Archive for April, 2011
Soldini e Perotti alla volta di New York
Nello Speciale Be Free di Riders 40 abbiamo ampiamente parlato di Simone Perotti, quarantacinquenne milanese che per 20 anni ha lavorato come addetto stampa e manager nel campo della comunicazione, facendo lo skipper nei ritagli di tempo. Tre anni fa Perotti ha lasciato il lavoro e pubblicato Adesso basta (Chiarelettere), best seller che è diventato il manifesto di chi vuole lasciare il lavoro e cambiare vita. Qui sul blog proseguiamo l’intervista in cui Perotti ci racconta di 7 mosse per l’Italia , un viaggio in barca a vela da Genova a New York in cui si è imbarcato con Simone Soldini.
Come nasce la sua amicizia con Soldini?
«Ci siamo incontrati a Valencia, dove ero andato per fare il diciottesimo su New Zealand e scrivere un pezzo per Yacht and Sail. Ma fu un dialogo veloce. In realtà ci siamo ritrovati solo un anno fa. Garzanti lo aveva coinvolto per presentare il mio ultimo romanzo, che è un romanzo di mare (Uomini senza vento). A Giovanni è molto piaciuto e insieme a Luca Crovi l’abbiamo presentato. Poi a cena, con le nostre compagne, è venuto fuori che abitiamo vicini, a quattro chilometri. Giovanni mi ha invitato a cena un paio di volte, siamo stati bene… Insomma, un po’ come capita tra uomini di mare: un bicchiere, una cena in porto e via. A me però la gente piace quando vedi che vive come dice, che la sua casa è conseguente alle sue convinzioni. Insomma, io devo stimare la gente, se voglio diventarne amico. E Giovanni è uno così, è duro, ruvido, radicale e autentico».
Da cosa nasce la voglia di un viaggio assieme e perché avete scelto New York come meta?
«Il viaggio è di Giovanni e di Oscar Farinetti. Nel senso che quest’ultimo è il mecenate e Giovanni è il Comandante. L’idea credo sia nata insieme, così come le date (dal 25 aprile al 2 giugno, date anche simboliche), la rotta (non è quella di Colombo, ma certo Genova e New York sono un classico del fascino nautico. Mio nonno era cameriere di bordo delle grandi navi e su questa rotta ha consumato metà della sua vita) e i princìpi ispiratori. Quando Giovanni, fuori da una trattoria a Sarzana, mi disse “Vieni?” io risposi immediatamente sì. Però la consapevolezza del sì, la piena coscienza del sì, l’ho avuta leggendo il documento di 7 Mosse. Farinetti e Giovanni hanno buttato giù idee tranchant, senza mezzi termini, discutibili quanto vuoi ma tipiche di chi si è rotto le scatole di aspettare o di dire le cose sottovoce. Il tono di quel documento è perfetto per questa epoca. Per quelli che, in questa epoca, non ne possono più della mediocrità e del piagnisteo».
Come si svilupperà il viaggio?
«Ci sono due tappe preliminari e poi l’oceano. Il Mediterraneo non va sottovalutato, sa essere molto ruvido se vuole, ma Giovanni queste cose le sa meglio di tutti. A bordo gli equipaggi si cambieranno di tappa in tappa. Baricco e Faletti fanno le prime due. Io sono sulla terza».
Quanto tempo starete via?
«Quando si salpa a vela si conosce solo il giorno di partenza. Quello d’arrivo è del tutto teorico. Diciamo che Giovanni sa bene che in quella finestra tra 25 aprile e 2 giugno abbiamo tutta la possibilità di arrivare. Io che lavoro in barca, e ci vivo 4-5 mesi l’anno, so bene che non può sbilanciarsi oltre, anche perché in questa stagione potremmo trovare depressioni forti se saliamo di latitudine, con venti contrari che ci potrebbero costringere a fare bordi riducendo molto la velocità reale di avvicinamento alla meta. Dipenderà dalla rotta e dalla meteorologia. Diciamo comunque che meno di 20 giorni è abbastanza improbabile»
Come si svolgerà la vita a bordo?
«A bordo la cosa principale è la barca. Bisogna che marci per rotta e con la migliore efficienza possibile. Ci saranno immagino turni per timonare, bordare le vele, fare la rotta e controllare la navigazione. Chi non è di turno deve necessariamente riposare, perché quando sarà nuovamente il suo momento dovrà essere lucido e lavorare nel modo migliore. Navigare notte e giorno per molte settimane implica logoramento e probelmi fisici, a volte. Dunque bisognerà occuparsi anche di questo aspetto. Una volta tanto sapremo che a bordo il cibo sarà responsabilità di un professionista. Che meraviglia! Speriamo solo che il cuoco non soffra il mal di mare. Sai che ironia se dovessimo portargli noi il brodino mentre rantola in cabina?»
Riders 41 (-6). Rombo di Tuono
La Aprilia Tuono è, da sempre, la versione a manubrio alto della RSV. In sostanza, una superbike scarenata. Ora che fra le derivate di serie vince la RSV4 (Max Biaggi è campione del mondo in carica), la nuova Tuono ha guadagnato il potente propulsore 1.000 con schema quattro cilindri a V.
Con l’occasione, ovviamente, la naked di Noale si è rifatta il look e infatti ha poco a che vedere con la bicilindrica che l’ha preceduta. La prova della maxi nuda Aprilia la trovate su Riders 41, così scoprirete cosa ne pensa Roberto Ungaro. Intanto, diteci se la moto vi piace per come si presenta…
Riders Weekly 72. Hard test Suzuki Van Van
Immaginate di salire su una motina delle giostre dei bambini, liberarla dal suo movimento circolare perpetuo e scappare…
Irresistibile easy bike Pronti via, ti conquista col nome: Van Van. La voglia di minimalismo e di stile senza tempo passa anche da moto come la Suzuki RV 125, un modello che deriva dagli anni Settanta (all’epoca era la RV 90) rimasto coerente al design e alla filosofia costruttiva originari.
Dune Buggy a due ruote Il concetto è quello: piedi grossi, peso piuma, pochi fronzoli. Ne deriva una guida semplice, divertente per tutti e a costi contenuti. In città è a casa sua, come anche in campagna, e per sua estrazione si trova a suo agio persino in spiaggia: poi lo verificheremo.
Com’è fatta 118 chili a secco, motore monocilindrico 125 a quattro tempi raffreddato ad aria, Euro 3, a iniezione, cambio a sei marce. Freni a disco davanti e tamburo dietro, forcella tradizionale e monoammortizzatore posteriore. Le ruote sono da 18 e 14 pollici con gomme 130/80 e 180/80. Avviamento elettrico e cruscottino semplice. Altri dati tecnici qui.
Come va Piano sella a soli 77 centimetri dal suolo, baricentro rasoterra, manubrio alto e largo, sella comoda e ruote big size. La zona centrale della moto è bella stretta, le pedane sono ben posizionate ma molto vicine alla sella e per questo si sacrificheranno gli spilungoni. Per quanto piccola, la Van Van mette a proprio agio il passeggero grazie al sellone lungo e piatto e al maniglione di appiglio integrato nel portapacchi. Un difetto? si fa fatica a estrarre il cavalletto. Le prestazioni non sono certo il punto forte di questo motore, che ha 11,8 cavalli a 9.500 giri. Va da sé, che per sentire un po’ di spinta bisogna tirare le marce, perché ai bassi regimi è piuttosto fiacco (secondo difetto).
Tenuta super La stabilità in curva sorprende, come pure la tenuta di strada, un po’ in tutte le condizioni. I freni sono adeguati alle prestazioni, le sospensioni fanno il loro dovere ma solo quando si affrontano le asperità a bassa velocità, altrimenti reagiscono in modo secco (terzo difetto). Abbiamo voluto testare la Van Van anche sulla sabbia… la distesa trovata in riva al fiume Po è stata sufficiente per farle passare l’esame spiaggia.
Beve poco La capacità del serbatoio è di 6,5 litri, ma questo 125 è in grado di percorrere fino a 25 chilometri con un litro, perciò l’autonomia è buona. Ultimo difettino? Manca il pulsante per lampeggiare. Disponibile nel solo colore bianco, la Suzuki Van Van 125 costa 3.980 euro f.c.
Riders 41 (-7). Iannone: il favorito
Il nuovo Riders è a meno sette giorni dall’uscita, proprio mentre Andrea Iannone è sulla bocca di tutti gli appassionati di corse, da vero protagonista della Moto2 e fra i principali favoriti al titolo 2011. Così abbiamo pensato di farlo incontrare con Moreno Pisto, il nostro specialista delle interviste ai piloti.
Ventidue anni, abruzzese di nascita, Andrea oggi vive a Milano, dove c’è la sede del suo team fatto in casa, lo Speed Master, con il padre come boss e il fratello come addetto alla sua immagine. Già, l’immagine. Quella di Andrea, in realtà, non è fra le più programmate, anzi, sta proprio lì il suo bello. La sana spontaneità, quel fare da simpatico strafottente è quello che lo distingue dalla media dei piloti di nuova generazione, tutti perfettini e costruiti in ciò che fanno e che dicono. Lui, come recita il sommario dell’articolo Faccia da schiaffi, parla come mangia…
Le bici del secolo scorso
Compie dieci anni il Piccolo Diavolo Nero, il libro edito da Tropea e scritto da Gianfranco Manfredi. Ormai rintracciabile solo tra le bancarelle dell’usato nei mercatini della domenica o su qualche asta online, il romanzo è un testo fondamentale della letteratura a due ruote italiana.
Ambientato nella Milano del 1893, Piccolo Diavolo Nero racconta la comparsa della bicicletta nelle strade cittadine e lo sconvolgimento culturale che ha comportato. Cinque ragazzi milanesi poco più che ventenni, scapestrati e innamorati del ciclismo, si ritrovano ogni giorno di fronte al Bar Americano per discutere di corse e di campioni. In un’Italia appena nata, il loro idolo é il mitico corridore milanese Romolo Buni, soprannominato dai francesi il Piccolo Diavolo Nero, che ha raccolto la sfida di Buffalo Bill per un’epica gara di tre giorni, bicicletta contro cavallo. Ma si tratta del vero Buffalo Bill o di un impostore? Pompeo Guzzi, il leader del gruppi di amici del Bar Americano, aspirante giornalista sportivo, vuole andare fino in fondo. Inizia così un viaggio ingenuo e inebriante alla volta di Parigi, sulle tracce dello pseudo Buffalo Bill, che a suo parere sta infangando uno sport nascente per trasformarlo in un volgare business senza morale. La storia e il racconto si accavallano e si fondono e dal racconto dei mezzi a pedale si passa alle truppe militari del generale Bava Beccaris, che rendono il libro un romanzo di avventura totale. Leggendo vi perderete per duecento pagine fatte da duelli alla pistola e alla sciabola, amori burrascosi, scazzottate, sfide di velocità su biciclette primitive, processi, attentati, omicidi indecifrabili; insomma, nel racconto epico di una fine secolo dimenticata ma che ha ancora molto da insegnarci.
No commentsArriva Thor, il dio del tuono
Dopo Il signore degli anelli e il debutto in classifica della letteratura fantasy, dopo il fondoschiena nudo di Brad Pitt in Troy, dopo il successo nato dal fumetto pulp 300 in versione cinematrografica, arriva Thor, di Kenneth Branagh. Thor è un personaggio dei fumetti dalla Marvel Comics, apparso la prima volta nel 1962 e basato sulla figura del dio del lampo e del tuono della mitologia nordica. La prima domanda da chiedersi è: come mai l’epica che a scuola non piaceva a nessuno ha tanto successo al cinema? Il merito è da attribuire a registi che si circondano di storici e studiosi per ricostruire un set e, in secondo luogo, agli effetti speciali. L’epica non è altro che l’action movie dei secoli precedenti all’arrivo del cinema, si differenzia dai film d’azione perché i suoi protagonisti hanno una storia personale e uno spessore che nei film d’azione lascia il posto solo a una grezza predisposizione all’uso delle armi. Nato dall’amore del regista per il suo eroe a fumetti preferito, Thor si candida a essere uno dei film dell’anno e vanta un cast d’eccezione, con Chris Hemswort come protagonista, Anthony Hopkins e Natalie Portman.
Open, l’autobiografia di Agassi
«Io odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, passo tutta la mattina a colpire quella palla, e anche il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto desideri smettere, non ci riesco. Continuo a dirmi di piantarla e invece continuo a giocare e questa contraddizione tra quel che vorrei fare e quel che faccio davvero sembra la cifra della mia vita». Questa è solo una delle dichiarazioni choc contenute in Open (Einaudi) l’autobiografia di Andre Agassi, in vendita da oggi nelle librerie. Da quello che emerge non sono bastati al campione di tennis 60 titoli ATP, più di 31 milioni di dollari in premi e 150 milioni in sponsorizzazioni, per permettersi una vita tranquilla. La medaglia d’oro alle olimpiadi di Atlanta 1996, dopo la scandalosa confessione in diretta televisiva in cui ammetteva sia di aver fatto uso di crystal meth (un tipo di metanfetamina) che di aver mentito all’Atp, spiega così la scelta di scrivere un’autobiografia: «In questa storia ho avuto più da perdere che da guadagnare, ma penso che fosse giusto raccontarlo. Era un momento difficile della mia vita, chiedo comprensione». Il libro contiene numerose rivelazioni sulla vita privata del tennista, sul matrimonio burrascoso con Brooke Shields e sulla sua chioma bionda che altro non era se non un parrucchino attaccato al cuoio capelluto con 12 pinzette. Tolti gli episodi eclatanti, il libro è ironico e melanconico e racconta con affetto una carriera incoraggiata dal padre Mike, che prima di tutti ha visto nel figlio un grande talento.
Tony Cairoli con KTM fino al 2013
Antonio Cairoli, il quattro volte campione del mondo di motocross, sarà in sella alla KTM fino al 2013. L’annuncio del prolungamento del contratto è stato dato personalmente da Stefan Pierer il Ceo KTM Motorcycle Ag a Valkenswaard, in Olanda. Dopo un weekend che ha visto il pilota italiano trionfare al Gp d’Olanda nonostante un ginocchio ancora dolorante dopo l’infortunio, arriva la notizia che lo conferma tra le file del Red Bull Teka KTM Factory Racing ancora a lungo. Cairoli, che l’anno scorso era passato dalla Yamaha alla KTM facendo esordire la 350 SX-F e vinto al primo colpo titolo mondiale della massima categoria del motocross, la MX1, è attualmente quarto nella classifica provvisioria del campionato e punta al quinto titolo mondiale personale.
Borile. L’essenza delle due ruote
Umberto Borile è un costruttore di moto alla vecchia maniera. Lavora come una volta, nella sua officina di Vò Euganeo, alle porte di Padova. Opera ancora artigianalmente e per questo motivo produce pochi pezzi all’anno. La conseguente cura maniacale per i dettagli fa il resto per rendere le Borile motociclette davvero esclusive, ammirate in tutto il mondo. Le ultime due creature si chiamano Multiuso e B500Ricki. Lo stile è sempre quello, inimitabile, che da sempre contraddistingue le moto Borile. Le moto Borile sono equipaggiate con motori prodotti derivati da modelli di altri marchi o prodotti da lui stesso: recentemente è stato siglato un accordo di collaborazione con Ducati per la fornitura dei gruppi termici dei propulsori 696 e 1100.
B500Ricki Nella foto qui sopra: è una special realizzata in soli venti esemplari per onorare la memoria del figlio Riccardo, scomparso tragicamente nel 2009. Una scrambler che si rifà ai canoni stilistici delle moto da regolarità degli anni Settanta. Monta un motore GM di derivazione speedway, con cambio Norton a quattro marce e frizione a secco mossa da cinghia dentata. L’alimentazione è a carburatore, le ruote sono da 21 e 18 pollici all’enteriore e al posteriore. Il telaio è in tubi carpental nella migliore tradizione Borile, per abbinare rigidezza e leggerezza. I parafanghi e il serbatoio sono in alluminio, ma la particolarità di questa moto è nella finitura dei metalli, che sono lasciati allo stato grezzo. Costa 17.500 euro.
Multiuso curiosa e simpatica motoleggera pensata per il tempo libero e per il lavoro (sono previsti allestimenti speciali per il trasporto di accessori vari e di un carrello posteriore). Ha il telaio in lega leggera 7020, pesa solo 80 chili e fa dell’agilità e della versatilità i suoi punti di forza. Permette di praticare il motoalpinismo ma fa bella figura anche in città. Il motore è un 200 cc monocilindrico quattro tempi a due valvole alimentato a carburatore (Mikuni 26), cambio a cinque marce, avviamento elettrico e a pedale. Costa 4.700 euro.
L’assalto, e la storia, dei lupi mannari di città
Grossi, feroci e pronti a sferrare il loro attacco mortale nelle notti di luna piena. I lupi mannari sono protagonisti di leggende antichissime: di loro c’è traccia già nel Satyricon di Petronio e nei secoli successivi appaiono nelle tradizioni del nord Europa con i cosiddetti berserkr, i guerrieri consacrati a Odino, che in battaglia, leggenda vuole che si trasformassero in lupi. Glenn Duncan, scrittore laureato in filosofia, dedica al mondo dei licantropi una trilogia scritta, sviluppata in tre romanzi. Il primo episodio è L’ultimo lupo mannaro (Isbn) ed esce proprio in questi giorni. Per farvi incuiriosire sulla trama del libro, sui luoghi reali a cui è ispirato, su leggende, storie e aneddoti sparsi per i secoli, la casa editrice ha messo online un sito pieno di spunti.
