Archive for December, 2008
Ottavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (9)
…Segue > In testa, spesso, c’era il capitano. Il 13 settembre 1943 la mia pattuglia sostenne a Trani un breve combattimento con i tedeschi, nei pressi della caserma del reggimento Genio di stanza in quella città. I tedeschi fuggirono: in due riportammo leggere ferite, io alla testa, un altro alla mano. In guerra le notizie rimbalzano indietro assumendo in progressione gravità sempre maggiore in relazione alla distanza.
Me ne accorsi quel giorno per la prima volta, quando ritornammo, dopo ore, alla base di partenza. Nel frattempo, grazie alla mia ferita, ero riuscito a farmi dare dal comandante di quella caserma di Trani, un paio di scarponi nuovi: i miei vecchi aprivano le suole come la bocca di un coccodrillo, e il mio capitano non aveva potuto cambiarmele, perché privo di scorte.
La pattuglia, dunque, ritornò nel pomeriggio a Bari: io ero in testa alla pattuglia. Resta, da allora, indelebile in me la prima immagine che scorsi da lontano: la palizzata mobile che chiudeva il posto di blocco era aperta - in mezzo al varco, solo, immobile, in piedi, c’era il mio capitano… Mi aspettava…
Gli giunsi vicino, mi fermai e, ridendo, gli feci vedere gli scarponi nuovi. Non rise: commosso e preoccupato mi disse, seccamente ……..vai subito dal dottore e poi va’ a letto… Poi …Montelungo… Sul fronte di Cassino, l’otto dicembre 1943, il giorno della
Immacolata. Terribile giornata, di dolore e di morte. La seconda compagnia all’attacco: sono molti i morti e i feriti. La richiesta di notizie è frenetica, sconvolgente: Gino? … è morto … Carlo ? … è morto … Attilio ? … è morto … Alfredo ? … è morto…
4 commentsLa Kawasaki si ritira dalla MotoGP. E Melandri?
Vero è che parlare di sfortuna quando si tratta di un personaggio che a 26 anni ha già in tasca qualche manciata di milioni può essere offensivo nei confronti di chi ha problemi seri e veri.
Ma bisogna dire che Marco Melandri, sportivamente, è davvero sfortunato. Dopo un’annata a dir poco disastrosa dove non ha fatto altro che lottare con una Ducati Desmosedici mai digerita (per responsabilità più sua che della moto, secondo me) e l’ingaggio ufficiale da parte della Kawasaki per la MotoGP 2009…
Ecco svanire anche quest’altra opportunità che prospetta un futuro ancora più nero del 2008. Fine della carriera? No, dai. Il ragazzo è ancora giovane ha tanti anni davanti. Mica però che faccia la fine di Poggiali…
Avrei un’idea: allestire per lui una ZX Superbike, già che è in casa Kawasaki, per provare a rilanciare le sue quotazioni (ammesso che si integri fra le derivate di serie) e un eventuale successivo ritorno nel motomondiale…
O, in alla peggio (o meglio), una consacrazione definitiva tra i big della Superbike.
Non so, mi è venuta così. Per quanto riguarda Hopkins penso che possa riciclarsi tranquillamente in USA, un pilota del suo calibro a livello nazionale è un vincente e là si guadagna bene.
Il vero problema è che se si continua così in MotoGP ci corrono in dieci… E non c’è neppure il numero minimo per creare una griglia. Altra cosa certa: mi spiacerà non vedere più le verdone in pista. Anche se quest’anno erano sempre dietro…
Speriamo in bene.
Cék
25 commentsRiders Bar (10): Buon 2009 a tutti!
Un anno che ci ha appena salutato, a testa bassa, per le svariate vicissitudini socio-economico-climatico-politico-religioso planetarie… Che lo ha attanagliato.
E uno nuovo neonato, che parte su auspici mica tanto incoraggianti, stando alle dichiarazioni da parte di coloro che hanno in mano le redini…
Ma lo spirito di noi Riders ci vuole ottimisti e pieni di energia. Sempre meglio che lasciarsi andare allo sconforto, lamentarsi e subire passivamente gli eventi. Ricordiamoci, piuttosto, che intorno a tutti noi, vicino e lontano, ci sono tantissime realtà, famiglie, singoli, bisognosi del nostro aiuto, più o meno materiale; talvolta bastano pure poche parole di sostegno e spinta.
Inevitabile sfociare nella retorica, in questi contesti, ma se non altro proviamo a scovare del colore in questa nebbia.
Sereno e sorridente ZeroNove per tutti i Riders dalla Redazione di Riders
62 commentsOttavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (8)
…Segue > Vi persero eroicamente la vita anche parecchi dei “nostri” bersaglieri motociclisti). Ero lì, seduto alla mia scrivania, gli occhi fissi sul monitor, quando ho letto le parole di un altro dei ragazzi della Terza Compagnia, Leone Orioli, sul predetto sito internet e non ho saputo trattenere le lacrime:
< E venne l’armistizio: all’annuncio radio di Badoglio, la sera dell’otto settembre 1943, ci fu la nostra esplosione di gioia. Intervenne il mio capitano; non potrò mai dimenticare la sua espressione grave e preoccupata, e le poche parole che pronunciò: – Non c’è da esultare… questo è tradimento. Dovremo aspettarci gravi conseguenze…
Non sbagliò il capitano Enea Castelli: io avevo pensato che la mia guerra fosse finita, in
realtà cominciava in quel momento. Il giorno dopo, 9 settembre 1943, il battaglione fu
chiamato a Bari: i tedeschi avevano occupato il porto - noi bersaglieri circondammo i tedeschi: furono necessarie trattative laboriose, ma la decisione dimostrata dal nostro battaglione convinse i tedeschi ad arrendersi.
Così Bari fu liberata. (a Bari è stato eretto un monumento al 51° battaglione bersaglieri, in ricordo della liberazione della città). Fummo poi schierati a difesa di Bari contro possibili, nuovi attacchi tedeschi.
Le truppe alleate del settore adriatico (l’ottava armata) erano ancora lontane. E fu il nostro battaglione a tenere sotto controllo gran parte della Puglia: il contributo della terza compagnia motociclisti fu prevalente, determinante.
Era la sola compagnia dotata di motociclette: con febbrile attività il capitano organizzò un ritmo continuo di pattuglie - veloci puntate in direzione dei vari centri pugliesi tennero a distanza i tedeschi, fino all’arrivo delle truppe alleate: ricordo Acquaviva delle Fonti, Santeramo in Colle, Molfetta, Trani, e le festose accoglienze di quelle popolazioni.
1 commentOttavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (7)
…Segue > Venafro? La cittadina molisana si trova e si trovava a poca distanza dal monte Matese, dove eravamo sfollati noi! Per chi non lo ricordasse, il Matese è il massiccio montuoso che separa la Campania dal Molise, e la fattoria che i miei avevano preso in fitto durante la guerra si trovava appollaiata proprio lì nei pressi.
Finalmente una fonte immensa di materiale che mi avrebbe condotto a saperne di più sul mio bersagliere motociclista! L’Italia del dicembre ’43 era una fabbrica di macerie.
La penisola era spaccata a metà dalla Linea Gustav che i tedeschi avevano predisposto dal Tirreno all’Adriatico tra il Lazio e l’Abruzzo.
Fortificazioni, cannoni e mitragliatrici pesanti. Migliaia di uomini e mezzi. Si combatteva. A nord le truppe germaniche, l’ex alleato, divenuto il nemico da battere dopo l’armistizio del 8 settembre ’43. A sud della linea, gli Anglo – Americani, attestati in Campania e Puglia che premevano per risalire la penisola con i loro carri armati.
Gli americani non si fidavano delle truppe Italiane, prima nemiche, alleate dopo
l’armistizio.
Il Primo Raggruppamento Motorizzato nacque dalle ceneri del Regio Esercito, ed fu l’unico ad essere autorizzato dagli Alleati a prender parte alle operazioni belliche. Nacque a Brindisi il 28 settembre 1943, e conta appena 5.300 uomini. Lo formavano il 67° Reggimento Fanteria Legnano, il 51° Battaglione Bersaglieri (con la 3^ compagnia moto) , l’11° Reggimento Artiglieria, il V° Battaglione controcarri, oltre a una Compagnia mista del genio e i Servizi.
Al Comando il generale Vincenzo Dapino cui succederà il 24 gennaio 1944 il generale Umberto Utili che comanderà successivamente il Corpo Italiano di liberazione e il Gruppo Italiano di combattimento Legnano.
Quando i bersaglieri della Terza Compagnia Motociclisti parteciparono alla liberazione di Bari, e quindi alla sanguinosa conquista di Monte Lungo, (l’altura che sbarra la depressione di Mignano percorsa dalla strada statale n. 6 e dalla ferrovia Napoli – Roma), la lunga battaglia per la presa di Monte Cassino era ormai alle porte (durò fino a maggio del ’44 e costò migliaia di vite umane tra civili e militari.
4 commentsOttavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (6)
…segue > Poi, qualche mese fa, la scoperta. Con l’aiuto del fido nipote, mi sono imbattuto in un eccezionale sito web dal contenuto storico imperniato sulle sanguinose battaglie per la conquista di Monte Cassino.
Non credevo ai miei occhi. A colpi di mouse (si dice così, sostiene Gianfilippo) nel sito “Dal Volturno al Cassino” ho trovato le testimonianze dei protagonisti e persino i diari di guerra di quei tragici giorni.
Ma soprattutto, ho scoperto la storia di quei ragazzi, dei mitici Bersaglieri Motociclisti della Terza Compagnia. Mi è bastato inserire la chiave di ricerca “motociclisti”, per accedere ad un nutrito data-base (si dice così, me lo ha rivelato Gianfilippo che ha studiato le lingue straniere).
Scrive, ad esempio, Giovanni Recchi, un ex “ragazzo” della Terza Compagnia:
< 6 dicembre ’43. Il trasferimento al fronte è stato, per noi della 3^ Moto, un vero
calvario. La colonna si è ben presto sfilacciata su lunghi chilometri, per cui ci siamo potuti riunire nel punto di avvicinamento, oltre il bivio per Venafro, solo nella tarda serata.
La strada era ricoperta da uno strato di fango così alto e tenace da bloccare all’improvviso le ruote delle motociclette, catapultandoci tra l’infernale traffico di mezzi di ogni tipo, brulicante nei due sensi.
Per ripartire dovevamo staccare con le mani sanguinanti e con qualche mezzo di fortuna la mota cementatasi sotto i parafanghi: un calvario! Non scorderò mai
l’attimo di terrore provato quando, in una di tali numerose cadute, mi sono visto i cingoli di un carro armato sferragliare a breve distanza dalla mia faccia prona nel fango…>
Ottavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (5)
…Segue > Intanto, la nonna russava beata con il suo rosario stretto tra le dita ossute. Di anni ne trascorsero parecchi da quella notte.
Forse le preghiere della nonna Angelina servirono a farci sopravvivere tutti. Lei se ne andò serena, a novantasette anni, in una sera d’inverno, tanti anni dopo, mentre vedeva “Canzonissima” sulla sua poltrona di velluto verde.
Mi ritrovai a vivere i galvanizzanti ’50 e quindi i favolosi ’60, mi comprai una Seicento della Fiat e pure la mia prima Moto Guzzi Falcone, l’inizio di una lunga passione. Poi la famiglia, i figli, i nipoti. Mi vennero i reumatismi e un accenno di prostata, i capelli si fecero bianchi, inforcai gli occhiali per i vecchi, e un bel giorno me andai pure in pensione per raggiunti limiti di età. Ma senza smettere mai di andare in moto, beninteso.
E così con tanto di quel tempo a disposizione, e grazie alla pazienza di mio nipote Gianfilippo, per dare un senso alle mie giornate, decisi di imparare ad utilizzare un computer, per dedicare anche alcune ore alla navigazione sul web (oltre a girellare in moto per paesi, ma di questo ve ne parlerò altrove).
E la prima cosa che mi venne in mente, dopo aver controllato “on line” il cedolino della mia rata INPS, fu quella di cercare informazioni sul bersagliere motociclista di quella notte del ’43.
Accade così quando si diventa vecchi. Ci si appiglia ai ricordi, si scava nel passato, nel tentativo di ricucire gli strappi della nostra memoria, per recuperare pezzo dopo pezzo i fotogrammi della vita trascorsa.
Avevo già cercato in libreria, ma senza esito, in verità.
Soltanto cenni. Frammenti inutili. Sui testi scolastici solo cenni. Volevo almeno capire a quale reparto appartenesse il motociclista. Che fosse un bersagliere non v’erano dubbi, ma cosa ci faceva in quella zona, a quali eventi era legata la sua presenza?
Qualcuno mi aveva consigliato la biblioteca nazionale, e ci ero pure andato, ma dopo un paio di giornate trascorse alle prese con colonie di acari, impiegati scortesi (- ma cosa avrà da cercare ‘sto vecchio?) e volumi scritti con caratteri troppo piccoli per la mia debole vista ci avevo rinunciato, tornandomene a casa deluso.
4 commentsOttavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (4)
…Segue > Già, era stata una trovata di quell’astuta di mia sorella, la quale venuta a sapere che i tedeschi stavano deportando in Germania i ragazzi della mia età aveva chiamato un infermiere compiacente per farmi ingessare, in maniera che, vedendomi conciato in quel modo i soldati mi avessero lasciato stare.
E così, da circa due mesi mi portavo appeso al collo un gesso pesantissimo all’interno del quale (grazie a Dio l’infermiere non aveva stretto troppo le bende) riuscivo a
muovere un poco l’articolazione e la mano.
Mentre me ne stavo a rimuginare sull’accaduto, mia sorella mi afferrò per il bavero e mi trascinò di peso in casa: - ei tu, fila di corsa a dormire! – mi urlò con uno sguardo minaccioso. Stavamo stipati in sei in quella camera enorme.
La nonna da una parte, accanto alla finestra, e noi cinque fratelli divisi in due lettoni che componevano una elle il cui angolo era dato dallo stipite della porta. E ricordo che la nonna ogni tanto si svegliava e sussurrava al Signore di non farci morire.
Sul materasso di paglia che frusciava ad ogni movimento fissavo il soffitto altissimo della camera: la mia parte razionale avrebbe voluto bloccare in qualche modo quella motocicletta per riprendersi il pane e metterlo al sicuro nel nostro nascondiglio.
Al contrario, un istinto atavico e prepotente solleticava in me il desiderio di trovarsi in sella a quella moto per correre a fari spenti nella campagna umida di nebbia, per raggiungere la città e riabbracciare i miei cari genitori che non vedevo e non sentivo da mesi, e consegnarglielo di persona il pane che aveva preparato quella matta di mia sorella.
Quella notte, come ho detto, elettrizzato dagli eventi, non chiusi occhio, con il pensiero fisso al bersagliere motociclista. Con il sottofondo dei grilli che da quelle parti facevano baccano anche d’inverno, ascoltai il rombo delle fortezze volanti cariche di bombe da sganciare, e mi parve pure di riconoscere, smorzati dalla distanza, alcuni colpi di cannone provenire dalle alture circostanti.
1 commentOttavio Vinciguerra: “I ragazzi della terza C” (3)
…Segue> C’ero anche io quella sera nell’aia, con mia sorella. Il fratello al quale si accenna nelle righe qui sopra ero io. E quelle righe non sono altro che un breve estratto del diario che scrissi tanto tempo fa in merito ai fatti che accaddero alla mia famiglia durante il secondo conflitto mondiale.
Avevo 17 anni nel ’43 e me lo ricordo bene il borbottio della motocicletta che si allontanava giù per i campi. Maledissi mia sorella e la sua smania di protagonismo. – Sei una pazza, Lucia! – gli gridai tra le lacrime – quello, il pane se lo mangia per la strada, mica lo porta a mamma e papà, vedrai!
Sebbene fossi soltanto un ragazzino, ne avevo viste di atrocità della guerra, e tra qualche mese, se la guerra non fosse finita, io che sognavo di studiare Lettere e Filosofia, di perdermi tra poesie e i meandri del pensiero, sarei stato chiamato alle armi.
Ero frastornato, ma da qualche parte nella mia testa nutrivo una forte ammirazione per quell’uomo in divisa che in piena notte e da solo, a bordo di una motocicletta, stava affrontando un viaggio rischioso. Avevo letto avidamente Salgari e Jack London e questo aveva di sicuro alimentato in me una sana passione per l’avventura.
Ecco, quella sera, sebbene fossi preoccupato per le sorti del “nostro” pane, quel soldato in motocicletta rappresentava il mio eroe. Si trattava di un sentimento contrastante, si badi bene, ma pur sempre forte ed emozionante.
Un misto di timore e rabbia che mescolata alla curiosità tipica dell’adolescente esplose in quella massiccia dose di adrenalina che mi avrebbe tolto il sonno per l’intera nottata.
E in cuor mio – lo confesso - mi vergognavo un po’, per via di quel braccio ingessato, il destro, dal polso fino alla spalla, a protezione di un arto in realtà sanissimo.
11 commentsL’albero dei Riders!
Questo è un altro bellissimo dono che abbiamo ricevuto in Redazione! Il pino di Natale del Riders Bar. L’autrice è sempre lei, la fantastica Yaya: penso si meriti una ola gigante.
Così abbiamo anche noi l’albero dove riporre i doni e i sogni. Ognuno ha i suoi, se volete scriveteli qui sotto, altrimenti pensateli soltanto e riponete il pacchetto anonimo.
L’importante è che siano sinceri e dettati dal cuore. Il motore ‘09 va alimentato anche così, con l’energia della speranza, affinchè l’attuale brutta situazione planetaria si attenui almeno in parte.
Per poi ripartire una volta scalata la marcia, più carichi e generosi che mai.
Aiutiamo chi ne ha bisogno! Un dono così vale più di qualsiasi oggetto prezioso.
Buon Natale a tutti, soprattutto ai più sfortunati.
La Redazione di Riders
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