. Periodo da gennaio a metà marzo. Date: partenza ogni mercoledì fino alla domenica. Possibilità di formazione personalizzata di gruppi.
Cosa comprende Volo aereo, assicurazione personale, trasferimento in elicottero, pacchetto motoslitta (compreso carburante), pensione con colazione, pranzi e cene (incluse bevande).
Quanto costa Tour in motoslitta a coppia: 1.700 euro a persona (all inclusive). Tour in motoslitta con singolo conducente: 2.000 euro. Senza trasferimento in elicottero (400 euro di riduzione).
Informazioni Gabriele Mei: 331 6383633 oppure via mail: gabrmei@tin.it
No comments15 novembre. Tutti alla Riders Night GommaTì
Tutto pronto per l’evento Riders dell’anno! Si avvicina la grande serata Riders Night GommaTì in collaborazione con Pirelli.
Giovedì 15 novembre dalle ore 20.30!
Nessuno di voi può mancare, ci sarà da bere open bar, musica e da divertirsi per tutti, come sempre con lo spirito di Riders.
Dov’è A Milano, in via Thaon de Revel, 3 presso il Revel Scalo d’Isola con la via interamente a disposizione dei motociclisti e delle proprie moto che avranno la priorità di parcheggio. Un’occasione unica per godersi la città su due ruote…
La Riders Night, non sarà solo una festa ma un percorso creativo che reinterpreta la nostra vita con la gomma, declinandone il passato, il presente e le future possibili applicazioni.
Programma L’apertura al pubblico sarà dalle ore 20.30. La serata sarà animata da Ringo Dj. Inoltre, durante la settimana Eicma, la presenza di Riders sarà trasversale e su diversi campi. Oltre che all’interno della fiera (con uno stand al padiglione 2), ci saranno una serie di iniziative che coinvolgeranno la nostra testata.
Riders Shopping Circuit alcuni negozi, locali, ristoranti, saranno selezionati e consigliati da Riders per i propri lettori e il pubblico di Eicma in visita alla città di Milano. Non mancheranno di essere segnalati tutti gli eventi previsti nella zona del quartiere Isola della città, l’oramai famoso Motoquartiere, sempre più improntanto sulla passione per la le due ruote.
16 commentsIl primo novembre tutti a Civenna!
Da oltre mezzo secolo, a Civenna, in provincia di Como, il primo novembre c’è l’anniversario del monumento ai caduti del motociclismo
Per i motoclisti lom bardi è un rito che si ripete dal 1961. Quando, sul punto più panoramico del mitico Circuito del Lario, fu eretta una fiamma di bronzo in memoria dei motociclisti. Il monumento fu consegnato ufficialmente il 9 dicembre dello stesso anno dalla Federazione Motociclistica Italiana al Comune di Civenna perché la custodisse.
E ogni anno, il primo novembre c’è un motoraduno con S.Messa dedicata. Organizzato dal Motoclub Civenna, l’evento è cresciuto anno dopo anno fino a diventare una manifestazione di carattere nazionale, ma con partecipanti provenienti anche dall’estero. Nel 2011, anno del cinquantena rio, l’affluenza fu nell’ordine dei cinquemila motociclisti di ogni genere.
Programma
- ore 8.30 apertura manifestazione
- distribuzione delle medaglie ricordo ai partecipanti all’ingresso di Civenna
- ore 10.30 S.Messa presso la Chiesa Parrocchiale di Civenna
- Corteo verso il Monumento ai C aduti del Motociclismo per celebrare la Cerimonia di Commemorazione.
E, se non sapete dove andare a mangiare… Cliccate qui!
No comments