Jul 4

Nico Cereghini per Riders… (2)

Category: Racconti Riders  

Monza_CurvoneIntorno ai feriti ci fu subito il personale di soccorso, quelli della Croce Bianca; io mi buttai oltre il guard-rail a cercare Vittorio Altrocchi, che qualcuno aveva visto sbattere contro la barriera e volare nel boschetto esterno. Lo trovai e aveva soltanto una frattura ad una gamba.

Renato Galtrucco aveva 37 anni ed era il più noto, famiglia in vista a Milano, passione e stile; Renato Colombini era livornese e aveva trent’anni, campione toscano junior in carica. Due piloti, due amatori che avevo conosciuto solo superficialmente.

Invece Carlo Chionio lo conoscevo bene. L’avevo visto vincere all’esordio di Vallelunga, e poi a Modena con Eugenio Inglese nella “500 Chilometri”. Inglese era un amico, collaborava a Motociclismo come facevo io, e mi aveva presentato il suo compagno di gara dicendomi “lui studia medicina con me, e va molto più forte di me, tienilo d’occhio perché diventerà un campione”.

MC_MilanoAveva la mia età, Carlo, venticinque anni. La sua vita si spense poche ore dopo, all’ospedale dove era stato ricoverato precipitosamente. E ancora oggi provo una grande disperazione perché avremmo dovuto fermarci, fermarci subito dopo la tragedia del 20 giugno, avremmo dovuto cancellare Monza e il suo curvone dal calendario.

E invece aspettammo due mesi di troppo. Ma eravamo giovani, troppo giovani, e quelli che ci guidavano non erano abbastanza attenti. Mi resta una sola consolazione: dopo quel doppio dramma, sull’onda dell’enorme emozione che suscitò, nacque la prima associazione dei piloti.

L’APIM, con Dante Ascari e Walter Villa. E finalmente si cominciò a lavorare per la sicurezza delle piste. I piloti di oggi devono molto a quelle cinque vittime della Curva Nord.

Nico Cereghini

12 commenti

  1. Granpasso July 7th, 2008 8:37 am

    Nella sua tristezza è un’articolo molto interessante, ero a conoscenza solo delle vittime ‘illustri’ ovvero Pasolini e Saarinen.
    Grazie a te, Nico, oggi ho letto una pagina di storia del motociclismo di cui ignoravo l’esistenza.

    Forse non tutti apprezzeranno questi articoli, ma credo che siano questi articoli che distinguono Riders dalla ‘bolgia’ delle riviste del settore.

    Avanti cosi.

  2. Merlinox July 7th, 2008 8:41 am

    Ciao Nico, forse vado un po’ OT, ma colgo l’occasione di questo tuo articolo per urlare una cosa che ho dentro, e mi fa venire i brividi ogni volta. Ogni lunedì i giornali locali sono pieni di motociclisti morti. Qualcuno sbattuto. Qualcuno tagliato. Raramente parliamo di piloti in pista, ma di persone in strada civile.

    Perchè dal terrazzo di casa mia odo continuamente moto che fanno “i gareji”, diciamo noi in Veneto, per le strade pubbliche. Fanno le gare in tangenziale. 10-12 mila gira, si odono tutti. Flotte di 3-4 motociclisti, bardati fino al collo, che si impossessano delle strade.

    Ho io il super udito oppure a qualcuno non gliene frega nulla di sangue per le strade? O ritengono più redditizio controllare che sul limite 70, nessuno osi andare a 80?

    Un posto a casa? Il lago nei pressi di Lido delle Nazioni, lidi ferraresi, comune di Comacchio. Una vera e propria pista pubblica con raduno finale al bar del lago e sfoggio del pneumatico più rovinato o della marmitta più rumorosa?

    E’ questo il motociclismo? E’ questa la prevenzione? Beh allora io sono una lumachina che cerca la vita.

    p.s.: scusa lo sfogo, ma so che tu sei uno che capisce.

  3. ScreamEagle July 7th, 2008 3:06 pm

    I racconti così sono il mio pane, anche se non sono molto vicino al mondo delle corse. Letto tutto d’un fiato e ho provato a essere là… Devono essere stati eventi spaventosi, avendoli vissuti in prima persona. Bravo e Grazie Nico!

    Se

  4. Vanny July 7th, 2008 4:28 pm

    Molto triste. Quando accadono queste fatalità mi chiedo se ne valga la pena..tutto questo rischio. Oggi, per fortuna non è più come ieri e, come dice Nico, anche grazie a quei ragazzi là. Bosogna fare tutto con passione, dedicarsi a questo sport con mente e cuore, ma non dimenticare MAI che la più grande passione debba essere la vita.

  5. Yaya July 7th, 2008 5:36 pm

    Difficile commentare racconti come questi…….
    Quello che da da pensare è che da sempre la regola è che bisogna che ‘ci scappi il morto’ prima di fare qualcosa per la sicurezza… Questo vale per i circuiti come per le strade……….

  6. BrainStorm July 8th, 2008 1:23 pm

    Caro Nico, è sempre un piacere leggerti.
    Fallo piu Spesso.
    Grazie.

  7. Alvaro July 8th, 2008 11:09 pm

    Ciao Nico!
    Hai riaperto una ferita che si era rimarginata col tempo. Mi hai fatto riaffiorare dei ricordi che in modo inconsapevole avevo accantonato. C’ero anch’io, ho assistito a tutte due le tragedie, anch’io dovevo partecipare alle gare successive. La settimana precedente ero caduto in prova proprio sul curvone per un grippaggio della moto di Vito Altrocchi, era l’Aletta 125 Aermacchi 2tempi che mi noleggiava, perchè lui era passato alla 250, mentre strisciavo sull’asfalto, almeno per cento metri, sentivo la pelle della tuta che si consumava troppo in fretta, poi è arrivata a strisciare la mia pelle, ma il mio terrore era di finire contro il guardrail… Ricordo che ho cercato di annaspare con le mani sull’asfalto, di aggrapparmi a quache appiglio. Il risultato fu che finii di strisciare ma cominciai a ruzzolare; se non altro arrivai contro il temuto guardrail che ero già quasi fermo. Le conseguenze furono la tuta, stivali e guanti a brandelli un dito della mano rotto e abrasioni su tutto il corpo. La consapevolezza, oggi più di allora, di essere stato un miracolato.
    Un caro saluto, Alvaro

  8. Giò July 9th, 2008 5:03 pm

    Ragazzi, che spessore… Certo che solo a pensare come erano equipaggiati a quei tempi fanno venire i brividi. Io l’ho vista una tuta da moto degli anni settanta: Praticamente una velina completamente priva di protezioni rigide. PAraschiena? Nemmeno un accenno. I caschi? LAsciamo perdere. Erano dei Leoni!

  9. Granpasso July 10th, 2008 8:20 am

    Trovo molto interessante e ricca di ‘passione’ anche la testimonianza di Alvaro, dopo anni ritrovare quel momento su un giornale, chi lo avrebbe mai pensato?..

  10. Yaya July 10th, 2008 2:30 pm

    Io non conosco nessuno che possa raccontarmi queste cose, già so poco di storia attuale delle moto…….. ma ho letto tutto d’un fiato, e se conoscessi qualcuno che ha vissuto queste cose starei ad ascoltare per ore i suoi racconti e potrei fargli mille domande…….. perchè tutti facciamo parte della storia, ma c’è chi la storia l’ha fatta, col sudore e col sangue delle sue cadute……………
    Sara.

  11. simone altrocchi April 5th, 2010 9:34 pm

    salve,
    volevo solo precisare che mio padre Vittorio Altrocchi non riporto’ nessuna frattura nell’incidente: si trovo’ agganciato ad un albero nel boschetto a causa dell’impatto e torno all’infermeria da solo dove non fu nemmeno medicato
    Simone

  12. Cékoz April 6th, 2010 9:46 am

    Ciao Simone, che piacevole sorpresa ritrovarti qui su Riders…

    Dopo anni e anni… e ricordi di condivisioni varie, tra passioni di moto tassellate e musica!

    Ad ogni modo riferirò a Nico della precisazione, della quale prendiamo atto tutti! Spero di rivederti presto!

    Alberto C.

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