Archive for December, 2009
1209-21. Vi dico la mia su EICMA 2009
Buongiorno ragazzi, chi vi scrive è un appassionato e praticante offroad, uno che ha nella moto la sua passione più sfrenata. Ah, sono anche un vostro abbonato. Premetto che non ho mai scritto a una rivista.
L’idea nasce da una mail (della quale vi riporto qui sotto lo spezzone principale) scritta di botto appena tornato dal Salone di Milano e indirizzata a un mio amico, nonchè notissima persona del mondo offroad.
L’sms ricevuto da lui sabato sera diceva: <<Asino! Sto ancora ridendo, gira questa mail a Riders>>.
Detto, fatto, nella mail comunicavo in toni scherzosi e leggeri quelle che sono state le mie impressioni riguardo a EICMA 2009. Eccola:
<<Che delusione la Fiera… Tutti cinesi, indiani, pakistani. Tante cazzate… Nessuna novità interessante e repliche di Vespa, quad, enduro, persino tute, guanti e stivali dall’oriente. Tarocchi su tarocchi. Un bazar!
Ma soprattutto pochissime belle ragazze giuste… Ma solo gran cancelli! La crisi è crisi in tutti i settori! Allo stand della K, come al solito pochi fronzoli e si bada al sodo: come standista Arnaldo Nicoli!
KTM 350 una favola, sembra finta tanto è parfetta; Morini Scrambler, bel ferro… Peccato che costi 13000 euro e appena esci dalla vetrinadel concessionario lui stappa un Sassicaia e tu hai perso già 8000 euro appena metti la seconda!
Harley V-ROD Muscle nero opaco da cinghiale con la C maiuscola. Bella vera! La Beta non è brutta da vedere però già come lo era la vecchia sembra un K 520 del 2001 più modeno. TM Orgoglio italiano, le moto sono fatte da Dio. Solo per intenditori. Suzu RM450 stradale di Valenti; non male, l’erede del DRZ è tutta un’altra storia. Nessuna novità esaltante, però. BMW 450 è bella, ma forse il motore Kymco lo lascio al cinquantino della mia donna delle pulizie. Che è meglio, lei lo sfrutta!
Stand Akrapovic; pochi commenti, caspita come lavorano! La moto stilizzata in titanio, poi…
Ducati? Zero. Poche emozioni, la motard nuova può piacere solo a Vanossi (noto Bisnessmen della Brianza).
Aprilia SBK; da paura! Anche il cross fa la sua scena. Esteticamente mi piace molto.
MV: solita roba, sempre la solita minestra.
Kawa e Suzu una tragedia; moto per nativi del centro sud e isole (cross/enduro escluse). Il resto dei marchi sono nella norma; un plauso a CRS Milano per la Vun e la Duu. Investire in un progetto così di nicchia in un momento del genere… Tanto di cappello!
Nessun sussulto, nessuna emozione. In una parola, triste! Se non fosse stato per il pass stampa francese a mio nome piovuto da internet (premetto che il francese non lo parlo e a Parigi sono stato un paio di volte con mia nonna che avevo 15 anni) la scelta giusta sarebbe stata quella di seguire Honda e Yamaha; “stei et om”>>
Vi ringrazio in anticipo se pubblicherete questa lettera
Ciao!
Mattia
7 commentsIl mio racconto… Per un amico
Avevo dedicato questo racconto a Riders. Oggi ho cambiato la dedica, non perchè Riders non la meriti, ma perchè mi è appena giunta la triste notizia della prematura scomparsa di un caro amico, Andrea Rosso, che di passioni forti ha fatto piena, forse troppo, la sua vita.
La dedica, quindi, va senza dubbio a lui che quando andava per mare, che era poi anche il suo lavoro, mi lasciava la sua moto perchè ne gioissi anch’io, mentre lui seguiva il suo sogno da troppi non compreso.
Sono certo che per questo, non me ne vorrete.
Grazie.
Cordialmente,
Mario Vocaturo
2 commentsIl mio racconto… Per un amico (1)
>Segue I momenti della mia vita in cui ricordo mio padre senza una moto, sono davvero pochi. Per motivi legati al suo lavoro, lui, mia madre ed io, abbiamo vissuto in posti e paesi diversi e con le case ed i luoghi, cambiavano spesso anche le moto. Nuove o usate che fossero non importava, ma non era possibile pensare che dove c’era mio padre non ci fosse anche una moto.
A mia madre, motociclista anche lei nei primi anni di matrimonio, la passione era però passata con la mia nascita che, a suo dire, aveva reso troppo forte per una mamma, la paura del pericolo, che neanche ragione ed esperienza potranno mai annullare. Lei però, non aveva mai ostacolato o limitato mio padre, non avrebbe potuto amarlo tanto diceva, e togliergli quel sorriso che aveva lui nell’anima forse più che sul viso, quando saliva in sella.
Vicino ai sessanta anni, a mio padre non era bastato neanche più usare la moto tutti i giorni per andare e venire dall’ufficio con ogni tempo e in ogni stagione o per partire il fine settimana per guidare anche mille chilometri di curve sulle Alpi. Per qualche anno, lo prese allora la pista. In quel periodo, quando tornava da un pomeriggio di turni, gli brillavano gli occhi e non smetteva di dirmi che chi non ha mai messo giù il ginocchio in pista, ha perso qualche cosa di molto vicino alla felicità pura. Segue>
No commentsIl mio racconto… Per un amico (2)
Segue> Non smise mai però di pensare e di parlarmi, di quello che diceva, essere il suo vero sogno di motociclista, fare in moto, il giro del mediterraneo. Quando me ne parlava, vedeva già i posti, dove sarebbe stato, aveva nel naso i profumi che avrebbe respirato, negli occhi i colori del cielo che avrebbe avuto sopra di lui.
Sotto questo sole siamo tutti uguali diceva, tutti dobbiamo mangiare, amare, vivere e morire. Se avrai sempre presente questo figlio mio, non avrai mai problemi con la gente, anche viaggiando da solo in posti così diversi, così lontani dalla tua cultura. Già, rigorosamente da solo, perché non gli piaceva aspettare o farsi aspettare.
In moto diceva, si va da soli, il compagno che ha il tuo stesso ritmo, è una perla rara e il passeggero, è comunque una palla. Odiava quelle diavolerie moderne, come le chiamava lui, che ti mostrano prima che strada devi fare. Vuoi mettere il gusto di fermarti per chiedere indicazioni? Nessun aggeggio elettronico vale quanto la parola di un uomo e poi c’è sempre la carta stradale che divora la tua fantasia. Segue>
No commentsIl mio racconto… Per un amico (3)
Segue> La moto è libertà pura, la meta del giorno è come la strada, la scopri curva dopo curva e agli inconvenienti, si fa fronte quando si presentano, basta essere preparati per farlo, nel corpo e nella testa. In sella, sei un cavaliere solitario che va verso l’ignoto, solo con il tuo onore, il resto, sono tutte stronzate.
Potendo permetterselo, decise a un certo punto di comprare una moto che intendeva adattare per realizzare il suo sogno. Aspettava la vicina e meritata pensione, e che io avessi almeno, impostato la mia strada, poi diceva, sarebbe partito. Stimava in un anno il tempo necessario per quel giro, ma non voleva darsi un termine, ci avrebbe messo il tempo che ci sarebbe effettivamente voluto.
Da quando ho avuto l’età della ragione, lui mi aveva sempre coinvolto in tutte le sue storie di moto, dalla manutenzione ai progetti dei viaggi. Io ho poi cominciato a guidare la moto ovviamente, grazie a lui, ma forse per le troppe cose come le ragazze o gli amici, che mi tiravano altrove, la passione come la intendeva lui, non l’avevo ancora. Segue>
No commentsIl mio racconto… Per un amico (4)
Segue> La moto che comprò per realizzare il suo sogno e che custodiva nel box officina, l’abbiamo però montata e smontata assieme non so quante volte. C’era sempre qualcosa da fare, qualche piccola modifica, le ultime migliorie. Lui sosteneva che per certi viaggi, era necessario saper fare di tutto sulla moto, da smontare un copertone alla carburazione compresa, perché per il motore, rigorosamente bicilindrico, di elettronica non aveva voluto sentirne parlare fin dalla scelta iniziale.
Mancava poco alla sospirata pensione, la moto era in pratica pronta, bella come una stella, come la prima che appare nel cielo, per usare le sue parole. Sotto quel cielo però la sua stella si spense di colpo, un giorno che non avendo niente da fare si era messo tranquillo a leggere un libro. La vita è proprio strana, un uomo così pieno di energia, chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe morto in poltrona.
Da allora è passato qualche anno e nel frattempo, la sua moto di tutti i giorni è diventata la mia. Quell’altra, è rimasta nel box salvo le poche uscite che ho fatto per tenerla “in forma”, perché di venderla, non se ne è mai parlato. Piano piano, la passione è poi arrivata, mi ha portato a fare le cose che faceva lui e a capirne meglio le emozioni. Segue>
No commentsIl mio racconto… Per un amico (5)
Segue> Che cosa vuole dire guidare dieci ore il giorno e lasciarsi poi andare al più dolce dei sonni in una piccola tenda a lato della strada. Guardare il serpente d’asfalto che si snoda sotto di te stando seduto vicino a una nuvola. Sentire che l’aria di una notte d’estate sul tuo viso può essere dolce come una carezza d’amore.
Da poco ho finito anche gli studi, ma la mia strada non so ancora bene quale sarà. Forse sto ancora cercando di capire il senso delle cose, almeno di alcune. Come il senso del rapporto tra padre e figlio e se un sogno può spiegarlo. Un sogno non si ferma neanche davanti alla morte se no che sogno sarebbe. Forse il senso di quello che hai voluto insegnarmi è proprio questo, non smetti di vivere se hai saputo sognare e lasciare ad altri un sogno, qualunque esso sia.
Va bene papà, lo faccio io quel giro. Respirerò io quei profumi che tu hai solo immaginato e vedrò io i colori diversi di quel cielo sotto il quale siamo tutti uguali. Il sogno che ti ha riempito l’anima così a lungo è ancora nella musica del motore della tua moto, bella come una stella, che ora sono sicuro, mi porterà lontano.
11 comments1209-20. In moto ho paura; mi faccio la Vespa…
Ciao Riders, volevo farti un quesito da motociclista a motociclista; per me è molto importante. Ho deciso di vendere la mia moto per andare a finire su una Vespa 300S.
Perchè? Mi chiederai… Perfetto, tutto è cominciato questa estate; nel mio Appennino Reggiano ho avuto delle “sensazioni” che mi hanno fatto riflettere, la strada si è presa si è presa, e io mi sono chiesto se tra posti di blocco con patenti che volano via come coriandoli, strade in condizioni pietose, limiti di velocità senza senso, eccetera, fossi ancora idoneo a circolare per strada in moto…
A 25 anni andavo in moto con la paura… è possibile?
E’ possibile, io che mi sono rialzato in una settimana dopo aver avuto un trauma toracico (incidente in moto con una donna che non aveva rispettato la precedenza) sia cambiato al punto di andare a “rifugiarmi” su uno scooter?
Sognavo la Harley “Iron”, ma la crisi (e le suddette paure) mi hanno stroncato le velleità e allora ho ripiegato sulla Vespa. Anche perchè mi è sempre piaciuta…
A questo punto, mi chiedo e vi chiedo: è possibile essere Riders come voi in Vespa? Vi ammiro tanto, tant’è che mi sono abbonato subito appena vi ho scoperto.
Confido in una risposta anche se non la pubblicherete..
Grazie mille,
Simone
Riders Bar 61. Un Super Riders!
Buona settimana a tutti, questa che sarà l’ultima del 2009, qui al Riders Bar! Il prossimo appuntamento, quindi, sarà nel prossimo anno, con la speranza che sia migliore su tutti i fronti e soprattutto per tutti!
Ne parlavamo giusto settimana scorsa dell’eventualità del rientro in F1 di Michael Shumacher, delle sue eventuali motivazioni e in questa sede ci sono stati pareri abbastanza discordanti su tale opportunità.
Poi è arrivata la conferma, con tanto di cifre e dettagli contrattuali. Proprio negli stessi giorni è arrivata un’altra notizia, con ben meno clamore, di un altro rientro alle corse.
Quello di Franco Picco alla Dakar! Si, l’ex campione di motocross, che terminò l’onorevole carriera nei rally ad alti livelli, ha deciso di ripresentarsi; piccolo dettaglio, di anni non ne ha 40 come Shumi, ma ben 54!
Non sto a spiegare quanto sia impegnativa la partecipazione a una Dakar in moto… Chi mastica di fuoristrada e in particolare di rally sa bene cosa significhi affrontare una avventura del genere. Ore e ore in condizioni durissime a velocità molto elevata, con la soglia di attenzione sempre al massimo in quanto disciplina decisamente pericolosa per via di innumerevoli insidie.
Insomma, ci vuole una preparazione psicofisica che difficilmente è richiesta in altre discipline motoristiche; per non parlare della motivazione, quella necessaria per affrontare fatiche quasi disumane, riposando pochissimo e vivendo anche il riposo fra i disagi. Non è da tutti.
Picco partecipò alla sua prima Dakar un quarto di secolo fa. Ora ci riprova, in sella a una Yamaha WR450F. In bocca al lupo enorme, grande a Franco, e complimenti per lo spirito.
La sua impresa, solo per il coraggio di presentarsi al via, per quanto ci riguarda merita il premio Super Riders 2010! Non diciamo che oscurerà la notizia di Shumi, ma… Insomma, questa è un’altra cosa. Anche perchè, pur rischiando ancora di più, non diventerà certo ricco, Picco, per la partecipazione alla prossima Dakar.
E voi, Riders, avete altri nominativi da suggerire i quali meriterebbero a vostro parere il premio Super Rider?
227 comments1209-16. Ci sono rimasto male…
Mi chiamo Federico, ho 18 anni e come tanti altri rincorro il sogno della moto (un vero sogno la CB 400 Four) e della vita “rider”. Vi ringrazio di cuore per il vostro giornale, l’ho scoperto da poco ma ammetto che l’ho subito adorato! Però, ragazzi ci sono sono rimasto male quando non ho trovato il titolo “On the road“ e il nome Jack Kerouac nel servizio di agosto sul vostro viaggio coast to coast USA…
Ritengo che sia uno dei racconti di vita (vera) più Riders che abbia mai incontrato, anche se viaggiavano a bordo di vecchie Buick e non in sella al chopper di Peter Fonda! Vorrei salutare Fernanda PIvano e ringraziarla per tutto ciò che ha fatto per trasmettere all’Italia quella cultura beat (ma anche riders) con cui Ginsberg, Kerouac o anche il nostro DeAndrè mi hanno tanto affascinato e spesso anche angosciato.
Federico
