Scooter power
Negli anni sessanta in sella a vespe e lambrette si evadeva davvero (con qualche controindicazione per il fondoschiena). E, rispetto ai mezzi di oggi, non ti lasciavano mai per strad. O, per lo meno, con loro riuscivi a ripartire.Avete mai visto la pubblicità degli scooter degli anni Sessanta? Quelle dove il mondo è bello e ci si reca con la propria fidanzata a fare il picnic sul prato senza casco, incrociando altre coppie e pescatori che cercano di catturare la preda accanto al loro scooter. Ho visto recentemente dei filmati d’epoca che reclamizzavano le prime Lambrette e non ho potuto fare a meno di ripensare agli avventurosi viaggi compiuti a bordo della mia gloriosa Vespa.
La prima cosa che mi viene in mente è il mal di culo. Uno non si potrebbe minimamente immaginare quanto male può farti il sedere dopo 4 o 5 ore di viaggio in Vespa verso l’isola d’Elba. A un certo punto dovevamo fermarci ogni mezzora per far riposare la parte. La seconda cosa che mi viene in mente è il divertimento di un viaggio in moto con gli amici. Non c’è paragone con i viaggi che facciamo adesso in automobile. D’altra parte è un po’ difficile immaginare di portarsi le valigie di una tournée in Vespa.
La terza cosa che mi viene in mente è che se poi, giunto finalmente al mare, uno si fa prendere dall’entusiasmo e guida a torso nudo in costume e infradito alla Antonacci, facilmente cade trasformandosi in una specie di cotoletta impanata nella ghiaietta dell’asfalto. E così è stato. La quarta cosa che mi viene in mente è che i benzinai degli autogrill, contrariamente a ciò che si sarebbe portati a pensare, non vendono l’olio per miscela; da cui si deduce che se fai un viaggio di più di 500 chilometri prima o poi grippi. E infatti io, che fidandomi degli autogrill non avevo preventivamente acquistato l’olio per miscela, ho grippato.
La quinta cosa che mi viene in mente è che dopo aver grippato in tangenziale riuscendo miracolosamente a non cadere, io, la mia fidanzata e tutti i bagagli, la Vespa è ripartita come se niente fosse. Ma stiamo parlando del vecchio PX, quello con le marce, quello col freno a pedale, insomma quello che non fabbricano più. Quello che se per caso non riparte, almeno puoi tentare una terapia d’emergenza, tipo pulire la candela oppure spingere/saltare in sella mettendo la seconda, fino a quando avverti i primi sintomi dell’infarto. Certo, gli scooter monomarcia che girano oggigiorno hanno una ciclistica migliore e vanno come delle lippe, per non parlare della comodità di non dover mai cambiare il filo della frizione quando si rompe (e prima o poi ti si rompe); ma se si ferma lo scooter monomarcia, sei finito.
Riuscire a capire dove fosse situata la candela del mio Scarabeo, prima che me lo rubassero, era un problema anche per il mio meccanico; figuriamoci se mi ci metto io a cercare di individuarla in caso di guasto. Si lascia tristemente il mezzo sul posto e si chiama il meccanico che gentilmente verrà a prelevarla col furgone. Un’altra cosa che mi è venuta in mente mentre mi lamentavo è che tutti noi sapevamo prima della partenza che la Vespa non ci avrebbe traditi. E infatti è stato così. Elio
15 commenti
Leave a comment

che nostalgia…mi hai fatto venire in mente un verona anzio 25 anni fa…..con grippaggio sul raccordo anulare alle 8 de la tarde e grattata di ginocchia e altro per scivolone conclusivo su una curva di Ponza …..tutto il resto è..noia, no…non ho detto gioia…
Ogni volta che si parla di Vespa mi viene in mente il buon Bettinelli su una vespa ci ha girato il mondo.
Avete letto i libri/diario delle sue imprese?
Un pò romanzati, certo, ma la voglia di saltare su e partire è irrefrenabile!
Saluti D
Si, ho avuto la fortuna di seguirlo “da vicino” il grande Bettinelli, perchè per un paio d’anni ha fatto i reportage mensili dei sui viaggi su Tuttomoto (dove lavoro dal 1993). Perciò l’ho più volte incontrato in redazione.
Un personaggio incredibile e molto affascinante. Pensate che non aveva nessun tipo di competenza o passione tecnica (neppure in grado di cambiare una candela) eppure ha girato il mondo in moto (Vespa, appunto) nei posti più isolati…
Una volta mi raccontò un aneddoto, che poi scrisse su un articolo di Tuttomoto. Non mi ricordo dove fosse (comunque dall’altra parte del mondo); insomma la sua Vespa si guastò e il meccanico dell’occasione (si fece per dire, meccanico…) gli chiese qualcosa riguardo il livello dell’olio e quando l’avesse cambiato l’ultima volta.
E lui, candido e puro, rispose che si limitava ad aggiungerlo, ogni tot chilometri, dal tappo sotto la sella, mica cambiarlo… E quell’altro: “No, Signore, non sotto la sella, quello nel motore!”
Insomma, Giorgio confidò a noi e ai lettori del nostro mensile che prima di quel momento non aveva mai avuto neppure la più pallida idea che nel motore della Vespa, oltre che nel miscelatore per il carburante, circolasse dell’oliooo!
Troppo un grande, già lo stimavo prima, ma da quel momento divenne uno dei miei idoli.
Oltre che, non dimentichaimolo, per la qualità, bellezza e acutezza della sua penna: scrive da Dio.
Le sue storie mi son sempre piaciute.
Ciao!
Pensa che ho conosciuto Betinelli proprio dalle pagine di Tuttomoto, tanti anni fa
Poi è seguita la lettura dei libri e persino un breve (e occasionale) scambio telematico dove lo informavo che avevo scritto una specie di recensione sul suo “In vespa, da Roma a Saigon”, e lui cordialmente rispose.
Comunque, avevo notato anch’io una certa verve letteraria nei suoi Lavori, ma ad esser sinceri avevo sempre creduto che si trattasse di un sapiente lavoro di editing della Feltrinelli; ora che mi confermi che invece è tutta farina del suo sacco, che dire, tanto di cappello al buon Bettinelli.
Ciao D
Dai, Diego, lo seguivi su Tuttomoto? Che piacere. Ad ogni modo lo sai che Bettinelli è veramente un personaggio incredibile? Ho scoperto il motivo della sua “fine” scrittura: figlio di uno stimatissimo preside di liceo tutto d’un pezzo, Giorgio (che è un classe ’55) si è a sua volta laureato in Lettere all’Università di Roma.
Capito da dove arriva tale sensibilità e proprietà di linguaggio? Mica per dire… Comunque, professionalmente, ha iniziato con il teatro, con Gigi Proietti, Goldoni, Gregoretti e via dicendo. Più che altro, poi, si è occupato di musica; con il gruppo dei Pandemonium è addirittura arrivato a Sanremo; stiamo parlando di anni Settanta.
Ha inciso anche due 45 giri con Claudio Mattone per la Ricordi. Dopodichè, la partenza per un anno in Monzambico al seguito di un progetto Fao, un anno in India senza progetti e due in Indonesia, dove avviene il colpo di fulmine con la Vespa. Non la mollerà mai più, il resto è storia recente e i suoi estimatori la conoscono molto bene…
Ciaociao, Cék
A proposito, per gli amici appassionati dell’inimitabile marchio di Pontedera; vi consiglierei di visitare questo sito: www.vespaonline.com
E’ fatto da gente vera e appassionati viscerali del mondo Vespa e dintorni. Sono molto attivi, fanno un sacco di iniziative e sono sempre “sul pezzo”… Se qualcuno si sentisse per qualsiasi motivo un po’ vicino allo scooter che anche i marziani ci invidiano… Vale la pena fare una puntatina di mouse.
Un saluto a tutti, Vespisti e non.
Era solo un mantenuto della Piaggio, zero passione e zero conoscenze tecniche.
Come vespista vale zero, ma come scrittore ha talento.
@Cékoz
Si, ricordo che su tuttomoto pubblicava una sorta di “bollettino” mensile. Quello che raccontava della malaria presa in Africa lo ricordo ancora piuttosto bene, mi colpì molto.
Non conoscevo il background di Bettinelli. Molto interessante, direi.
@Sandri
Non sono un vespista (e quindi parlo da profano), ma pur comprendendo (credo) quel che vuoi dire, non sono d’accordo. Uno che si gira tutto il mondo in vespa, a prescindere da chi lo “mantiene”, non saprei chiamarlo in altro modo che Vespista.
Ma levami una curiosità, sei per caso il Sandri campione europeo di truck?
Ciao D
…Elio che parla di Vespa, mi inchino!
…ma d’altronde non puo’ rinnegare gli amori del passato(e secondo me ce l’ha ancora!!) quando si trovavano con Faso,Rocco e gli altri per suonare e ci arrivavano in vespa con gli strumenti caricati sulla pedana!!!
Giorgio Bettinelli? Lo ammiro e invidio un sacco!
Sia per i chilometri (…sono vespista!) e sia per i piacevolissimi libri/diari di viaggio, una cosa in comune con Giorgio però io ce l’ho!!!! Un libro l’ho scritto anch’io assieme ad altri 3 amici!!!
“Il Rettilineo è Una Tortura”, storia di 4 ormai non+giovani amici che si girano l’Italia in 3 settimane da Milano fino alla Sicilia(meravigliosa!) tutto in sella al glorioso veicolo inventato per muovere il popolo da Corradino D’Ascanio ed ora divenuto l’immagine del design italiano nel mondo!
Ciao a tutti
Capobanco
Bettinelli è un grande!un viaggiatore con i controca**i …ho letto un suo libro, è favoloso!con quel libro mi è venuta la passione per i viaggi in vespa!
Grande Elio che gliele canta a quei perdiballe della Piaggio coi loro scooteracci monomarcia spacciati per Vespe!!Bisogna sempre rimarcarlo:la VESPA HA LE MARCE!!!
Elio sei veramente un artista Poliedrico!
Son in grande attesa per il disco nuovo…
Anch’io sono del 1955 e negli anni settanta mi son fatto tanti km in Vespa. La cosa strana fu che inizialmente cominciai con una Vespa50 nel 1969, poi passai alle moto e ritornai alle Vespe a metà degli anni 70 e non le ho mai mollate fino ad oggi.
Se ti portavi (porti) dietro i cavi di ricambio, una candela, l’olio, la trousse di ferri che ti dava la Piaggio (mitica la chiave della candela a T con cui praticamente smontavi tutta la Vespa) ed una camera d’aria non avevi mai problemi e la Vespa te la ripararavi per strada.
Grande Vespa.
Ciao fb.
http://www.vespaonline.it/gallery/v/galleriavolisti/000+fanalebasso/
167.500 km in Vespa PX125e dall’86 ad oggi.
Tre sacrosante tombole e quanti fili rotti… del cambio, della frizione del freno anteriore (che si spappola sempre quando sei in discesa tipo dalle tre cime di Lavaredo, mai in pianura), dell’acceleratore.
Ma sempre tornato a casa.
Questa è la Vespa. A marce, che si accende spedivellando, di ferro nel cuore e nella carrozzeria, con l’olio SAE30 minerale che ora si usa solo nei tosaerba e nei fritti dei ristoranti cinesi.
E i Vespisti… con migliaia di appassionati unti fin sotto le ascelle dopo aver sistemato un rumorino sospetto e felici di girare con un mezzo che va piano ma va tremendamente lontano. Che non scendono mai dalla sella per mangiare.. il Vero Vespista si nutre di insetti perchè è sempre sorridente!!! Scendono solo per bere
La serie più riprodotta di sempre è copiata ancora oggi praticamente identica in Oriente (tipo il freno anteriore a disco: prova a scendere dall’Himalaya con il freno a tamburo…).
E Bettinelli era un grande.
Blueyes™ from “Fulminati’s”, VespaOnLine.
La adoro, semplicemente. Le voglio fin bene. Meraviglioso tramite per vedere com’è colorato il mondo. Me lo ha anche un po’ incasinato, il mio mondo.
Ma va bene così.
It’s getting better all the time.
http://www.youtube.com/watch?v=Jk0dBZ1meio