Archive for October, 2009
Riders 25 (-5). Nelle Marche, su tre ruote…
La terza anticipazione del mese riguarda un itinerario italiano che vi consigliamo. Si srotola nelle splendide Marche ed è stato percorso per voi da Gianni Giorgi, con immagini realizzate da Tommaso Pini.
In pratica, ad autunno oramai inoltrato, viaggiamo per 150 chilometri sulle colline marchigiane, immersi in un panorama che spazia dai piccoli paesi medievali al Mar Adriatico…
L’aspetto divertente e un po’ atipico è che l’itinerario è stato realizzato in sella a un sidecar (marca Frontalini, su base moto Triumph T100), un modo diverso per viaggiare in due. Parallelamente, ma su sue livelli, con il passeggero che, praticamente, si può dire…
In poltrona.
Le Marche in poltrona è la terza anticipazione di Riders 25.
PS questa immagine, a me, passa una voglia irrefrenabile di partire…
2 commentsRiders 25 (-6). Nakano. Già pronto per la nuova strada…
Shinya Nakano ha appena annunciato il suo ritiro dal mondo delle corse.
Dopo un’onorata carriera, vice campione del mondo in classe 250 (2000), una dignitosa presenza in MotoGP e l’ultima stagione un po’ sofferta in Superbike con l’Aprilia ufficiale a fianco di Max Biaggi, Shinya ha detto basta.
E ci si chiede cosa farà “da grande”… Visto che non risulta al momento impegnato nel mondo delle corse… Dove talvolta gli ex piloti confluiscono a fine carriera…
Non vorrà mica starsene a casa a poco più di trent’anni… Infatti, il numero 56 non ha nessuna intenzione di rimanere con le mani in mano. Anzi, già da mesi lavora su un progetto tutto suo: una linea di abbigliamento che porta il suo logo.
In pratica da pilota a stilista. Cosa che non si vede tutti i giorni nel mondo delle corse… E allora eccolo qui, assolutamente irriconoscibile, in una veste inedita che Riders presenta in esclusiva…
Da notare, per altro, il mezzo con cui sta giocando…
In bocca al lupo, Shinya.
4 commentsRiders 25 (-7). Ritmo Sereno Cafe
Parte, come consuetudine, la scaletta delle anticipazioni sul prossimo Riders.
Sarà il numero 25. Il primo pezzo anticipato riguarda un luogo affascinante e lontanissimo.
Si chiama Ritmo Sereno Cafe, ed è una concessionaria in cui vige il culto delle moto classiche. Europee.
La cosa strana, a dispetto del nome e di ciò che contiene, è che si trova in Giappone. Qui, il suo creatore Shiro Nakajima ha unito officina e caffè sotto lo stesso tetto, ha una missione: vuole portare la cultura del nostro continente (motociclistica ma non solo) a Tokio.
Del resto, mica è proprio “fuori strada”, questo astuto giapponesino, visto che in quelle zone, marchi come la Moto Guzzi hanno riscuotono certamente più successo rispetto a qui da noi…
6 commentsIl Tutor anche sulle strade statali!
Ciao Riders, sul nostro sito “consociato” tuttomoto.com abbiamo pubblicato una notizia di oggi, che vi riporto qui sotto:
A 5 anni dalla sua introduzione, il sistema Tutor arriverà anche sulle strade statali. Il dispositivo sarà installato a giungo 2010 in tre punti: la Romea, l’Aurelia (all’altezza di Tarquinia) e presso la Statale Domiziana, nei pressi di Castel Volturno. Al termine del periodo di sperimentazione, previsto per il settembre del prossimo anno, verranno tratte le conclusioni e verrà deciso se estendere l’uso del Tutor anche su altre strade statali.
Ecco, volevo sapere se lo ritenete un sistema utile, davvero efficace e, insomma, se vi infastidisce la sua presenza nelle autostrade ed, eventualmente, se ha senso portarlo anche sulle strade statali…
Per darvi un’idea, una base su cui ragionare, sappiate che nel 2008 è stata dichiarata una riduzione del 20% del tasso di incidenti autostradali. Con il 50% in meno di vittime. Motivo: si rispettano di più i limiti di velocità per paura del suddetto sistema di sicurezza.
E ora, si apra il dibattito…
PS Dimenticavo: da domani, scatta il count down di Riders 25. E insieme, mostreremo, giorno dopo giorno, le rituali anteprime, che sfoceranno, (a -3), con la nuova copertina. A tal proposito, vi annuncio già che farà discutere…
Ci saranno due schieramenti: a favorissimo oppure spietatamente contro.
28 comments1009-22. La moto danza assieme a me tra una curva e l’altra…
Arrivo dalla pista. Amo le moto e ne porto il ricordo su circa 20 ossa rotte. Ma le mie moto, quando mi fermo e le accarezzo… Anche in inverno… Quando le accendo le smonto e le rimonto. Quando le pulisco… E sudo ve lo garantisco…
Ma poi quando mi portano in giro, quando abbasso la visiera, quando mi rispondono come io le ho pensate e mi dicono che ho ragione… Che la soluzione è quella, che loro danzano assieme a me tra una curva e l’altra, quando sento che lei si butta e si affossa nelle curve fino a prendere la corda come un fulmine, a sentire l’asfalto come se fosse una canzone continua! E mi chiede sempre di più, sempre oltre, fino a quel limite sottile tra la terra e il cielo.
Ecco, lì, anche se per poco, io sorrido. Sono felice, mi basta poco, non sono yacht. Non sono docce di champagne, non sono serata al Billionaire. Non sono serate in disco o cose del genere, quelle fregnacce si comprano o si vendono.
Quelle di cui parlo qui o si hanno o non si sa neanche cosa significano.
Sono sciocco lo so, ma sorrido, sto bene, che dire, rinasco attimo per attimo. Anche se ho 47 anni e purtroppo vedo i ragazzi che non capiscono questa passione. Una volta era un gioco. Dai motorini, alle moto e quando accendevi il tuo primo 750…
Che amore, che passione, che gioia! Adesso la gente passa dallo scooter ai 1000 cc senza neanche sapere come e cosa è una moto e dopo due anni la cambiano dicendo che sono annoiati e che la conoscono tutta.
Cavolo! Ci ho messo quattro anni prima di capire bene la mia R1 da gara! Chissà, forse siamo noi gli sciocchi, gli stolti. Ma almeno ridiamo e se ci facciamo, lo facciamo di olio di ricino oppure di benza. E siamo sciocchi (per la gnocca serve un’altra storia!!!).
Ho letto la vostra rivista per la prima volta: bella al 60%. Personalmente eliminerei alcuni ARTICOLI in riferimento a questioni di moda o cose non direttamente connesse al mondo delle moto. Ma devo dare il mio plauso per un atteggiamento interessante, relativo al mondo delle moto che non sia solo prestazioni e pubblicità a preparatori che poi al 90% sono fuffaioli. Purtroppo, ma è cosi.
Che assurdo vero. In un mondo che vuole le cose vi sono persone che cedono le cose. Divertente, ma dopo 40 anni e quindi da solo 7, ho capito che sono proprio le cose ad uccidere. Soprattutto l’anima…
Un cordiale saluto a tutto lo staff di Riders… E un ricordo bellissimo a due persone eccezionali. Non più tra noi, ma che sono icone: Jarno Saarinen e Renzo Pasolini. Due camper, due officine sulle moto. Due molle e tanto amore.
Quei signori lì rimangono nel cuore di chi è sciocco.
( Io corro per correre perchè mi piace correre…)
3 comments1009-21. La prima “bike” l’ha inventata Leonardo!
Tornando al numero di settembre, devo dire che l’idea dei 100 personaggi e i 100 movies della nostra storia è un bel redazionale. Però a questo riguardo vorrei farvi due critiche. Spero le accettiate.
Una, a mio avviso, la più grave riguarda i personaggi. Tutto bello e ben fatto ma quando sono arrivato al Genio dei geni mi sono cadute le braccia nel vederlo liquidato in una breve presentazione che nemmeno un candidato a un concorso pubblico si sognerebbe di fare.
Non è per campanilismo ma è soltanto che lui è il padre dei padri di tutti noi, se vogliamo lo possiamo definire il primo vero BIKER, si proprio cosi Leonardo da Vinci a fatto si che tutto questo bel giochino esistesse e non possiamo certo liquidarlo con tre righe.
Tra le sue invenzioni create tra il 1400 ed 1500 c’era anche la prima vera bike, ufficializzata da Leonardo stesso attraverso un suo disegno.
Sarei ben lieto di ricevervi a Vinci nel Castello dei Conti Guidi dove c’è il museo Leonardiano dove ci sono tutte le invenzioni di Leonardo in scala alcune addirittura reale, Conosciamo Leonardo attraverso le sue opere più famose, ma se visitaste il museo vi accorgereste di quante cose esistenti oggi ha inventato Leonardo.
L’altra critica, più leggera, è quella che tra i 100 cult movie io avrei visto all’interno della classifica il fantamito BRAZIL di Terry Gilliam del 1985. Tutto qui.
Ciao!
2 commentsLa mia prima vacanza in moto… (1)
Ciao Rivista, sono tornato da una settimana da una vacanza in moto mitica. E’ stata la mia prima vacanza in moto, destinazione Stonehenge. Vi allego un racconto del viaggio, fatene quel che vi pare. Mi sono davvero divertito, ho scoperto ancora di pi il piacere di essere Rider.
Ho visto l’Europa e conosciuto motociclisti d’Europa.
Il tutto è nato a maggio, avevamo già abbozzato una vacanza in moto in Corsica, fatta di brevi escursioni, tanto mare, riposo e pesce. Poi ci si è messo mio babbo che coi suoi amici è andato 10 giorni in giro per Spagna e Portogallo, in moto.
A quel punto, una sera di maggio, in un Pub di Ravenna, ho lanciato l’idea: “e se cambiassimo vacanza ed andassimo a Stonehenge?”. Una settimana per metabolizzare la cosa e poi è cominciata la preparazione.
I protagonisti:
- Io
- Il Divoratore
- Johnny Got The Blues
- DiscoLady
- Testa di Melone
Le moto: Transalp XL700 (Mia); Kawasaki Versys (Divoratore); Trumph Bonneville (Johnny Got The Blues).
Parte della preparazione è stata anche fisica, corsetta serale per me è il Divoratore, per essere pronti ai 4000km conmoto cariche e Zavorrine. Poi abbiamo abbozzato il percorso, scegliendo di fare l’andata attraverso Svizzera e Francia ed il ritorno attraverso Belgio, Germania e Austria.
Abbiamo definito le regole: partenza la mattina entro le 9.30, tappe di max 300/350km, arrivo sempre entro le 17.00. Ognuno ha indicato un paio di cose che voleva fare, vedere e abbiamo lasciato libero il resto.
No commentsLa mia prima vacanza in moto… (2)
Il primo giorno ci siamo sparati fuori dall’Italia, attraverso il passo del San Gottardo, fino ad Altdorf. Il fisico ha retto a questi primi km, il caldo e un po’ di traffico, l’entusiasmo era alto anche perché in questa piccola cittàsvizzera ci siamo imbattuti in una festa animata e vivace.
Dopo poco mi rendo conto di essere già passato da Altdorf quasi 10 anni prima, quando con mio babbo andammo in Svizzera per vendere castagne ai supermercati. La riconosco proprio da un supermercato. Il primo ma non l’unico tuffo nel passato. Le moto erano pesanti ma pian piano anche in questa versione diventavano famigliari, anche se nei tornanti le mie borse laterali erano molto vicine all’asfalto.
Il giorno successivo pioggia e cervicale hanno messo a dura prova il nostro fisico, fortunatamente avevamo km di vantaggio sul percorso ideale e siamo arrivati a Strasburgo. Lungo la strada abbiamo cominciato ad assaporare gli spazi ampi e distesi della Francia che ci avrebbero accompagnato fino a Calais.
La Francia è così, tranquillizzante, km dopo km ti si presenta uguale e i cambiamenti sono talmente graduali che ti ritrovi da bosco a campagna pensando di essere nello stesso posto. A Strasburgo cenetta alla Volpe Parlante, giro per la città europea e rientro in albergo.
Cominciamo ad assaporare il sapore del Nord, queste città vive, piene di iniziativa e voglia di godersi l’estate.
La mattina dopo colazione in un bar e la fatale distrazione, magari per la foga di gustare un ultimo espresso: unmarsupio dimenticato sulla moto per pochi minuti ci è stato portato via. All’interno cellulari, soldi, documenti.
Il Divoratore era distrutto, meditava di rientrare, di abbandonare la missione al terzo giorno. La cosa peggiore che mi è capitata di vedere in vacanza è stata un amico disarmato, abbattuto, che non riusciva a trovare alternative. Il morale era a terra, non c’erano soluzioni, solo far denuncia e sfruttare la carta di credito di Testa di Melone (compagna del Divoratore) per tornare.
Poi il sequestro emotivo passa, la mente si schiarisce ed il Divoratore passa dal problema alla soluzione.
Fa la denuncia alla Gendarmerie, corre in ambasciata, si fa spedire dei soldi attraverso Wester Union. Mancano ancora i documenti ma con la denuncia forse si può tentare di arrivare almeno a Calais. L’entusiasmo non è tornato ma il rientro è scongiurato.
La mia prima vacanza in moto… (3)
L’indomani ci aspetta una sosta a Metz per andare in ambasciata. Strasburgo – Metz è una corsa contro il tempo, arriviamo ad ambasciata aperta e noi abbiamo un po’ di tempo per goderci la città che però meriterebbe più attenzioni e più tempo. Aspettiamo il Divoratore di ritorno dall’ambasciata. La novità è che in Inghilterra non può andare, mannaggia.
In compenso ha una lunga lista di ambasciate e consolati in Europa da contattare, la speranza ancora c’è. Proseguiamo quasi sospesi attraverso l’infinita campagna francese, bellissima, con il grano appena tagliato che forma dune che sembrano deserto e alberi isolati e coraggiosi. Il caldo penetra nei nostri giubbotti e si fa sentire, ci fermiamo lungo la strada per goderci un po’ d’erba e poi arriviamo fino a Verdun per una bevuta rinfrescante.
Questa zona è piena di campi di battaglia della grande guerra, ogni paese che attraversiamo ha la sua dose di sofferenza e ricordo. Arriviamo a Reims, stanchi per il lungo giro. La città un po’ ci delude ma forse è solo l’umore. In compenso ci stupisce un suo abitante, che ringrazio ancora, che si offre di farci strada fino ad una zona con alberghi.
Un ragazzo giovane, con l’aria un po’ sperduta e un po’ stordita. Comunque una persona gentile, non sarà l’unica del nostro viaggio. La sera il nuovo piano si delinea: arriviamo a Calais, il Divoratore ci aspetta mentre noi passiamo tre giorni in Inghilterra e poi torniamo sperando che Shengen ci permetta di passare inosservati in Belgio e Germania, per non stravolgere il ritorno.
Nella mia testa invece comincio già a pensare a come rientrare passando dalla Francia, si può fare. Proprio mentre cominciamo a convincerci delle soluzioni, i problemi si schiariscono ulteriormente e a Stella Plaige, fra un bagno di sole ed un fritto nasce una nuova idea: il Divoratore chiama casa e si fa spedire a Calais il passaporto via DHL.
Saliamo in moto con nuovi sorrisi e bruciamo la strada fra Stella e Calais lanciando un veloce sguardo a Boulogne sur Mer e agli scorci di Manica che ogni tanto intravediamo. La sera siamo a Calais, il passaporto è atteso domani, cominciano le ipotesi, ritorniamo ad essere frizzanti. Nel frattempo Johnny si è ritagliato un paio d’ore per godersi la costa del Nord della Francia, alla ricerca di un faro da fotografare.
No commentsLa mia prima vacanza in moto… (4)
La ricerca ha portato poco ma ci racconta di strade belle e tortuose, di quelle che è divertente fare a moto scarica. Col passaporto sarà possibile andare in Inghilterra anche se manca sempre la patente. Ormai il rischio val la pena di essere corso. Nel frattempo giriamo Calais città di mare con sottofondo di gabbiani e gente di porto. Pesce, carne e molto fritto.
E’ il Nord della Francia. Scopriamo anche una mostra fotografica dedicata all’ambiente, bella, significativa, allarmante.
Ora che siamo di nuovo a regime decidiamo che l’andata in Inghilterra sarà in traghetto mentre il ritorno con l’Eurotunnel.
Il giorno dopo, il sesto del nostro viaggio, saliamo sul traghetto, direzione le bianche scogliere di Dover. Superare gli ostacoli fa crescere l’entusiasmo, l’impresa è ogni giorno più fattibile. Arriviamo a Dover e, per prendere dimestichezza con la guida a sinistra, decidiamo di percorrere qualche miglio e di alloggiare ad Ashford. La guida a sinistra all’inizio è problematica ma dentro al casco penso che in macchina, con l’impostazione di guida a sinistra, sarebbe molto peggio.
Ad Ashford troviamo alloggio in un pub dopo che la signora che lo gestisce ha fatto traslocare alcuni avventori per farci posto. Di colpo, l’idea di dormire in un pub ci trasforma da trentenni a ventenni. Ashford non piace più di tanto, quella sera pare una città fantasma.
Le nostre camere ed i bagni sono quanto meno particolari, da ventenni ci sentiamo di colpo cinquantenni lamentosi. Ci laviamo in maniera avventurosa e riusciamo ad essere pronti per la sera. In guiro non succede quasi nulla, l’animosità delle città che abbiamo incrociato da Altdorf in avanti contrasta con questo primo scorcio inglese.
Solo il nostro pub è vivo, è una serata microfono aperto per tutti i suonatori e birra a fiumi per gli astanti. Ci stringiamo attorno ad un tavolino avvolti nell’Amuchina, siamo pur sempre nel paese della febbre suina. Un ubriacone che si invaghisce di mia moglie anima un po’ la mia serata, ma è innocuo, conclude semplicemente dicendo che sono un uomo fortunato. Ha ragione.
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