Mika Ahola. Il ricordo di Roberto Dagradi
Non lo conoscevo bene, ma inizialmente, nella prima parte della sua carriera, ho avuto per lui la simpatia per i numeri due, per quelli veloci che arrivano lì vicino, ma per una sfiga o un’altra non ce la fanno e a lui succedeva spesso, ben cinque volte in tutto.
Poi l’ho conosciuto di persona e abbiamo allacciato un rapporto di amicizia. Lui non credeva nella sfortuna. Per un certo periodo, la sua sembrava una di quelle carriere di quelli bravi, ma che non hanno vinto. Quando nessuno credeva più in lui è stato capace di pareggiare i conti: cinque titoli in fila, senza se e senza ma, battendo tutti.
Caparbio, educato, corretto all’inverosimile.
Anche con i suoi avversari. Non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno. Parlado una volta gli dissi che secondo me aveva subito un torto, la sua risposta non fu normale, chiuque di noi nel privato si lascia andare aqualche affermazione anche pesante, lui no mi disse: “si è vero, perchè secondo te una persona si deve comportare così, perchè fa una cosa così ad un’altra persona.”
Riflessivo e buono dentro Facile parlare bene di una persona che non c’è più, ma su Mika non ho mai sentito niente di male.
Ci sono cose che nel suo rispetto non posso dire, non sarebbe giusto, anche se farebbero capire molto dell’uomo che c’era dietro al campione. Mille gli aneddoti sull’onestà, la correttezza, l’umanità che lo contraddistinguevano.
Leggeva molto, approfondiva ogni cosa: a lui la domanda scontata non dovevi farla. Come facevi a non volere bene ad uno così tremendamente efficace in moto, veloce e allo stesso tempo gentile educato e corretto. Ero sempre collegato a Skype e spesso mi arrivava la sua hiamata: “Ciao, cosa fai? Qui in Finlandia c’è freddo mi sono appena fatto una sauna… vai su youtube che ho caricato un video”.
Al campione invidi le doti che madre natura gli ha regalato. Quello che è stato sulla moto hanno avuto modo tutti di vederlo. Ritengo un privilego aver conosciuto l’uomo che c’era dietro il campione. Non mi vergogno nel dire che ho inviadito in lui l’uomo, la persona che ritenevo molto migliore di me. A più riprese è un esempio al quale rifarmi, ho spesso cercato di imitare il suo sistema, il suo approccio. Era un persona speciale, con una determinazione e una caparbietà che solitamente porta le persone a essere agressive e prevalicare gli altri. Lui univa queste doti a una gentillezza, correttezza, e onestà che neanche la persona più mite di questo mondo possiede. L’impronta che mi ha lasciato è sempre viva in me.
Roberto Dagradi Ex meccanico aprilia del mondiale (titoli 250 di Biaggi e Harada) è da tanti anni impegnato nel mondo Enduro/Cross (foto-giornalista). Lui aiutò Roberto Ungaro a vincere il titolo enduro italiano Junior nell’89 ed è la persona che il nostro direttore chiamò al suo fianco per fare Motociclismo FUORIstrada nel 2003. Dieci anni fa.
2 commenti
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Grande MIKA, una perdita incolmabile, sia dal lato sportivo, ma soprattutto da quello umano. Ci manchi veramente!!
era come si diceva una volta un brav’uomo dovrebbero prenderlo ad esempio in molti per l’umilta’ e modestia dote rara in questi tempi dove tutti si sentono dei fenomeni