Riders 54 (-5). Reportage d’Africa, sabbia e nostalgia
Seconda anteprima di Riders 54. Chi c’è stato in moto si è preso il mal d’Africa, quella sindrome che nessun medico diagnosticherà mai, ma che spinge l’affetto a un irrefrenabile voglia di tornarci.
Sabbia e dune. Unite il continente nero a un gruppo di moto nostalgiche, e ecco la prima edizione di Scramafrica, un’esperienza di vita di duemila durissimi chilometri in nove giorni. Su moto d’epoca s’attraversa il Sahara marocchino, la cordigliera dell’Atlante e si ripercorre la terribile pista proibita tra Merzouga e Zagora che rese immortale la vera Parigi-Dakar.
Il tour è stato organizzato dagli specialisti in preparazioni di Fuel Bespoke Motorcycles, per un pubblico amante delle moto special, della cultura vintage e della visione romantica della vita.
Riders non poteva mancare, e vi racconta com’è andata a pagina 82.
11 commenti
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è bellissimo andare nelle piste africane sulla moto vecchia e magari anche senza casco…bbbrrrrooooommmm!
La prima edizione mi e’ sfuggita di mano x un soffio ma la prossima faro’ il possibile x esserci.
anch’io nua volta feci un giro sulla moto vecchia n senegal ma era più vecchia di quellle di sti qui
ABBIAMO PROVATO LA BSA A 50 IN SENEGAL
Non è poi così difficile andare in moto sulla sabbia della savana, quando si vede Peterhansel in TV sembra che faccia dei gran numeri su un terreno accidentatissimo, noi che lo vediamo passare a tutta velocità all’interno dei villaggi abitati derapando su una ruota sola, alle volte, siamo portati a pensare che quello sia l’unico modo di guidare nei terreni intorno a Dakar e crediamo che si debba essere tutti dei marziani oppure stare a casa. E’ un classico, tutto quello che si crede prima di provare non conta, per qualsiasi cosa, l’esperienza diretta è l’unica ipotesi accettabile. Mah… In ogni modo l’effetto scenografico “Peterhanseliano” o “Saliano” lo si riscontra anche in Europa nelle tappe del campionato di enduro, basta che siano loro o pochi altri a fornircelo se no… è meglio lasciare perdere: loro sono veramente dei marziani, noi dobbiamo solo guardarli ed astenerci dall’imitarli se no…mmmh… meglio non dire.
Io li ho guardati e sapendo di non potere reggere il confronto diretto, ho percorso le stesse piste con una moto di 35 anni, così ero giustificato: eh ho una moto vecchia, non potrò mai andare uguale, giust. da poco, anche con un 500 da cross non potrei mai avvicinarmi alle loro maestà.
Con la BSA invece mi sentivo Doohan, assetto stradale, leggero controsterzo (moto dritta vabbè), rumore esaltante del bicilindrico old style, telaio quasi rigido (ammortizzatori “ossidati”), mi sentivo anche abbastanza bravino, ma siccome non c’era nessuno a cui mostrare la mia maestria, mi sentivo in pace con me stesso e soddisfatto, in pieno accordo con quella parte del mondo che mi ha regalato tanti natali e tante… pasque, befane e ferragosti sott’all’acqua.
Ma come mai proprio una BSA? Perchè non una Norton o una Harley? O una Guzzi? Semplicemente perchè un signore anziano che aveva un’attività di noleggio Land Rover e officina, nel suo garage, con tutti gli altri veicoli, aveva una MGB e questa A50, quando l’ho vista ho subito pensato di portarmela a casa poi ho saputo che per immatricolare una moto vecchia comprata all’estero ci vogliono tutti i documenti in regola e poi e poi. Allora ho pensato di lasciare perdere ma per girare li vicino andava benissimo. Girai e ora voglio riportarvi, come posso, le sensazioni che ho provato su quella moto su un terreno che a prima vista non sembra il suo. A guardarla, anche distrattamente, si vede benissimo che è più vecchia di me, che ha vissuto più di me, ma non so se è stata realmente sfruttata o solamente lasciata invecchiare in un polveroso garage di paese. E’ pur sempre molto bella e trasmette eleganza nonostante le scorticature…, io la trovavo molto chic e mi sentivo ganzo a girarci sopra, ma gli africani non hanno il culto del pezzo storico, per loro è più “sborone” un TDR 125 con l’avviamento elettrico, ma quando incontravo i pullman o i camion pieni di bianchi in vacanza mi sentivo Lawrence d’Arabia nella scena d’inizio, con i capelli al vento e il bicilindrico tra le gambe, too wild, troppo giusto, ual boiz.
Ma alcuni di voi, altri no, si chiederanno come va una moto del genere su quel tipo di terreno poichè si spera che uno che scrive su un giornale di moto non abbia girato casualmente su una moto vecchia perchè l’ha trovata ma conosca un po’ le caratteristiche del terreno in questione avendoci girato con altre moto più specifiche. Siete fortunati, ho usato tantissime moto nel periodo senegalese, 2t, 4t, cross, enduro, ex Paris Dakar perchè finisce li allora capita. La BSA comunque si difende molto bene, sulla sabbia, in generale, ci vogliono essenzialmente dei cavalli e l’A50 ne ha assai, non so esattamente quanti perchè laggiù nelle nostre officine non avevamo i banchi. Nella guida in “pista” la moto si mostra molto equilibrata e manovrabile, guidabile, forse soltanto perchè se sbagli, lo spazio per tirare dritto c’è quindi non ci si preoccupa mai di limitarsi quindi si cerca sempre il massimo (del divertimento), con questa non mi ricordo di essere mai cascato. Allora come va sta BSA?
Per quello che mi ricordo non ci si può permettere il rilassamento se si vogliono mantenere certe andature, a differenza del TT giap. ad esempio, noi non abbiamo la ruota da 21 e la forcella inclinata quindi bisogna guardare bene davanti a se e se si vede dello sconnesso, spostare il peso in modo che la ruota anteriore si sollevi e, sulla buca, sarebbe meglio cercare di sollevare anche quella dietro quasi come si fa con la bici per salire sopra ai marciapiedi per evitare di storgere il cerchio, se no si storge e si rischia anche di cadere perchè gli ammortizzatori non ti aiutano mai. Cercare di fare la comparazione con una moto moderna però è un’esagerazione, soprattutto con il TT >91
ne manca un pezzo che riprendo dal capoverso
Cercare di fare la comparazione con una moto moderna però è un’esagerazione, soprattutto con il TT >91
>91
non mi mette il finale è strano
che era un fenomeno, motore sempre presente, freno a disco ant. e forcella molto inclinata, moto con cui permettersi anche un certo relax ad andature turistiche. “Ma non nascemmo per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”, quindi dobbiamo trovare i pro anche in una situazione che pare non presentarne, non tutti i mali vengono per nuocere e chi più ne ha più ne metta, allora ecco il vantaggio della BSA sulle moderne, oltre a quello estetico e del rumore che mi sembra già chiaro per tutti, nelle curve molto larghe delle “piste charrett” avendo le ruote liscie e gli ammortizzatori “rigidi” sembra di guidare una moto da dirt trak, che impone un ingresso molto dolce con la moto già impostata e, beneficiando di un grande campo di utilizzo del motore e della generosità della sabbia che non ha mai delle risposte improvvise all’azione, si può agevolmente mantenere il controsterzo sentendosi Doohan o Schwantz con delle piccole e innoque variazioni di gas. Questa sesazione del controsterzo lungo con una moto da strada è molto eccitante e il pensiero di poterla ottenere a velocità ridotta e con pochissimo pericolo rende la BSA A50 sulle strade del Senegal un ricordo dolce e indelebile che quando torna in mente ci si ritova con la faccia di chi……è…….contento, come, avete presente quando……….siete contenti, e dite am augenblick: verbleibte doch, du bist so shòn!!(Goethe faust). ciao.
era il simbolo
cazzo non lo scrive il sibolo maggiore o minore:
non lo scrive davvero