Archive for November, 2008
Riders 15 (-5). La filosofia del traverso…
Cosa vedete, qui di lato? Impronte. Di pneumatici. Cosa vi dicono? Sgommare, intraversare, derapare.
Ma la striscia è larga, questa volta, troppo larga perchè sia di una moto. Infatti sono auto. Quelli del Drifting.
Una filosofia di vita. Ispirata da gesta di pazzoidi dell’altro mondo (riportate anche in qualche film, è?) che elaborano all’inverosimile le auto, e solo certi tipi di auto, per poi passare giornate e nottate a far fuori gomme in controsterzo fisso.
Abbiamo passato una giornata insieme a dei volti noti, molto noti, che solitamente si divertono (anzi, lavorano) con la metà delle ruote. E per loro questo diventa un gioco. Un bel gioco, tipo autopista, che però a loro riesce stramaledettamente bene. Sin da subito.
Vedremo chi ci sarà…
Cék
6 commentsRiders 15 (-6). L’Africa in… Harley
In tema di viaggi, avventure… e via dicendo. C’è una bella scampagnata un po’ lunga (un migliaio e oltre di chilometri), raccontata su Riders15.
Chi non viene ispirato dall’immagine qui a fianco alzi la mano.
Io, pur non essendo un gran viaggiatore, ho provato una voglia quasi incontenibile di inforcare quell’Harley, sebbene sia tendenzialmente inadatta a quegli ambienti…
Ma forse proprio per quello. Comunque, ci sono tre cavalli di Milwaukee che hanno trotterellato nel deserto della Tunisia e ci riporta il tutto Roberto Parodi del quale racconto vi accenno solo un passaggio…
“Panorami così invitano a provare strade diverse, lasciare quelle principali per sterrati alternativi”.
Vi basta, per ora?
Alla prossima anteprima.
Cék
10 commentsRiders 15 (-4). Quando i Jap sono filoamericani…
Lo vedete quest’avambraccio “full tattoo”? E soprattutto su cosa sta operando? E’ una testa Flathead WL (Harley-Davidon) d’epoca: 1947.
Si potrebbe ipotizzare che sia un’immagine presa in un garage americano dove ci vanno quelli veri a lavorar su quelle vere (di moto).
E invece no. Cioè le moto sono vere, ma il braccio, in questo caso, sono di tutt’altra provenienza. Ci sono tribù, nel paese del Sol Levante, che vanno letteralmente pazze per le moto americane e ci convivono come se non meglio di quelle “di origine controllata”.
A Yokohama, vicino a Tokio, ci sono gli yankees con gli occhi a mandorla. Delle serpi in seno per la regina mondiale delle moto, alias Honda. Che se li trova per le strade 24 su 24.
Venite a conoscerli su Riders 15.
6 commentsRiders 15 (-7): La strada siamo noi.
Pronti via e partiamo subito dandovi in pasto la prima anteprima del 15, che farà ingolosire parecchi, penso…
Val Trebbia. Tra Emilia e Liguria. Uno dei regni dei motociclisti stradisti. Meta domenicale degli incalliti. Degli irriducibili smanettoni.
Ma pure dei guida-mangia-torna (meglio se un po’ più piano). Quelli che non vanno a girare in pista perchè costa troppo.
Lavorano durante la settimana per aspettare quel giorno. Un po’ guidano, un po’ si godono il paesaggio. Passano la giornate tra mille tornanti e duemila spaventi. Talvolta dribblando le forze dell’ordine.
Ma questa volta siete voi i protagonisti del servizio, cioè non sono piloti, non sono tester, non sono modelli, non sono finti. Gino, Enzo, Diego e Andrea. Li potrete guardare in faccia e vi ritroverete nel gruppo.
Ci siete? Partiamo?
Cék
33 commentsQuando più vite non bastano…
Probabilmente saranno pochi i Riders ai quali questo nome dirà qualcosa. Sarre Monti ha corso tra gli anni ‘80 e ‘90. Correva forte, era uno dei più veloci. Troppo, forse, visto che si è visto la morte in faccia più volte, in carriera.
Era uno di quei piloti della categoria “full gas” sempre e comunque. Iniziò tardi a gareggiare, aveva già 25 anni (125 S.P. nel 1986).
Ma nel 1988 fece già una stagione clamorosa nella categoria BOT con la Ducati: titolo italiano, 28 vittorie su 37 gare. Era il numero uno.
Gli valse l’occasione del torneo iridato con la Ducati ufficiale per l’anno successivo, stagione in cui termino all’ottavo posto il mondiale. Poi pure ufficiale Honda (Team Rumi) nei tempi buoni, con illustri compagni di team e rivali in gara di alto livello.
Fasi alterne, un po’ di soddisfazioni, qualche rospo in gola per sè e i team in cui ha militato, e parecchio tempo passato tra bende, cerotti e gessi.
Non gli riuscì mai una stagione “liscia”, dove poter dire: “ecco questo è il potenziale del pilota Monti”. Nel ‘91 primo jolly vero giocato a Zeltweg. Brutta caduta, ne uscì malconcio. Dopodichè il ritorno alle corse fu un po’ sottotono, ma non gli impedì di cercare sempre nuove sfide.
Poteva un pilota così non farsi contagiare dalla febbre Tourist Trophy? Non poteva. E infatti, 1994 sfida all’Isola di Man. Completamente a digiuno del circuito, mentre cercava forsennatamente di impararlo nei giorni di prova, subì la botta definitiva.
Incidente gravissimo, lungo stato comatoso, la lenta ma oramai condizionata “rinascita” e la fine della carriera motociclistica.
Ma non fine della vita, non era ancora l’ora. Quella l’ha incontrata al terzo faccia a faccia, quando ha assunto le sembianze di una Renault. Una settimana esatta fa, su una strada provinciale vicino alla sua Parma, con uno scooter.
Ne ha avute tante Sarre, di vite. Ma non gli sono bastate.
Quel casco con la stella me lo ricorderò ancora.
17 commentsDedicato a… “Lei”. Il Mugello in meno di 2 minuti.
E a quelli che pensano che la moto sia da uomo e le donne non ci azzecchino molto… Ho un’amica, che corre in moto, nel campionato femminile. Si chiama Letizia Marchetti.
E fin qui nulla di che, c’è ne sono almeno altre 20-30 che lo fanno a livello agonistico, in Italia. E qualcuna di loro, alla faccia dei detrattori, talvolta “evade” dal campionato femminile e va “in trasferta” nelle corse di soli uomini.
Letizia, ha recentemente preso parte all’ultima prova del Campionato italiano Superbike (scusate se è poco) con una Ducati del team Crazy Old Man.
Non è fondamentale il pur dignitoso 22° posto, che comunque, le fa onore. Piuttosto attirerei l’attenzione sul coraggio che ha mostrato nel buttarsi in una mischia di piloti così esperti e vi assicuro piuttosto agguerriti.
C’è un altro dato assolutamente degno di nota: Letizia, ha staccato 1′59″958. Al Mugello. Non so se rendo l’idea.
Considerate che è una ragazza normalissima che lavora in una palestra e qualche anno fa si è presa una cotta per le moto.
Solo poco dopo ha iniziato a correre. Era il 2003, o giù di lì… In pratica, oggi ha trent’anni e ha iniziato a 25.
Chi bazzica le piste ed è appassionato di velocità sa il valore di un Mugello sotto i due minuti.
Cosa pensano i Riders e le stesse Riders delle donne nelle corse?
Cék
36 commentsValentino shock: in Ferrari a -1″ da Raikkonen!
Sono sempre stato attratto dagli “scambi” di mezzi tra i campionissimi dei motori.
Cioè, mi ha sempre incuriosito sapere, confrontare, valutare la capacità di adattamento a mezzi totalmente diversi da quelli che un pilota usa abitualmente.
La notizia, stranota, del tempone che ha staccato la Ferrari F2008 n° 46 al Mugello settimana scorsa, ha secondo me dell’incredibile. 1′22″55: solo un secondo più lento del campione del mondo 2007 Kimi Raikkonen.
Neppure il penta iridato dei rally Sebastien Loeb, che ha avuto anche lui la possibilità di provare una F1 (Toro Rosso) è riuscito ad avvicinare così tanto i tempi dei piloti ufficiali. A Barcellona, il seppur bravissimo rallysta, ha girato in 1′22″503, a circa 2,5″ da Takuma Sato sulla stessa auto.
E si che lui, col volante, dovrebbe avere una certa confidenza, seppure molto diversa.
Voi cosa ne pensate?
Cék
16 commentsRiders Bar (5). Motauto: secondo voi è divertente?
Buona settimana a tutti, il quinto appuntamento con il sempre più VOSTRO Riders Bar parte all’insegna di una curiosità… NON NUOVA.
Dopo una fantastica colazione vi sottopongo questo strano oggetto a tre ruote che mai come in questo caso si potrebbe definire un ibrido.
L’avevo visto l’anno scorso al Motorshow e lo rispolvero così per chiedervi un parere. Si chiama Carver One ed è spinto da un motore turbocompresso, 4 cilindri, 16 valvole, di 660 cc. Ha 5 marce e viaggia a 186 km/h.
La particolarità vera è data dall’innovativo sistema idraulico DVC (Dynamic vehicle control) che permette l’inclinazione nonostante la doppia ruota posteriore. In pratica: viaggi protetto (in tutti i sensi) come su un’auto, ma pieghi come su una moto.
Diciamo che io non sono un amante di queste diavolerie e poi per me la moto ha 2 ruote 2 e stop.
Al limite, potrei passarlo come interpretazione moderna del sidecar con una guida più divertente, anzi valutereri questo sistema proprio in quest’ottica.
Ma ciò non è possibile, anche perchè un grande limite di questo veicolo consiste proprio nel suo essere monoposto. L’altra, non indifferente pecca, è che nel traffico secondo me si arena esattamente come una 4 ruote. Non ci sono possibilità di sgusciare…
Infine, poi smetto di tediarvi, mi chiedevo, il motivo per cui come ponte di comando ci sia un volante e non un bel manubrio. E poi perchè sul loro sito sia tradotto in mille lingue tranne che l’italiano. Boh, si vede che non gli interessiamo.
Penso che i Riders dormiranno ugualmente. Se non meglio.
Va bene, buttiamoci a capofitto sul caffè nero bollente. Con la speranza che siano rientrate le nostre adorate Riders Girl, che settimana scorsa hanno latitato e l’atmosfera era diversa. Quasi surreale.
Un saluto a tutti!
NCR Mike Hailwood. Oltre ogni ragione.
Dalla superspecialistica, quanto italianissima (Bologna) NCR il regalo (per modo di dire, per lo meno alla vista) di un sogno.
Trent’anni or sono ci fu un trionfo epocale: un certo Mike Hailwood, detto “The Bike”, conquistò un titolo mondiale all’Isola di Man (Tourist Trophy) con una Ducati 900 SS preparata NCR.
Più che altro battendo il fortissimo quanto favorito binomio Phil Read - Honda.
Il dono di oggi da parte della NCR consiste in questo gioiello a due ruote celebrativo proprio di quell’evento. La NCR Mike Hailwood TT è creata con le migliori parti speciali dell’azienda emiliana, dedicate appunto a questa splendida realizzazione.
Il filo conduttore di questa moto è l’utilizzo di titanio e carbonio. Grazie a ciò si è ottenuto il risultato straordianario di un peso di 136 chili!
Vi basti pensare che il telaio (in titanio, appunto) pesa soltanto 5 chili.
Il motore NCR 1120 cc eroga 130 cavalli e ha tutta la bulloneria e viteria in titanio, oltre a valvole, bielle e intero gruppo di scarico dello stesso materiale.
La forcella è una Ohlins FGR 900, i cerchi sono in carbonio come pure l’intera sovrastruttura.
Per la serie, anche ai Riders piace sognare. Anche perchè, i 12 esemplari numerati previsti per la produzione, hanno un costo appena appena proibitivo: Un “centone” tondo tondo.
Cosa dareste per averla? Vale anche la risposta NIENTE.
PS: Provate poi, se avete tempo, a dare un’occhiata anche a questa… Macchia Nera
Ciao!
17 commentsMorini Scrambler. Dite la vostra!
Non è una nuova entrata nel nostro mondo, anche perchè è da un annetto che si fa ammirare, pur non essendo ancora andata in produzione.
Forse è la volta buona; pare che nel 2009 arriverà… Morini Scrambler 1200.
Un modello che mi ha sempre incuriosito, anche se fatico un pochino ad inquadrarlo.
Nella sua filosofia, più che altro. Piuttosto, la Moto Morini mi sta stupendo per la campagna pubblicitaria che ha in corso, secondo me di buon gusto, pur senza usare “effetti speciali”. Bravi. Ma torniamo a noi. A voi, anzi: cosa pensate di questa moto?
La base di partenza, si sa, è quella della 9 1/2, proprio come per la 1200 Sport. La cosa che più mi intriga di questa moto, e la ruota anteriore da 19″ che, unitamente alle gomme tassellate… Insomma, modello vai dove ti porta il cuore!
Lo stile, firmato da Marabese Design, é un piacevole classico moderno, non scenografico ma gradevole. E poi, quella tabella ovale lato destro…
Altra zona che ispira della Scrambler è il capiente serbatoione da 21 litri, caratterizzato da ampi incavi per rendere più stretta la parte dove si stringe con le gambe.
Ok, nulla di eclatante, però secondo me una sparata su un bel sentierone, con questa moto la si fa volentieri. Meglio se su spazi liberi e aperti, dove Lei possa esprimere tutto il suo italico vigore.
La piega del manubrio sembra consentire un agevole controllo anche su sterrato. Sia ben chiaro che trattasi, queste ultime, di sensazioni in quanto questa moto non l’ho mai provata.
Se non altro, non ha copiato nessuno, questa Scrambler.
In attesa di Vostri graditi pareri.
Cék
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