Archive for November, 2010
Riders 37 (-6). Rossa & Rossi
Il simbolo della moto sportiva italiana nel mondo? Ducati. E Ducati Corse rappresenta la migliore capacità italiana nella gara più combattuta, la MotoGP. Nella stanza dei bottoni c’è Filippo Preziosi, che ci ha parlato della prossima avventura con Valentino Rossi e svelato come si possono battere i giapponesi.
Il resoconto di questo viaggio all’interno del reparto corse di Borgo Panigale vi proietterà in un posto magico, accompagnati da Maurizio Gissi con le immagini di Gigi Soldano. Lo trovate a pagina 92, su Riders 37
33 commentsRiders 37 (-7). C’era una volta il Fastcross
Inizia il conto alla rovescia per il prossimo numero di Riders, il 37. Il primo articolo riguarda una storia, quella di una gara e di una pista che non esiste più. Abbandonata, scomparsa dai magazine, un tracciato che divenne un mito per la sua bellezza, per la cura dell’ambientazione e per le caratteristiche tribune fiorite. I piloti americani correvano ad Arsago Seprio, in provincia di Varese, per gli appassionati italiani il sogno a stelle e strisce aveva un nome: Fastcross.
Tra gli anni Ottanta e la fine dei Novanta l’Italia sbandierava la sua eccellenza con le ruote tassellate grazie alla passione della famiglia Saporiti, imprenditori nel settore dell’arredamento che riuscirono a dare notorietà al Motocross made in Italy. Oggi tutto questo non esiste più. Riders è tornato su una terra piena di ricordi e, a pagina 66, la racconta con parole e fotografie che descrivono desolazione, politica, interessi personali, burocrazia… tutto quello che sport e motori non dovrebbero essere.
25 commentsRiders Bar 109. Più moto, meno calcio!
Buona settimana dalla redazione, impegnata per la pubblicazione di Riders 37: oggi iniziamo a svelare le anteprime con i primi contenuti del nuovo numero.
Lo scorso weekend è stato infiammato dagli enduristi al Palasport di Genova e dai piloti di Motard nell’ultima prova iridata che si è svolta in Spagna, al circuito Portaventura di Salou. Sabato sera 27 c’è stato l’ Enduro indoor: spettacolo di alto livello, percorso ben studiato e impegnativo. Ha vinto di mestiere il pilota finlandese Mika Ahola, ma il re della serata è stato ancora una volta il polacco Taddy Blazusiak, uno che sa esaltare il pubblico e guida sempre al cento per cento, anche se è in testa alla gara calcola poco e spinge tanto buttando via il successo finale come ha fatto sabato sera. Ma è lo spettacolo quello che conta, e gli appassionati presenti hanno apprezzato.
Domenica 28 c’è stata invece l’ultima prova del campionato del mondo Supermoto con i due alfieri della TM Thomas Chareyre e Davide Gozzini, appaiati in classifica a giocarsi il titolo. Purtroppo, ha avuto a meglio per soli due punti il francese, al pubblico italiano è rimasta la consolazione del trionfo dell’azienda pesarese.
La copertura televisiva è stata adeguata per la gara di Motard (Sportitalia2 ha trasmesso le tre manche), meno per l’Enduro. Palasport pieno, ok, ma chi non era a Genova si è perso le gesta sportive di questi eroi. Ci chiediamo: oltre alle mille telecamere puntate su altrettante partite di calcio che hanno monopolizzato l’intero weekend di sport, perché non dare visibilità anche a eventi interessanti come l’Enduro?
Riders Weekly 50. Beta Urban 125
Le domande che arrivano più spesso in redazione riguardano la scelta della moto per spostarsi in città in alternativa allo scooter. Ancora una volta la risposta giusta arriva dal fuoristrada, anzi dal Motoalpinismo, perché la Beta Urban 125 che vi proponiamo deriva direttamente dal modello Alp. È costruita dalla Betamotor, a Rignano sull’Arno, in Toscana. Ha la leggerezza di una mountain bike con il motore, al punto che in sella a questa piccola scrambler la città diventa più divertente.
Il motore Da un monocilindrico a quattro tempi da 125 cc bisogna aspettarsi una cosa sola: che porti in giro senza fermarsi mai e consumi poco. La Urban si sveglia con un suono allegro ma educato, è pronta e dolce sin ai bassi regimi, scala con fatica i cento all’ora, e non può accedere ad autostrade e tangenziali, inoltre consuma veramente poco: con cinque euro di benzina abbiamo girato tutta la settimana in città.
In movimento La sella in stile trial, bassa e molto stretta, il manubrio largo, le ruote da 19 e 16 pollici e i cento chili di peso a secco rendono la Urban agile in ogni situazione. Efficaci le sospensioni e il reparto frenante, anche se quando si è grandi e grossi, la stabilità e la tenuta dell’avantreno non bastano mai.
Come guidarla Da anarchico puro, con tutto il rispetto per il Codice della strada. Più che per le evoluzioni, la Urban è eccezionale nel risolvere i problemi. Si infila fra un’auto e l’altra nelle code al semaforo, digerisce le buche e il pavé e, quando non resta altro da fare, salta cordoli e marciapiedi come nulla fosse.
Da guardare Ha stile da vendere. Resta fedele alla matrice da motoalpinista, però è moderna e affilata come una naked e risolve il bisogno di dove stivare documenti, computer o piccoli oggetti, con la borsa laterale in optional. All’ora dell’aperitivo non sfigura certo, ma se solo fosse verniciata in verde militare o nero opaco anziché in rosso e nero, avrebbe un’altra classe.
Conclusioni Beta la definisce una playbike per la sua predisposizione a far divertire chi la guida, e lo sarebbe davvero con qualche cavallo in più, ma per questo c’è sempre la versione da 200 cc o al limite c’è la M4, una motard urbana di 400 cc. La Urban può essere considerata sia una nave scuola per il figlio sedicenne al debutto in moto (costa 3.750 euro), sia l’ora d’aria del padre. Specie quando, fra casa e lavoro (o il bar), c’è una scorciatoia sterrata…
Riders Bar week end. Forza Gozzo!
Buon fine settimana a tutti! Tra oggi e domani ci sono tre eventi sportivi degni di nota: il campionato del mondo Enduro indoor sabato sera, al Palasport della Fiera di Genova, dove i migliori piloti della specialità si daranno battaglia in un percorso artificiale molto spettacolare tra luci ed effetti speciali in stile freestyle. Un evento che merita di essere visto dal vivo. Per tutti, fidatevi! Per vivere il fuoristrada non da spettatore ma da protagonista potrete invece andare domenica 28 alla 3a Sagra del Tassello a Costa Lambro (MB). Per partecipare basta la licenza Promosport. Il terzo evento è un po’ più lontano, in Spagna, a Salou, al Portaventura circuit. L’ultima prova del mondiale Supermotard!
Attenzione perchè qui c’è aria di iride italiana perchè in testa alla classifica ci sono Thomas Chareyre e Davide Gozzini! Sapete qual è il bello? Che entrambi guidano TM, una moto che più italiana non si può, così comunque vada ci sarà un po’ di azzurro nel titolo 2010: che sia per il pilota o per la moto che guarda caso è proprio azzurra. Mi raccomando, allora, domenica 28, dalle ore 15, su Sportitalia, ci saranno le tre manche del GP di Spagna!
Ovviamente, tutti in coro, forza Gozzini!Ci ritroviamo tutti al Riders Bar lunedì, per festeggiare!
5 commentsViva il 350? Ora c’è anche la Beta!
Nel fuoristrada, la cilindrata 350 rappresenta il nuovo che avanza. KTM quest’anno ha fatto bingo nel mondiale Cross MX1 con Tony Cairoli e immediatamente dopo è stata estrapolata la versione enduro della SX350F, la sua moto da gara. Ma ora anche un altro marchio percorre questa innovativa via.
La Betamotor di Rignano sull’Arno, in provincia di Firenze, da qualche anno si occupa anche di Enduro e per il 2011 presenta la nuova RR Enduro 350 4T, derivata dalla 250. Il costruttore ci tiene a precisare che ha iniziato a produrre parte dei motori in proprio, dopo un primo periodo in cui si era affidato quasi totalmente alla Casa austriaca. In pratica, con la 350 si ha il vantaggio di un motore dal giusto compromesso tra la possenza di un 450 cc, senza che sia così scorbutico e impegnativo, con l’agilità e la facilità dei 250. Riducendo così il limite di questi ultimi: erogazione non così corposa ai bassi regimi. Morale? Più divertimento, soddisfazione e meno fatica. La moto sarà disponibile all’inizio del 2011 al prezzo di circa 8.450 euro.
5 commentsLe mie prime 200 miglia (1)
Pubblichiamo una lettera racconto che ci è arrivata in redazione. Un modo per condividere con noi e con tutti voi lettori una bellissima esperienza. Di quelle che lasciano il segno indelebile.
Le mie prime 200 miglia in Harley-Davidson
La moto la recuperiamo a Las Vegas una domenica mattina, dopo un paio di settimane trascorse girovagando in auto tra l’Arizona, il Nevada e lo Utah.
La sistemazione dei bagagli ci porta via più di un’ora, ma riusciamo a caricare quasi tutto, sotto lo sguardo incredulo ed un po’ preoccupato del commesso dell’agenzia di noleggio: sulle auto le cose si possono semplicemente appoggiare, in moto, invece, ogni oggetto ha un suo posto preciso, ci vuole solo un po’ di pazienza per trovarlo.
Il caldo è bestiale e mi coglie impreparato. Le prime trenta miglia in mezzo al nulla, dopo una notte quasi insonne e con mezza bottiglia di acqua in due, mi fanno rimpiangere l’auto appena abbandonata: “Cavolo, ma ci sarà un distributore? Ma quanto pesa ’sta moto?”. Rimugino nella mia testa e, intanto, mi accorgo che non posso togliere le mani dal manubrio perché per il troppo carico, s’innescherebbero ondeggiamenti poco gestibili.
No commentsLe mie prime 200 miglia (2)
Mi volto per un attimo, ma gli occhi perplessi della mia compagna non mi sono d’aiuto. Troviamo la nostra oasi dopo circa un’ora, ci scoliamo quasi un litro di acqua mentre ci godiamo un po’ di aria condizionata. Attraverso il vetro, però, non posso fare a meno di guardare la moto e di capacitarmi di quanto sia figa in questo contesto: è una Harley-Davidson Road King ultimo modello, nera, senza un graffio, parcheggiata con il bloccasterzo sembra che guardi il distributore di carburante.
Facciamo il pieno e ripartiamo. Dopo un paio d’ore siamo immersi nella piscina di quello che per oggi sarà il nostro motel. All’indomani ci mettiamo in viaggio di buon’ora, come al solito senza una meta precisa, ma su una strada precisa, la Route 66.
I gradi a quest’ora del mattino sono i 25 gradi ideali, il panorama è quello dei film che ho amato, e pian piano comincio a far mia una posizione in sella tanto diversa da quella alla quale sono abituato con la mia moto da corsa. Sto incominciando a “sentirla”, l’Harley, e sono inebriato dalle sue vibrazioni che mi attraversano, dal manubrio, alle braccia, ai piedi che sembrano restituirle alle pedane creando una sorta di ciclo di continuità.
1 commentLe mie prime 200 miglia (3)
I pochi vestiti addosso e il casco jet mi danno un senso di vulnerabilità che per qualche non ragione mi eccita: non andiamo particolarmente veloci, ma è come se da un momento all’altro potessimo prendere il volo. Ho piacevoli reminiscenze dei miei quattordici anni. Ogni tanto guardo la mia ragazza ma solo per il gusto di condividere: questa volta non cerco ne conforto,ne certezze.
Rifletto su come una vacanza possa assumere le sfumature di un viaggio, grazie anche alla scelta delle due ruote. Perché la motocicletta ha delle esigenze, ma regala emozioni. Così, nei prossimi giorni, capiterà di dover allungare un po’ i tragitti, nei motel la nostra stanza sarà quella con vista sul parcheggio, ma come ci sentiremo fighi sul boulevard di Los Angeles e quanto sarà intenso il gusto di una coca cola, desiderata per miglia e miglia sotto il sole.
Questa Harley sarà la nostra compagna, e diventerà un’amica quando, leggeri, surferemo tra le curve del Big Sur.
6 commentsRiders Bar 108. Do you like trial?
Ciao a tutti! Inauguriamo la nuova settimana parlando di trial. Una disciplina poco gettonata dai media e ignorata dalle grandi masse. In Italia, perlomeno. Anche perché non è ben chiaro il reale potenziale di questo sport e il suo valore sotto molti punti di vista. Facciamo qualche esempio:
1) È silenzioso, poco invasivo sulla natura e per questo viene tollerato di più anche dai non appassionati di motori.
2) Rispetto ad altri sport su due ruote il trial è economico, economico, sia per il prezzo delle moto sia per i costi di manutenzione e di pratica, che lo si faccia in modo amatoriale o agonistico.
3) Il contatto diretto con la natura è uno degli aspetti più affascinanti del trial. Ma la tipologia di moto e di ostacoli lo rende molto indicato anche per attività e manifestazioni indoor organizzabili in tutte le stagioni.
E poi attenzione perché anche il trial è in evoluzione. Non ci credete? I giovani, soprattutto, pensano allo spettacolo inteso come freestyle a 360 gradi (motocross, snowboard, sketeboard…) ma, date un’occhiata a questo video! Rappresenta un concetto modernissimo del trial e, insieme, fa conoscere il suo potenziale di spettacolarità.
I protagonisti sono un bambino di nove anni Gerard Trueba, che fa pratica di bike trial con una bicicletta specifica e il campionissino spagnolo Toni Bou. Ovvero, il futuro e il presente. Quando lo avete visto, fateci sapere cosa ne pensate.
Buona settimana!
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