Non avevo mai letto una pagina di Riders!
Non avevo mai letto una pagina di Riders. L’ho fatto per l prima volta a novembre, dopo averlo acquistato attirata dallo “Speciale Spagna”. Sfogliando quelle pagine, mi sono accorta che la vostra rivista è il frutto della passione, la stessa passione che gli spagnoli mettono nello sport, come nella vita. Me ne sono accorta leggendo la cover story dedicata a Jorge Lorenzo: Rossi è l’orgoglio italiano ma voi avete oggettivamente ammesso senza tanti giri di parole che,caduta a parte, quest’anno è stato battuto nettamente dallo spagnolo. Me ne sono accorta, quando tra la posta, mi sono soffermata sulla lettera di Christian: mi ha emozionata e scoraggiata nello stesso tempo. Emozionata perché è ormai da un po’ di tempo che sogno di vivere quegli stessi momenti, ma per diversi motivi non mi è permesso nonostante io abbia ora 17 anni. Scoraggiata perché il mio grande sogno, oltre a quello di stare in sella a una moto, è diventare una giornalista sportiva, e leggendo quelle poche righe mi sono chiesta: “Potrò mai far rivivere anche solo una gara alla gente, se io stessa non so cosa si prova in quel momento?”. Per questo vi ringrazio: per avermi fatto riflettere, per avermi emozionata, scoraggiata, ma nello stesso tempo incoraggiata, perché mi avete fatto vedere che ci sono tante altre persone con i miei stessi sogni e le mie stesse idee, anche se essendo una ragazza le mie passioni delle volte a qualcuno sembrano “fuori dal normale”… Sognando di tornare a scrivervi da “rider” o, meglio ancora, di scrivere per voi come giornalista. So che è un’utopia, ma… è gratis.
Grazie!
Anonima
1 commentTutte le cover di i-D
Era il 1980 e Londra era meta di artisti, punk e modelle, tutti i protagonisti della cultura e del costume erano concentrati nella City. E dove, se non lì, poteva nascere i-D? Uno dei più celebri magazine di moda, partito come fanzine e guidato dallo spirito di osservazione di Terry Jones, all’inizio era distribuito in fotocopie ciclostilate. Un aspetto che suscita ammirazione se osservato accanto alle cover dei numeri che seguirono, in cui più o meno tutte le icone della moda, del cinema e del costume sono state ritratte. Taschen ha appena pubblicato un volume di 320 pagine che raccoglie tutte le copertine della rivista, con interventi tradotti in italiano, inglese e spagnolo.
Averlo tra le mani è come girare la ruota del tempo, ci sono dentro tre decenni fatti di immagini scattate per le copertine. Il bello è che il linguaggio di i-D è diretto, comprensibile a tutti. Colorato, pop, british, senza filtri. Non si tratta di servizi di moda, ma di un riassunto fotografico dei nostri tempi.
Riders Bar Weekend
L’Emilia Romagna e la sua Bologna sono patria di motori, Italjet è uno dei marchi storici figli di quella terra. Nell’ambito del progetto Moto Bolognesi, al Museo del Patrimonio Industriale (Via della Beverara 123 a Bologna), è aperta la mostra L’Italjet di Leopoldo Tartarini 1960-1988, visitabile fino al 29 gennaio 2012. L’occasione è arrivata al cinquantenario della creazione da parte di Tartarini della Italemmezzeta (primo nome dell’azienda, dal 1960) che poi divenne Italjet nel 67. Ci sono alcuni fra i modelli più rappresentativi (tra i quali Buccaneer, Pack e Skipper) dei due marchi messi a disposizione da collezionisti privati. Leopoldo Tartarini iniziò come pilota negli anni Cinquanta tagliando traguardi importanti (Milano-Taranto e MotoGiro), poi avviò l’attività di costruttore in una cantina di via del Piombo a Bologna prima di trasferirsi in un capannone a San Lazzaro di Savena nel 60. Da qui arrivarono i primi successi: Triumph decise di fornire i motori per le sue moto, collaborazione che riuscì in seguito anche con MZ, Piaggio e Honda. Una grande passione che viene ripercorsa alla mostra attraverso immagini, moto e documenti storici: dentro c’è tutta la vita di un uomo legata ad avventure importanti su due ruote come il giro del mondo, la produzione di minicross e tanti prodotti innovativi come il geniale ciclomotore Kit-Kat.
